di Giuliano Zoroddu

Tra le personalità ecclesiastiche della Sardegna del XIX secolo, emerge per dottrina, prudenza e pietà quella di Mons. Salvator Angelo Demartis, eroicissimo Vescovo di Galtellì-Nuoro dal 1867 al 1902.
Nato a Sassari il 7 settembre 1817, compì gli studi filosofici nell’Università di Sassari. Il 7 aprile 1835 entrò fra i Carmelitani dell’Antica Osservanza (o Calzati) nel convento cittadino, e l’anno dopo, il 1° maggio, fece la professione solenne. Il 23 agosto 1840 fu ordinato sacerdote a Nuoro da Mons. Giovanni Maria Bua, Arcivescovo metropolita d’Oristano e Amministratore Apostolico della Diocesi di Galtellì-Nuoro. Il 25 novembre 1843 conseguì la laurea in Sacra Teologia presso l’Università di Sassari e gli conferita la cattedra di Teologia presso il Carmelo turritano. Nel 1847 fu chiamato a Roma per esercitare la carica di Reggente degli Studi del Convento di Santa Maria in Transpontina.
Pio IX, devotissimo della Madonna del Carmine, ebbe modo di conoscere e apprezzare questo suo figlio e lo insignì delle cariche di Penitenziere di San Pietro (1851), Consultore della Congregazione dell’Indice (1854), Professore di Teologia Morale presso l’Università Romana ed Esaminatore del Clero Romano (1859), Consultore della Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari (1866). Infine, sicuro delle straordinarie doti del frate sardo, lo stesso Pontefice lo provvedeva della Chiesa di Nuoro, per lungo tempo orbata di Pastore, nel concistoro del 22 febbraio 1867. Ricevette la consacrazione episcopale il 19 marzo dello stesso anno dal Cardinale Fabio Maria Asquini. Nel maggio entrò solennemente a Nuoro.
Nel suddetto concistoro del 22 febbraio Pio IX aveva eletto Vescovo di Ales e Terralba il canonico Francesco Zunnui-Casula, dal 1850 penitenziere e vicario capitolare sede vacante della Diocesi Nuorese. Mons. Demartis subito provvide a consacrarlo il 16 giugno 1867. Un mese e un giorno dopo, riceveva la nomina ad Assistente del Soglio Pontificio.
Sotto questi auspici splendenti iniziavano così un episcopato che avrebbe varcato le soglie del secolo. Un episcopato però non certo facile, un episcopato difficile, un episcopato segnato dalla persecuzione: “Del resto – scriveva l’Apostolo a Timoteo (II, 3, 12) – tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati”.
La città di Nuoro infatti soggiaceva al tempo sotto il potere della Massoneria, la quale non solo dominava il Comune, ma era riuscita a infiltrarsi nello stesso Capitolo della Cattedrale.
Valgano come esempi: la conversione della chiesa di Santa Croce in sala da canto e da ballo e dell’Episcopio in Corte d’Assise; l’accusa falsissima di aver provocato la rivolta de “su connottu” [1] del 26 aprile 1868; la gragnuola di lettere e opuscoli anonimi e infamanti.
Di tutto ciò Mons. Demartis faceva relazione a Pio IX in una lettera dell’8 giugno 1868: “Colla confidenza che m’ispira l’amor filiale che da 22 anni professo alla Santità Vostra, io vengo a versare nel paterno e amoroso vostro cuore i dolori e le angustie che mi straziano l’animo per le contraddizioni e le calunnie cui son fatto segno da pochi sì, ma audaci tristi, venduti anima e corpo alla setta massonica, che infiltratasi in questa eletta porzione del gregge di Cristo, a nient’altro aspira che ad abbattere e schiacciare il pastore, onde disperdere e fare il più crudele strazio della greggia … non vi fu mezzo, o Padre Sante, non arte per quanto inonesta e nefanda da cui i massoni, cui alcuni preti e canonici tengono bordone, abbiano rifuggito allo scopo di abbattermi, opprimermi o costringermi almeno alla fuga”. Particolarmente sintomatica del clima anticlericale risulta la faccenda della trasformazione della chiesa di San Paolo in Corte d’Assise: “… i massoni domandavano ed ottenevano dal Governo di convertire in sala di tribunale delle Assise la Chiesa dei RR. PP. Osservanti frequentatissima e tenuta in grande venerazione dal popolo, e collocati sopra un carro le statue dei Santi, i quadri, le immagini, ed altri sacri arredi inservienti al culto in quella chiesa, allo scoperto, con grande irriverenza, irrisione e sacrilegio, in un giorno festivo, li facevano transitare per le piazze più popolose di Nuoro, ed alla popolazione indignata a tanto scandalo e sacrilegio facevano capire che il Vescovo troppo amante della comodità per aver voluto cedere l’Episcopio ad uso delle Assise, aveva privato la popolazione di Nuoro di detta chiesa” [2].
