Pur provenendo da una famiglia di formazione laica e pur avendo avuto una formazione teologica nettamente rosminiana che mantenne per tutta la vita, Monsignor Lorenzo Gastaldi (1815-1883), qui vescovo di Saluzzo e poi Arcivescovo di Torino sino alla morte, trovò invece all’Assise vaticana accenni di squisita intransigenza infallibilista che risultano degni di essere eternati anche attraverso il nostro sito. (Piergiorgio Seveso, Presidente SQE di Radio Spada)

Estratti da un discorso tenuto il 30 maggio 1870 al Concilio Vaticano

[…]Il Concilio di Firenze stabilì che il Papa è il dottore di tutta la Chiesa e di tutti i cristiani. Dottore di errore o di verità? Chi insegna errori è forse un dottore? Non è un dottore ma un corruttore delle menti. Al Sommo Pontefice, nel Beato Pietro, è stata data piena potestà di pascere.[…]

Pascere significa dare il cibo a tutti i cristiani. Errore è forse cibo per la mente? Mi è sempre stato chiarissimo e solare che l’errore non è cibo ma veleno della mente. La verità sola nutre e vivifica il nostro spirito, l’errore lo mortifica, lo uccide, lo annienta.[…]

Potremmo mai credere a una Chiesa che da maestra, che siamo certi non possa errare, possa allontanarsi dalla verità, possa essere abbandonata da Nostro Signor Gesù Cristo?[…][…]

Sempre affermerò che la Santa Sede in tutto quello che fa pubblicamente e solennemente, non possa mai essere accusata in nulla: tutte le sue decisioni e decreti possono essere difesi. L’Inghilterra abbandonò l’unità cattolica per tre ragioni: per il cesarismo, per il calvinismo e per la tiepidezza dei cattolici verso la Santa Sede.

Il cesarismo si mostrò già nel secolo XII come si evince dalla storia di Sant’Anselmo e di San Tommaso di Canterbury. E perciò per quel che riguarda San Tommaso di Canterbury, notate che egli ebbe contro quasi tutti i vescovi di Inghilterra che dicevano: tu sei causa dei mali, guarda le minacce che Enrico proferisce, se tutta l’Inghilterra andrà in rovina, sarà causa tua.

San Tommaso resistette indomito ed il suo nome è ora tra i santi e i nomi di quei vescovi giacciono schiacciati dal silenzio.

Quando Enrico VIII voleva ergersi contro il Sommo Pontefice, tutti i vescovi di Inghilterra piegarono il capo tranne il fortissimo Giovanni Battista Fisher, che cadde martire.

Gli altri dicevano: è necessario cedere all’opinione pubblica, eviteremo i mali, salveremo quel che possiamo. Il Calvinismo dilagò in Inghilterra al tempo di Enrico VIII che mandava nel medesimo tempo davanti al carnefice tutti quelli che non lo veneravano come PAPA.[…]

Nel frattempo il calvinismo serpeggiava mentre Crammer, Arcivescovo dalla cattedra di Canterbury, vomitava per dieci lunghi anni bestemmie e ingiurie, spergiurando di celebrare la vera messa con latransustanziazione. Dopo la morte di Enrico VIII, il calvinismo furoreggiava in Inghilterra.

Morto Edoardo VI, sotto Maria la Cattolica che usò contro i calvinisti il ferro e il fuoco, tuttavia il calvinismo non potè essere sradicato.

Era infatti favorito da Eliisabetta nel palazzo regio e attorno a lei si adunavano quelli che poi avrebbero preso il potere.E quando poi al cardinal Pole, ultimo arcivescovo cattolico di Canterbury, fu riferito che Maria era morta, esclamò: Ohime! Mia Inghilterra, per la Santa Chiesa cattolica è finita in questo regno.

E quindici giorni dopo la sua ascesa al trono, Elisabetta proibì l’elevazione dell’Ostia, negando la Transustanziazione. Il sacerdote non obbedì e lei lo mise in fuga e così fu proposta la legge di restaurare il calvinismo in Inghilterra.

Si temeva non avesse i suffragi necessari. Che si fece? Si incarcerarono tre cattolici per alto tradimento e così poterono avere la maggioranza per intronizzare il calvinismo.Troppo vero, troppo tragicamente vero che i cattolici di quei tempi, come consta dalle lettere di Tommaso Moro, anche lui martire e testimone della Suprema Potestà romana, non erano ben legati all’autorità apostolica.

Pensavano di poter essere cattolici andando a messa, confessandosi, stando sottomessi ai loro vescovi, ma curandosi di poco o nulla della Santa Sede. E gia da trecento anni e più un placet regio è stato imposto a tutto quel clero sotto pena di lesa maestà. Ecco perchè l’Inghilterra ha apostatato.

La Santa Sede non avrebbe mai potuto approvare quel giuramento che condannava se stessa, che condannava l’immenso Gregorio VII, che condannava il primo concilio di Lione, il quarto concilio Lateranense.[…]

Questa definizione [dell’Infallibilità pontificia] nel momento stesso in cui sarà proclamata, produrrà tanto gaudio in cielo, poichè la Chiesa trionfante godrà della pace e della concordia della Chiesa militante, sua sorella.

Produrrà tanta gioia nella Chiesa militante che potrà combattere le battaglie esterne, senza dover combattere quelle interne.In quel giorno sarà tristezza e terrore per la potestà infernale, che sempre di più sarà schiacciata sotto il piede della Beatissima Vergine.

Estratti da un discorso tenuto il 2 luglio 1870 al Concilio Vaticano

[…]Dunque, reverendissimi padri, mi muove e mi muove massimamente questa ragione chè da quando questo Concilio si è aperto, in tutte le gazzette e su tutti i giornali, i nomi dei vescovi, che in quest’aula hanno proferito un qualche motto contro l’infallibilità del Romano pontifice, sono stati e sono ricoperti di lodi. I nomi di quelli che difendono l’infallibità pontificia sono colpiti da ingiurie e improperi.

Di grazia, nella medesima pagina in cui vi son tante bestemmie contro Gesù Cristo, contro la sua Chiesa, contro la presenza reale di Nostro Signore nell’Eucaristia, leggere le lodi, i plausi, gli elogi di coloro che impugnano l’infallibilità pontificia, chi parlerebbe così, se non il diavolo? Chi, se non satana, può al medesimo tempo bestemmiare la chiesa di Cristo e lodare il vescovo che combatte l’infallibilità del Capo della Chiesa?


Io, se mai leggessi il mio nome in qualcuno di quelle pagine e colonne, penserei, come mi fu detto da qualcuno dei vescovi, che sia giunto il momento di iniziare a tremare.[…]

Temerei che il mio nome, per il fatto di essere scritto in quella pagina, fosse stato cancellato dal libro dei viventi. Invece quando vedo il mio nome spregiato da codesti impugnatori, nemici e avversari della Chiesa, ne traggo grande gioia. Ho la speranza che il nome sia scritto tra quelli eletti. Reverendissimi padri[…], noi tutti abbiamo la fede cattolica nei nostri cuori, noi tutti siamo pastori di Gesù Cristo, ovvero da Lui posti a reggere la Chiesa, a pascere le pecore.

Noi non abbiamo nulla in comune con l’errore, nulla in comune con satana. Satana loda i suoi amici e non loda quelli che lo combattono, quelli che lo avversano.[…]