Il seguente sonetto fu composto dal Padre Alessandro Gallerani della Compagnia di Gesù, Direttore de La Civiltà Cattolica, in occasione della visita a Roma, nel giugno 1899, di Don Davide Albertario appena liberato dal carcere di Finalborgo. Il sacerdote vi era stato rinchiuso a seguito dei milanesi moti del pane del 1898.

Nelle tue mani, che di Dio pel regno
Pugnár sei lustri con ardir la forte,
Segni d’aspre vegg’io sante ritorte,
Perché a baciarle riverente io vegno.
Esalta, o David! Di sì nobil sorte
Te de’ Saulli il rio livor fe’ degno,
Te dei latranti Semei lo sdegno,
Misto al furor di filistea coorte.
Or torna al campo, che Israel ti chiede:
Toco è Gionata tuo: te pur circonda
La squadra nostra che giammai non cede.
David, al campo! Vedi là già pronte
Le schiere avverse: afferra omai la fionda:
Dei novelli Golia spezza la fronte.

Il numero di Civiltà Cattolica scriveva:

In questi giorni fil a Romi, reduce da Finalborgo , D. Davide Albertario. Esso in tutto il tempo è stato oggetto di venerazione per parte di tutta Rona cattolica, e fu per tutto festeggiato: al collegio lombardo, al collegio di S. Bonifazio, al collegio Pio Latino Americano, alla Voce della Verità, alla Vera Roma, alla Civiltà Cattolica, dal Card. Vicario, al Circolo universitario, eccetera. Ma la consolazione precipua fu per lui la parola laudativa di Leone XIII. D. Albertario ne scrisse particolarmente al suo Osservatore cattolico. A noi, atteso l’importanza storica del fatto, basti il citare queste parole dell’Albertario stesso. «Leone XIII fece il confronto tra il carcere e la prigionia di Finalborgo e il carcere e la prigionia del Vaticano; poi si rallegrò che fossi tornato a libertà; quindi dichiarò la ragione per la quale mi chiamò alla presenza sua; essa era perché io ne traessi incoraggiamento nel mio lavoro; perché del sofferto avessi il compenso della approvazione solenne e della amorosa benevolenza del Vicario di Cristo; perché si conosca da tutti che il Papa encomia l’opera di giustizia e di religione che ho prestata propugnando la verità, difendendo il diritto e promovendo il bene della società e della patria, e l’encomia per sé stessa non solo, ma perché mi ha procurata le note sofferenze». Ci sia lecito narrare in quest’occasione un fatto domestico; non disgiunto, però, dalle cose contemporanee. All’Albertario, nostro ospite il 19 giugno, fu recitato ed offerto in istampa, a nome del nostro collegio, questo sonetto del nostro Direttore e collega, P. Gallerani, A D. Davide Albertario, reduce da Finalborgo.

Testi raccolti da Giuliano Zoroddu
Fonte immagine ilguastatore.edizionireazione.it