Intanto il 29 giugno 1868 Pio IX indiceva per l’8 dicembre 1869 il Concilio Vaticano. Mons. Demartis accolse con gioia la bolla di convocazione e si profuse con tanto entusiasmo a preparare al salutare avvenimento la Diocesi tutta. In questo contesto si situa la Sacra Visita Pastorale e le splendide lettere pastorali che furono ammirate anche oltre le coste sarde [3].
Partì da Nuoro il 24 ottobre 1869 e arrivò nella Città Eterna quattro giorni dopo. Con lui è il canonico teologale della Cattedrale di Bosa Serafino Corrias, eletto a suo teologo nella assise ecumenica. Il 3 novembre successivo invia a Pio IX una lettera di ossequio e la “tenue offerta di lire 231 e 70 … frutto della carità di alcuni miei diocesani e di miei penosi sacrifizi”.
Il Vescovo prese parte attiva al dibattito conciliare, in modo particolare a riguardo della questione del primato e dell’infallibilità del Romano Pontefice.
Del fervore petrino ed infallibilista di questo gran Prelato mi piace fare alcune citazioni:
“Mi affretto a dichiarare che nel Romano Pontefice io venero e rispetto il legittimo Successore di S. Pietro, il vero Vicario di Gesù Cristo in terra, il Sommo Sacerdote, il Principe di tutti i Vescovi, il Padre, il Duce, il Signore, il Maestro, il Dottore universale e infallibile di tutto quanto il popolo cristiano. Egli è, a dirla con l’esimio Dottore S. Bernardo, per primato Abele, per governò dell’arca mistica figura della Chiesa Noè, per patriarcato Abramo, per potestà di ordine Melchisedecco, per dignità Aronne, per autorità Mosè, per giudicatura Samuele, per potestà universale di giurisdizione Pietro, per unzione ed efficacia di opere e di parole Cristo …. Facendo eco pertanto alla dottrina comunissima tra i cattolici, e se non di fede, certamente proxima fidei … dichiaro di tenere e solennemente professare, se fosse necessario anche a prezzo di sangue, che il Pontefice Romano nel definire autorevolmente come Maestro universale ex Cathedra, ciò che debba credersi in materia di fede e di costumi è infallibile; perciò i suoi decreti dommatici sono irreformabili ed obbligano in coscienza anche prima che siano seguiti dall’assentimento della Chiesa” [3].
“[L’inerranza pontificia] è, a mio avviso, la salutare medicina per cui si medica quel letale e pestifero morbo di cui gli odiatori del nome cristiano si sforzano di infettare tutta la società al fine di togliere di mezzo del tutto ogni autorità vuoi profana vuoi sacra ed esporla al ludibrio e ai cachinni delle plebi … Fortemente desidero che il più presto possibile l’infallibilità del Romano Pontefice venga definita dal Concilio Ecumenico” [4].
La promulgazione della Pastor Aeternus del 18 luglio 1870 coronava il desiderio del Demartis che partì da Roma il 27 luglio seguente. Tornato sull’isola, durante il viaggio verso Nuoro, fece tappa a Bosa dove cresimò 7.000 persone e a Macomer dove ne cresimò 1.400.
Occupata Roma il 20 settembre, sottoscrisse la Protesta dell’Episcopato Sardo per l’usurpazione del sacro dominio temporale del Papa o “sacrilega invasione” come si legge nella lettera inviata a Pio IX. Il 16 novembre inviava ai Parroci una circolare sullo stesso argomento che si chiudeva con una granitica professione di fede: “Noi Sardi siamo costanti nell’amore all’Unto del Signore e fermamente sommessi al Supremo Pastore, al Noè, all’Aronne, al Samuele del Nuovo Patto”. Fedele a Pietro e quindi a Cristo, come Pietro e come Cristo abbracciò la croce della costante persecuzione esterna, come interna, non cessando giammai di fulminare il Liberalismo e la Massoneria allora imperanti e di operare per il bene della Chiesa e del popolo.
Il 3 luglio 1873 consacrò la nuova Cattedrale di Nuoro alla Madre di Dio sotto il titolo “della Neve” e ai santi XII Apostoli. Lo stesso anno consacra la Diocesi al Cuore di Gesù e l’anno dopo a quello di Maria.
Prese parte alle riunioni ecclesiali dell’episcopato sardo: nel 1876 al Congresso di Oristano; nel 1886 al Concilio della Provincia Ecclesiastica Cagliaritana; nel 1890 al Congresso di Sassari.
La morte lo colse a Nuoro il 24 giugno 1902. Dopo una vita, per usare l’immagine dello storico can. Damiano Filia, faticosa come la salita al Monte Ortobene, si presentava al cospetto del Cristo Redentore, la cui immagine bronzea aveva contribuito ad innalzare su quella cima nuorese il 29 agosto dell’anno precedente.
La sua spoglia attende la resurrezione dei giusti nella Cattedrale di Santa Maria della Neve.

