Volentieri offriamo ai lettori un estratto del libro La Compagnia della Croce – Viaggio al cuore della Terra di Mezzo, di Isacco Tacconi, prefazione Paolo Gulisano. Buona lettura!


Dopo aver gettato uno sguardo inorridito verso quell’immenso occhio oscuro immerso nello stagno di fuoco, tanto cieco quanto traboccante d’odio insaziabile, veniamo ora a considerare la “bocca” del Nemico. Da essa dovremo guardarci con maggior cura e prudenza che dall’avido Occhio del predatore poiché essa è la fucina delle aberrazioni, la fabbrica degli errori, la cisterna lezzante delle perversioni, la fonte avvelenata della menzogna, lo stiletto dell’omicida, il dubbio che intacca la verità, il veleno che brucia le radici, l’untuoso consiglio del traditore, il siero mortale che il Nemico versa goccia a goccia nel nostro orecchio dormiente.

Tuttavia, bisogna dire che quando parliamo della “bocca di Sauron” dobbiamo riferirci anzitutto al personaggio che, non avendo nome proprio, viene costì definito dallo stesso Tolkien: “In testa –scrive – cavalcava un’alta figura malefica su di un cavallo nero, ammesso che fosse davvero un cavallo: […] Il cavaliere era interamente vestito di nero, e nero il suo alto elmo: eppure non si trattava di uno Schiavo dell’Anello, bensì di un uomo vivo. Era il Luogotenente della Torre di Barad–dûr, e il suo nome non è ricordato da alcuna storia; egli stesso infatti l’aveva dimenticato e diceva: «Sono la Bocca di Sauron»”

Non avendo corpo, il demonio si serve dei suoi emissari, schiavi del suo potere che recano nel mondo la sua parola di menzogna e seduzione. Tra costoro colui che si dà a conoscere come la “Bocca di Sauron” rappresenta una sorta di “profeta rovesciato”, appartenente alla genia dei profeti di Baal. I liberi pensatori, questi araldi della religione dell’uomo, fondatori di quell’umanesimo che, in quanto tale, non può che essere l’antitesi del cristianesimo, sono i veri e propri profeti degli inferi, i tenebrosi apostoli al servizio del signore delle mosche, le iene che, terrorizzate ed euforiche, precedono e seguono il leone infernale. Il loro operato e la loro dottrina sale dagli abissi come lezzo, diffondendosi nel mondo saturandone l’aria e inquinandone le fonti. Le loro labbra non servono Dio affinché per mezzo loro esorti gli uomini nella via della vita, ma diffondono come un contagio la menzogna e il sospetto di cui il loro padrone è il primo artefice. Questa è la schiatta cui appartiene quegli che si proclama la “Bocca di Sauron”. La sua è una lingua dolosa, flagello di sterminio più che la spada del guerriero. Costui, si narra, “era più crudele di qualsiasi Orchettonon tanto per la mostruosità del suo aspetto quanto per la malignità della sua volontà. Figura oscura un tempo uomo, costui è il cupo paradigma di un’anima inestricabilmente avvinta al male, talmente deformata nelle sue potenze che persino l’aspetto esteriore non pare più conservare la forma della sua antica natura umana. Tale è il destino degli empi: neppure il loro nome verrà ricordato. E seppur di molti uomini malvagi si deve conservare il nome nella storia del mondo, esso sarà per sempre legato alle loro nefandezze, come una condanna eterna della loro memoria, un marchio indelebile che nessun uomo potrà rimuovere. Poiché il bene e il male che compiamo in questa vita ci precedono e ci accompagnano nell’eternità, preparandoci la dimora futura e lasciando dietro di noi le tracce della via da noi scelta. Gli empi stoltamente pensano, e gli stolti empiamente agiscono, e tutti costoro, sragionando, parlano così:

«La nostra vita è breve e triste; non c’è rimedio, quando l’uomo muore, e non si conosce nessuno che liberi dagli inferi. Siamo nati per caso e dopo saremo come se non fossimo stati. È un fumo il soffio delle nostre narici, il pensiero è una scintilla nel palpito del nostro cuore. Una volta spentasi questa, il corpo diventerà cenere e lo spirito si dissiperà come aria leggera. Il nostro nome sarà dimenticato con il tempo e nessuno si ricorderà delle nostre opere. La nostra vita passerà come le tracce di una nube, si disperderà come nebbia scacciata dai raggi del sole e disciolta dal calore. La nostra esistenza è il passare di un’ombra e non c’è ritorno alla nostra morte, poiché il sigillo è posto e nessuno torna indietro».

