Volentieri offriamo ai lettori questo estratto de Il Governo di sé stesso. Le grandi leggi psicologiche (saggio di psicologia pratica), del Padre Antonino Eymieu. Quanto scritto di seguito conferma e specifica lo schema generale dell’opera, ovvero: «Per agevolare queste o quelle azioni, la volontà non deve fare altro che alimentare le idee corrispondenti (1° principio); per creare, rafforzare o distruggere un sentimento, non deve fare altro che comportarsi come se lo scopo fosse già raggiunto (2° principio); e per operare col massimo vigore alle due estremità della catena psicologica, per assicurarsi il predominio di alcune idee e contemporaneamente la molteplicità e l’intensità delle azioni, occorre riscaldare il sentimento fino a trasformarlo in passione (3° principio). In attesa delle teorie secondarie applicabili in determinate occasioni, questi sono i tre principii generali sufficienti per maneggiare tutti i gruppi della catena psicologica, per concedere all’uomo di far sentire il proprio potere in tutta l’estensione del suo essere e quindi assicurarsi la signoria di sé».


[…] Nell’ardore della mischia il soldato può camminare per un po’ di tempo con un proiettile in corpo, senza sentir nulla. Perché? Perché la sua attenzione è assorbita altrove, e non s’è accorto della sua ferita: non conoscendola, non ne soffre. Eppure c’è, nonostante tutto: il sangue scorre, l’organismo è abbastanza modificato per non riuscire più a trattenere la vita; ma finché il ferito non accoppia alcuna idea o alcuna percezione a simile modificazione, non c’è dolore. Analogamente è lecito ficcar degli aghi attraverso le membra dell’ipnotizzato, tormentarne la carne: non sente nulla, perché non ne sa nulla. Guardate, perfino nell’ultimo gradino della scala, quel sentimento il più umile e il più materiale per tutti, quel sentimento elementare di cui parlavamo poco fa, costituito di un vago benessere o da un vago malessere: senza dubbio la materia ne è offerta dall’organismo, attraverso il suo grado di energia, e di armonia vitali; ma simile maniera di essere diventa sentimento sol quando è sentita e valica la soglia della coscienza con una certa cenestesia, come dicono gli autori, vale a dire con una sensazione generale dello stato organico.

Il mezzo più sicuro dunque è dato, non già dallo sforzo diretto, sebbene questo sia talora possibile, né dal ragionamento, sebbene esso sia in certe condizioni utile; ma dal «fare come se possedessi il sentimento che desidero, o come se non nutrissi quella simpatia che voglio soffocare». Non compirò quindi nessuno degli atti e non prenderò alcuna delle iniziative che simile simpatia mi suggerisce; non penserò volontariamente a quella persona, non ne conserverò alcun ricordo, non mi allontanerò dal mio sentiero, spinto dal desiderio di incontrarla, ecc. Sotto tale regime, la simpatia si spegnerà come un fuoco a cui si sottrae l’alimento, su cui d’altra parte si getta acqua.

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