Nel suo capolavoro La Vita di Gesù Cristo, Padre Isidoro da Guarcino ebbe un particolare merito: quello di applicare, con veemenza francescana, i principii della vita del Redentore alla società e di svolgere un impietoso confronto con le massime del mondo imposte da una “civiltà” sempre più decadente, come quella europea del suo (e ancor più – potremmo dire – del nostro) tempo. Nel breve estratto seguente riferendosi al celebre discorso di Nostro Signore, immagina cosa direbbe all’Italia del XIX secolo. E, pensiamo noi, a quella di oggi.


Ma poichè la perversa condotta degli uomini verso Dio riceve il meritato castigo, cominciò allora Gesù a fulminare contro le città in cui aveva operato tanto splendidi miracoli e predicato tanto mirabili dottrine, senza che punto se ne fossero commosse e indotte a penitenza.

Onde ripigliò: «Guai a te, o città di Corozain, guai a te, o città di Betsaida di Galilea; oh! Se in Tiro e in Sidone avessi fatto tanti miracoli, quanti fra voi, a quest’ora, vestite a cilicio e penitenza, asperse il capo di cenere, me ne avrebbero dato infinite lodi e avrebbero mutato consiglio. Ma a queste due mi mostrerò assai più benigno che non a quelle nel gran giorno del giudizio. E anche tu, o Cafarnao, che credi di inalzarti sino al cielo per il fasto e la superbia di cui vai gonfia, sarai ben punita coll’essere umiliata sino all’inferno. Oh! Se in Sodoma avessi fatto metà di quello che ho fatto in te, essa starebbe ancora in piedi, né l’avrebbe distrutta il fuoco. Ma anche verso Sodoma sarò men rigoroso che non verso te in quel giorno». 

Sentenza tremenda che dovrebbe impensierire altresì e umiliarci sino alla polvere. A chi mai Gesù è stato tanto largo dei suoi favori quanto a noi? Italia, Italia! Tu la prediletta di Dio, tu la sede del suo imperio, tu la regina del mondo, ah! Tu getti via il manto regale, la porpora e lo scettro, tu calpesti la divina fede, proculchi i divini misteri, e con le opere e con le dottrine rinneghi i santi doni onde sei decorata, per coprirti di fango, e per mostrarti ai popoli, che a te d’ogni parte concorrono, degenere e caduta dalla tua antica dignità! Ritrai il piede dall’abisso in cui ti hanno posta coloro, che i tuoi veri destini sconoscono; tieni forte e onorato il potere e l’imperio che Gesù ti ha donato, affinché non ne sii svergognata nel giorno del giudizio, in cui ti saranno chieste le ragioni dei privilegi a te accordati e delle infedeltà commesse.

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Immagine: Heinrich Theodor Menke, Public domain, via Wikimedia Commons