Questa è la menzogna che muove il loro agire, tale è l’inganno che alberga nei loro cuori e che guida le loro parole trasformando l’uomo in un meschino “vermilinguo”. La Bocca di Sauron infatti pronuncia menzogne e non potrebbe essere diversamente poiché chi è da Dio ascolta la Verità, la riconosce quando essa viene detta e non solo la riconosce ma la abbraccia e, prostrandosi a terra, la adora. Chi invece non ascolta la verità non può comprenderla, poiché non vuole ascoltarla e rifiutandola si raggomitola ancor più strettamente nelle catene della menzogna trascinandosi nell’angolo più buio dell’oscuro carcere del peccato. “Perché non comprendete il mio linguaggio? dice Nostro Signore interrogando i vermilinguo di ogni tempo. E rispondendo per loro dice: Perché non potete dare ascolto alle mie parole, voi che avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna”.

Non per nulla la sapienza antica aveva detto: “Morte e vita sono in potere della lingua” tanto è terribile il potere che può scatenarsi da un’idea perversa espressa e divulgata tanto con gli scritti o a viva voce. Oggi questo potere distruttivo si è ampliato a dismisura grazie alla moderna tecnologia, tanto che possiamo dire che l’errore e il vizio oggi possono godere dell’eco riflessa dalla miriade di ripetitori che capillarmente circondano e ormai regolano la vita degli esseri umani del terzo millennio. Credo di non esagerare se dico che i mezzi di comunicazione di massa sono diventati una sorta di polizia politica nella cosiddetta “società libera”. Sono questi mezzi i nuovi autorevoli maestri dell’individuo spersonalizzato che non fidandosi più della retta ragione finisce per credere come un cieco disperato alla menzogna traditrice. Sono questi mezzi di (dis)informazione su larga scala la nuova fonte di conoscenza, il luogo dove si nutre l’affettività, la scuola dove si modella lo spirito, la rete dove si rimane invischiati e al di fuori della quale ci si sente soli e depressi. Questi potenti mezzi di controllo e governo del pensiero sono la nuova forma di propaganda dittatoriale mediante la quale si è proceduti a plasmare una nuova forma di umanità disumanizzata, robotizzata, lobotomizzata. Tutti si credono liberi! E, quale inganno, non sanno di essere schiavi, attirati e sorvegliati dal “grande fratello” il cui grande Occhio non vuole proteggere ma schiavizzare. Occhio non di padre, ma di padrone, occhio non di amore, ma di disprezzo, occhio che unendosi alla lingua biforcuta cova nel buio la sua vendetta contro i figli di Adamo.

Molti sono caduti a fil di spada, – dice la Scrittura – ma non quanti sono periti per colpa della lingua”. Pensiamo soltanto a quanto male possa causare la menzogna in genere e ancor più la menzogna nell’ambito della fede. Quante ingiurie vengono perpetrate contro la santa fede cattolica a causa della menzogna e delle false dottrine di cui già in epoca apostolica la Chiesa era infetta. Quante anime si allontanano dall’amore del Padre quando si diffonde una dottrina diversa da quella che Egli stesso ha rivelato al mondo! Quanto grande è la responsabilità di coloro che convincono dell’errore le moltitudini e le spingono ad una progressiva apostasia! Una strage di anime, questo noi vediamo. Perpetrata non con una bomba atomica, non con un’arma di distruzione di massa, ma con la parola, ossia con un insegnamento falso, con una dottrina che non corrisponde alla realtà, che cioè non è vera bensì falsa, dunque eretica. 

