Sul secondo Sommo Pontefice, come infondo su tutti i Papi dei primi quattro secoli, non vi è abbondanza di notizie certissime e occorre spesso affidarsi a tradizioni antiche che, sovente, vengono confermate dall’archeologia e dalle fonti che emergono successivamente. Di certissimo, per mettere qualche paletto, sappiamo che fu originario dell’Etruria, fu il secondo Papa, regnò dal 67 al 76 e che fu sepolto dopo il martirio nei pressi della tomba di san Pietro, già allora venerata. Ma oltre a queste informazioni ve ne sono moltissime sulle quali gli storici concordano più o meno e che ci tratteggiano la figura del secondo Papa, una figura chiave ed importantissima nella Roma del I secolo dopo Cristo.
Dunque, chi era san Lino?


San Lino era originario di Volterra e nacque nel 18 dopo Cristo, figlio di due membri dell’aristocrazia ovvero il senatore Ercolano e la matrona Claudia. Per i propri studi, venne mandato a Roma da Quinto Fabio (forse Quinto Fabio Allobrogicino Massimo, citato nel Corpus Inscriptionum Latinarum); ivi, conobbe san Pietro, giunto nell’Urbe attorno al 40, il quale lo battezzò nel 45 dopo Cristo. Figura fra i nominati dalla Seconda Lettera a Timoteo, scritta da San Paolo, e questo fa presagire già una certa notorietà di San Lino nella prima comunità romana. Dodici anni dopo il suo battesimo, venne ordinato vescovo e mandato nelle Gallie a predicare, a Vesontio (odierna Besancon), dove nonostante i numerosi frutti di conversione venne scacciato dai sacerdoti pagani e dovette tornare a Roma. Pare che durante le assenze di san Pietro dalla capitale (molte località infatti rivendicano il passaggio dell’apostolo) san Lino abbia svolto il ruolo di vice, amministrando dunque la Chiesa a nome di san Pietro stesso. Durante la persecuzione neroniana, seguita all’incendio del 64, fu riconosciuto il conforto che seppe portare ai fratelli nelle carceri; dopo il martirio del Protopapa, nel 67, fu eletto suo successore.
Il suo pontificato vide gli anni turbolenti della fine di Nerone (68 dopo Cristo), la lotta dei 4 imperatori nel 68-69 (Servio Sulpicio Galba, Marco Salvio Otone, Aulo Vitellio e Tito Flavio Vespasiano) con i relativi tumulti nella Città Eterna, il martirio degli evangelisti san Marco (torturato fino alla morte ad Alessandria d’Egitto) e Luca ( impiccato a Tebe, in Grecia) e la distruzione del Tempio di Gerusalemme ad opera di Tito nel 70 dopo Cristo. Se volessimo seguire Eusebio di Cesarea, che pone la sua morte nell’81 anziché nel 76, ebbe modo di assistere anche all’eruzione che devastò Pompei nel 79 e al fuoco e la pestilenza che colpirono Roma nell’80 dopo Cristo, nel medesimo anno in cui fu inaugurato il Colosseo.
San Lino morì martire; guarì la figlia di Saturnino (probabilmente Lucio Saturnino, futuro generale ribelle sotto Domiziano) portandolo a farsi battezzare. Le pressioni di corte, tuttavia, motivate forse dall’ancora non chiara distinzione fra Cattolicesimo e Giudaismo nella mentalità romana, fecero sì che il nobile romano abiurasse la Fede facendo giustiziare San Lino.

Il secondo Papa venne sepolto nei pressi della tomba di san Pietro in un sarcofago; questo sarcofago, essendovi scritto “Linus” preceduto da alcune lettere, potrebbe far pensare che il suo nome originale fosse Aquilino e che Lino fosse il diminutivo.


a cura di Charlie Banyangumuka

Fonte: immagine: Picryl