Nessuna descrizione della foto disponibile.
Nessuna descrizione della foto disponibile.

Note:
[1] Rivolta scoppiata il 26 aprile 1868 in ordine alla alienazione delle terre demaniali. Venne detta “de su connottu” per il fatto che il popolo in sommossa chiesa di “torrare a su connottu”, ritornare al “conosciuto”, ossia all’antico sistema di gestione comunitaria dei terreni pubblici. I massoni, in capo a tutti Giorgio Asproni, apostata ed ex canonico penitenziere della Cattedrale di Nuoro, accusarono il clero di essere stato il motore della rivolta.
[2] Cit. in O. ALBERTI, I Vescovi Sardi al Concilio Vaticano I, Libreria Editrice della Pontificia Università Lateranense, Roma, 1963, pp. 81-83.
[3] Su Radio Spada ho pubblicato alcuni estratti della Lettera Pastorale del 14 gennaio 1869.
[3] Lettera al Direttore dell’Unità Cattolica Giacomo Margotti, 17 settembre 1868. Cit. in O. ALBERTI, op. cit., pp. 87-88.
[4] Cfr. Osservazioni di Mons. Demartis sui primi dieci capitoli della schema “De Ecclesia Christi”, Roma, 10 marzo 1870. Cit. in O. ALBERTI, op. cit., pp. 356-357. Traduzione mia. Le osservazioni, basate sull’autorità del Maestro San Tommaso, della storia ecclesiastica, dei dottori delle principali università, dei Sommi Pontefici Sisto IV, Alessandro VIII, Innocenzo XI, Pio VI e Pio IX, saranno riprese in un discorso tenuto nella 71esima congregazione generale del 14 giugno 1870 (Mansi, 52, 679-681).

Bibliografia di riferimento: D. FILIA, La Sardegna Cristiana. Volume Terzo. Dal 1720 alla pace del Laterano, Carlo Delfino Editore, Sassari, 1995 (I ed. 1929); O. ALBERTI, I Vescovi Sardi al Concilio Vaticano I, Libreria Editrice della Pontificia Università Lateranense, Roma, 1963.

Figure già trattate sul sito (sono escluse le innumerevoli figure trattate sulla pagina Facebook)
Monsignor Beniamino Socche 
Don Juan de Ribera
Giuseppe II di Costantinopoli
Monsignor Florentino Asensio Barroso
Monsignori Pierre-Louis de La Rochefoucauld-Bayers, François-Joseph de La Rochefoucauld-Maumont e Jean-Marie du Lau d’Alleman
Monsignor Giuseppe Melas
Monsignor Alessandro Domenico Varesini
San Giosafat Vescovo e Martire
Monsignor Salvator Angelo Maria Demartis O.Carm.
Mons. Francesco Zunnui Casula
Mons. Tommaso Michele Salzano O.P.
Monsignor John Mc Evilly
Fray Ezequiél Moreno y Díaz
Monsignor Josep Caixal i Estradé
Monsignor Pál Tomori
Monsignor Gerardo de Proença de Sigaud
Monsignor Pietro Doimo Maupas
Monsignor Fra’ Bonfiglio Mura
Mons. Emanuele Marongiu Nurra
Monsignor Charles-Amable De la Tour d’Auvergne Lauraguais
Monsignor Pierre Gervais Marie Carrier
Monsignor Diego Marongio Delrio
Monsignor Charles Emile Freppel
Monsignor Giovanni Francesco Fara