Forse nonostante queste considerazioni goffe e sconnesse potremmo trarre un nuovo lume per comprendere quell’insegnamento evangelico che dichiara: Non quello che entra nella bocca rende impuro luomo, ma quello che esce dalla bocca rende impuro luomo!»La Bocca di Sauron è la bocca dell’empio da cui non può uscire il bene perché il bene non è in lui, infatti: ciò che esce dalla bocca proviene dal cuore. Questo rende immondo luomo. Dal cuore, infatti, provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adultèri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie. Queste sono le cose che rendono immondo luomo. Con questo insegnamento proveniente dalla bocca dolcissima del Verbo Eterno fatto uomo, si schiude alla nostra debole intelligenza una verità fondamentale: il cuore dell’uomo ha bisogno di essere purificato, rettificato, santificato. Solo un’anima in grazia, infatti, aprendo la bocca del corpo è capace di comunicare i doni dello Spirito Santo. Solo un’anima pervasa dalla carità può fungere da diffusore del bene, della bellezza e della verità di cui è nutrita interiormente da quello stesso Spirito Consolatore che è Signore e dà la vita e da cui riceviamo ogni bene, di modo che esso non ci appartiene ma ci viene trasmesso al solo scopo di amarlo, accrescerlo e comunicarlo. Sta scritto infatti che “la bocca parla dalla pienezza del cuore”, ciò significa che a seconda di ciò che faremo entrare nel nostro cuore attraverso immagini, pensieri e parole aprendo loro le porte dell’anima e intrattenendoci con questi “ospiti spirituali”, noi faremo in modo che essi prendano dimora stabile presso di noi e così facendo saranno loro ad entrare ed uscire per la porta dei sensi, a parlare per noi, a guidare il corso del nostro pensiero e l’educazione dei nostri affetti. Di questa verità valida tanto nella psicologia che nella vita spirituale possiamo scorgere un riferimento nei Palantír, strumenti di visione parziale della realtà che rischiano di catturare troppo l’immaginazione finendo per prendere il sopravvento sulla ragione, come nel caso di Saruman e di Denethor. 

Stando così le cose è chiaro che se non vogliamo che la nostra bocca diventi uno strumento nelle mani di Sauron, essa deve sforzarsi di diventare una fonte di benedizione, di consolazione, di benevola esortazione come dice lo Sposo celeste all’anima sua sposa: “Le tue labbra stillano miele vergine, o sposa, cè miele e latte sotto la tua lingua”. Ma questo sarà possibile solo se l’occhio interiore non sarà più rivolto alle brame esteriori e a soddisfare i desideri carnali; solo quando, a forza di cibarci di panna e miele ossia della luminosa sapienza degli Elfi (cioè la scienza dei santi), avremo imparato ad amare più le cose spirituali che quelle materiali ristabilendo in noi il primato dello Spirito.

Potremmo quindi sintetizzare il simbolismo dell’Occhio e della Bocca di Sauron con le parole con cui la Rivelazione Scritta si riferisce agli «déi falsi e bugiardi», non di rado smascherati come veri e propri demoni dell’inferno: «Os habent, et non loquentur; oculos habent, et non videbunt»Il male infatti, come abbiamo visto, non vede, e quando parla mente. E un discorso falso, ci insegna la logica filosofica, è un “non discorso” ossia è un parlare vano e vuoto. Certamente persino nella menzogna ci può essere un ordine e una coesione interna fra le parole che ne formano il concetto, eppure essa semplicemente “non è” poiché non trova riscontro nella realtà. Per questo i demoni e tutti coloro che ne seguono l’esempio, in senso proprio, non parlano, ma piuttosto sarebbe più esatto dire che mentono: Os habent, et non loquentur.Dalla loro lingua la Scrittura ci mette in guardia come da una lama affilata: lingua eorum gladius acutus. Non per nulla Nostro Signore si riferisce a satana come il “padre della menzogna” poiché costui seduce attraverso mezze verità, mediante la dissimulazione, distorcendo gli elementi della realtà, intorbidando ciò che è chiaro e sfumando ciò che è definito nell’intento di indurre noi uomini ad un giudizio falso su di essa.

