a cura di Giuliano Zoroddu

Il 4 settembre 1850 gli ufficiali regi violavano il Palazzo Arcivescovile di Cagliari per entrare in possesso di carte e documenti in ordine alle abolite decime. Non potendoli discernerne in mezzo ad una gran quantità di carte presenti nella Contadoria, gli ufficiali apponevano alla stessa i sigilli del sequestro. La mattina seguente, recatisi per la ricerca delle carte, trovarono affisso alla porta della Contadoria il decreto di scomunica maggiore fulminato dall’Arcivescovo di quella Chiesa, don Emanuele Marongiu Nurra, contro loro stessi, definiti violatori del Concilio di Trento e usurpatori. La reazione dell’autorità pubblica fu l’intimazione al Prelato di ritirare il decreto, pena il bando dai Regi Stati. Il Marongiu, fermo nella difesa della Chiesa, preferì partire per l’esilio, durato (come abbiamo raccontato altrove) fino al 1866. Oggi, partendo dal ricordo di questo triste avvenimento, vogliamo descrivere lo stato della Chiesa Sarda negli anni Cinquanta del secolo XIX, gli anni della “unificazione nazionale”. Lo facciamo riprendendo un pezzo di Civiltà Cattolica (n° dell’11 aprile 1857), sempre ricchissima di informazioni.

L’Ichnusa, ottimo giornale di Cagliari, nel suo N.o 25 del 27 di Marzo pubblicò un bellissimo articolo indirizzato ai Ministri col titolo: I lamenti della Chiesa Sarda. Enumera le sedi vacanti nell’Isola di Sardegna, che sono cinque; Bosa, vacante fin dal 1845, Bisarcio vacante dal 1847, Ogliastra dal 1851, Nuoro dal 1852, Tempio e Ampurias dal 1855. Inoltre l’Arcivescovo di Cagliari, D. Emmanuele Marongiu Nurra, venne esiliato in modo economico fin dal 24 di Settembre del 1850, e furono interamente sequestrati i frutti della sua mensa. Non gli fu offerto nemmeno un obolo a titolo di scorta nell’atto della partenza, ed è notabile, dice l’Ichnusa, questa circostanza. «Mentre all’Arcivescovo non si volle assegnare un centesimo a titolo di ai gatti (proprio ai gatti) di questo palazzo metropolitano furono fissate lire sessanta annue, che vengono pagate dall’economo regio!» Gli Arcivescovi di Sassari e d’Oristano non ebbero alcun compenso per le rendite decimali che percepivano dalla loro mensa. Nel 1850 l’Arcivescovo di Sassari, Monsig. Varesini, dovette sottostare al mandato di cattura ed alla pena del carcere per una circolare, in cui dava alcune norme al suo clero affine di conciliare , per quanto fosse possibile, la legge civile coi doveri di coscienza. In quella circostanza si rovisto in tutte le Diocesi per iscoprire simili ordinanze, e procedere contro i Vescovi. Il Canonico Zunnui Casula, Vicario Capitolare di Nuoro, fu processato per diniego di sepoltura ecclesiastica, e condotto dalla Corte d’appello di Cagliari al Tribunale di Nuoro, e da questo nuovamente alla Corte d’appello, dalla quale finalmente venne assolto dopo pubblico dibattimento; e frattanto, per arbitraria disposizione del Ministro di grazia e giustizia, restò privo degli assegni nella duplice qualità di Vicario e di Canonico Penitenziere. «Ministri della Corona Sarda! conchiude l’lchnusa, noi vi domandiamo i Vescovi che mancano alle nostre vedove Chiese, e l’ Arcivescovo di Cagliari che da tanti anni avete ingiustamente scacciato dalla sua diocesi e dal regno. Non è grazia che imploriamo dalla vostra cortesia, ma è giustizia che altamente chiediamo dal grave debito che voi avete verso di noi. Deponete la idea che avete di sopprimere i nostri Vescovadi, e dateci i Vescovi di cui siamo privi. Se no, ci confermeremo sempre più nel pensiero, che voi siete per noi funesti uomini, stromenti di quelle vere congreghe, che hanno per uno dei dogmi principali atterrare, distruggere gli Altari e la Religione». Ciò l’Ichnusa.

Contemplando lo stesso calamitoso stato di vedovanza delle Chiese isolane, don Giacomo Margotti nelle sue Memorie de’ nostri tempi (Terza serie, 1856), commentava:

Delle undici diocesi della vasta Isola di Sardegna, otto sono vacanti ed una, quella di Cagliari, è priva del suo Arcivescovo, condannato da quattordici anni all’esilio: sicché in tutta l’Isola non si trovano che due soli Vescovi, il Vescovo d Ales e Terralba, Monsignor Pietro Vargiu, nato il 19 di ottobre del 1792, e il Vescovo d’Iglesias, Monsignor Giovanni Battista Montixi, nato il 17 febbraio del 1792. Non più amministrazione della sacra Confermazione, non più sacre Ordinazioni, non più visite pastorali. Dove però non sono che due Vescovi trovansi due prefetti e sette sotto prefetti. Non premono al Governo i bisogni religiosi della popolazione ma gli sta molto a cuore di poterla dirigere coi suoi rappresentanti e squattrinare co suoi esattori.

Un colpo di maglio alla storiografia ufficiale. Ecco: “Risorgimento: Guerra  alla Chiesa” | Radio Spada

Immagine: Un momento della Settimana Santa a Cagliari (fonte sardegne.com)