di Cornelio Parlopocochemmelio

Cari Amici di Radio Spada,

vi devo raccontare la storia del mio amico Grin Pazzo. Si tratta di una vicenda al limite dell’onirico, anzi più che di sogni si tratta di incubi, o forse di un romanzo distopico, seppur molto aderente alla “realtà”.

Il mio amico Grin si è svegliato una mattina e non aveva nulla di pronto per far colazione, è sceso al bar sotto casa prima del lavoro, sedendosi ad un tavolino interno. Il cameriere con fare sbigativo gli chiede il Green Pass. “Eccolo, ho fatto il tampone due giorni fa e stasera mi scade. Lei che fa il cameriere ce l’ha sto foglio verde?“. “Che domande: no, la legge non lo prevede“. “Cioè io per stare su questo tavolino lo devo avere e lei che mi incombe sulla testa col cappuccino, no?“. “Esatto“.

Un po’ dubbioso va a piedi al lavoro. Quella mattina doveva recarsi ad un convegno, organizzato dall’azienda, all’aperto: arriva e gli chiedono il Pass. “Ma come? Non è all’aperto?“, “Ma la conosce la legge? Per i congressi, anche all’aperto, serve il Green Pass“. Finisce l’evento e nello stesso parco va in un bistrot con distesa, per la pausa pranzo. Grin, un po’ sconvolto, non fa in tempo a estrarre il foglio dalla tasca, che il collega Red di fianco lo blocca: “Che fai?“, “Estraggo il Pass“, “Ma per mangiare all’aperto non serve“, “Come scusa? Serve per seguire una conferenza, distanziati di un metro, guardando tutti verso il relatore, e ora a 50 metri dalla platea, sempre all’aperto, per sederci in tavoli rotondi a guardarci in faccia, mentre mangiamo, non serve più?“, “No, lo dice il decreto“.

In distanza Grin vede la mensa della Polizia, in tanti dentro col foglio verde, fuori pochi agenti, sprovvisti del Pass, a mangiar qualcosa in piedi. Esce uno che saluta un altro rimasto all’esterno e salgono in pattuglia. “Red, ma hai visto che fanno? Non mangiano insieme in mensa per il Covid ma poi entrano nello stesso abitacolo!“, “Embè?“, “Come embè? Non vi capisco”.

Grin torna in ufficio: è molto confuso, sbriga alcune faccende e alla fine dice a Red: “Scusa, appena usciamo andiamoci a bere qualosa che devo tirarmi su, sono in tilt“. Vanno al bar di fronte all’azienda: è semivuoto ma devono esibire il Pass per sedersi dentro. Grin esplicita tutto il suo disorientamento a Red, è un lungo sfogo sulla follia, sull’incongruenza, di queste norme. Red lo ascolta, un po’ distaccato. Usciti dal bar semivuoto, si rimettono il Pass in tasca, salutano il cameriere ed entrano in metropolitana. Che è completamente murata.

Grin, buttiamoci dentro questo vagone, compressi ma ci stiamo!“, “E il Pass?“, “Aridaje cor Passe! Non ci vuole qui!“.

Grin arriva a casa ai limiti del delirio, non sa più cosa deve fare. Sente un colpo, poi ne sente un altro. “Cara? Sei tu?“, “Sì, non ci potrai credere. Senti che tosse?“, “Eh sento, meno male che hai fatto i due vaccini, altrimenti avrei detto…“, “Eh, no, no: ho fatto i due vaccini e ho preso il Covid, è più raro, certo, ma può succedere“. “E io che devo fare?“, “E che vuoi fare? Usare il Green Pass in casa? Dai…“, “Eh in effetti no, poi mi scade tra poco, il tampone vale solo 48 ore“, “Esatto, ti prendi il Covid così almeno per un po’ il pass non ti serve“.

E Grin Pazzo cadde come svenuto sul sofà.

Saluti,


Foto di Daria Shevtsova da Pexels