Questa è in ultima analisi la spia che abbiamo innanzi una “Bocca di Sauron” o un “Grima Vermilinguo”. Questo è il segnale che deve metterci in allarme: l’allontanamento discreto e innocente dal depositum fidei. Quando una persona, un consiglio, una dottrina o anche una voce interiore spinge alla tolleranza verso il male ed il peccato, allontanando dal nostro cuore in maniera quasi impercettibile le esigenze totalizzanti della Verità e della Carità, è lì che dobbiamo riconoscere l’artificio subdolo del Menzognero. Sotto la cappa inebriante di profumo francese dobbiamo sapere cogliere le note di zolfo che ad esso si mischiano tradendo l’identità di colui che ci parla. Dobbiamo svergognare le zampe di caprone che sotto le sembianze avvenenti della carnale bellezza scalpitano per vederci aggiunti alla carovana di schiavi incamminati verso le tenebrose e depresse valli di Mordor. Solo ricorrendo ai segni della Santa Croce potremmo svelare la paternità di un’idea, di un movimento, di una dottrina. A coloro che ci parlano di “progresso”, di “necessario adattamento”, di “inculturazione” noi diremo: “Mostrateci quale considerazione avete del Sacrificio del Calvario, parlateci della necessità della Santa Messa, cantate le lodi dell’Agnello Immolato baciando prostrati le sue sante piaghe e allora vi crederemo”. E ancora: “Parlateci di espiazione, di soddisfazione e di adorazione e allora vi apriremo le nostre braccia accogliendovi come il Cristo Crocifisso, una volta innalzato, attirò tutti a sé”. E aggiungeremo: “Ma se dinanzi alla Santa Croce fuggirete, se davanti al Legno tenterete di nascondervi, se dinanzi al baluardo e fondamento della Chiesa sentiremo la vostra bocca dire «orsù deponete la Croce, il Cristo non si risolve nel legno, la fede è più vasta e non si riduce al solo mistero della Passione e Morte», o anche: «la fede è un annuncio di gioia non di morte e la Risurrezione ha superato la Croce, perciò non adorate più un dio morto ma un dio risorto, vivete ora da risorti non più da penitenti»“. Ecco, quando udremo voci che tenteranno di sminuire il valore satisfattorio del Sacrificio del Figlio di Dio o comunque di decentrarlo dalla meditazione dei credenti, quando vedremo la Santa Croce posta in secondo piano, quando vedremo il cristianesimo mutato in umanesimo allora sapremo che la bocca di costoro non parla a nome del Cristo. Allora, inorriditi e sdegnati, esclameremo: «vade retro Satana! Perché tu non pensi secondo Dio ma secondo gli uomini!».

Vorrei infine concludere questa breve sezione chiudendo il cerchio con un pensiero incoraggiante. «De ore leonis libera me Domine» recita il responsorio dei vespri in questo santo tempo di Passione che ci prepara a celebrare la Pasqua, disponendo i nostri animi a contemplare e rinverdire in noi la ragione della nostra Fede, il Mistero della nostra Redenzione. Nella sua sapienza materna la Chiesa pone sulle nostre labbra la supplica di essere liberati dalla bocca del leone nell’ora della nostra morte poiché è questo l’oggetto della nostra Speranza, questa è la certezza che fonda il nostro giubilo. Non prestiamo orecchio alla “Bocca di Sauron”affinché possiamo meritare di essere uniti alla sorte del profeta Daniele cantando con lui nella Pasqua celeste: “Il mio Dio ha mandato il suo angelo che ha chiuso le fauci dei leoni ed essi non mi hanno fatto alcun male, perché sono stato trovato innocente davanti a lui”.

>>> La Compagnia della Croce – Viaggio al cuore della Terra di Mezzo <<<


Immagine: Master-fri, CC BY-SA 3.0, attraverso Wikimedia Commons