di Luca Fumagalli

Che in Italia il dibattito pubblico sulla questione vaccini abbia toccato un livello pietoso, è ormai fuori discussione. Tra politici men che mediocri, virologi diventati star della televisione, giornalisti a caccia del sensazionale, intellettuali da pelle d’oca e attivisti di ogni genere e sorta, il Coronavirus ha messo in luce tutte le piccolezze e le contraddizioni di un Paese lanciato a gran velocità verso il baratro (ecco perché lavarsi le mani, a volte, è più un segno di igiene che di ignavia).

Tuttavia un libro come Geopolitica dei vaccini (La Vela, 2021) dimostra che è ancora possibile parlare di Covid in termini seri e documentati. L’ottima inchiesta del giornalista Federico Giuliani, collaboratore di InsideOver e IlGiornale.it, si presenta come una ricostruzione dei mutamenti che stanno attraversando lo scacchiere politico globale nell’epoca della cosiddetta “corsa al vaccino”: «Cina, Russia, Europa e Stati Uniti», scrive l’autore, «sono i quattro attori principali che, da qui ai prossimi mesi (se non anni), si contenderanno la vittoria finale. Una vittoria che non sarà solo sanitaria, ma anche e soprattutto geopolitica, visti gli interessi economici (e non solo) nascosti dentro ogni singola dose. In altre parole, sviluppare un vaccino efficace, efficiente e funzionale alla causa globale, offre alle varie potenze politiche planetarie l’occasione di accrescere il proprio soft power e, parallelamente, rimescolare i loro rapporti di forza con il resto del mondo».

La partita si gioca dunque sia nell’ambito sanitario che in quello politico-economico. Se il siero anti Covid è l’unico modo per frenare la pandemia, allo stesso tempo può anche essere visto come uno strumento diplomatico, utile sia per rafforzare i rapporti con gli altri stati che per instaurare proficue relazioni commerciali. D’altronde, stando alle più recenti previsioni, i vaccini arriveranno verosimilmente a mobilitare un fatturato globale pari a 100 miliardi di dollari, oltre che profitti per 40 miliardi.

La Cina, ad esempio, che non ha mai dovuto fare i conti con una situazione sanitaria tragica, ha rallentato le sperimentazioni interne, preferendo concentrare l’attenzione sugli accordi commerciali con quei paesi africani, asiatici e sudamericani che, al contrario, hanno urgentemente bisogno di un antidoto. Lo Sputnik russo, su cui si è riversata buona parte del pregiudizio occidentale, è anch’esso un formidabile strumento diplomatico, mentre gli Stati Uniti, benché Biden abbia inaugurato una sorta di sovranismo vaccinale alimentato dai dollari investiti dal governo nelle Big Pharma, stanno tentando di creare un asse d’acciaio con Giappone, Australia e India per consegnare vaccini “nel cortile di casa” cinese. Infine l’Unione Europe appare in difficoltà, divisa al suo interno e appesantita da una burocrazia inconcludente che, tra l’altro, ha determinato la firma di accordi poco trasparenti e ritardi nella consegna delle dosi pattuite.

In uno scenario così complesso e mutevole è difficilissimo prevedere cosa riserverà il futuro. Di certo, però, Geopolitica dei vaccini è un ottimo strumento per capire meglio il presente, un agile volume reso ulteriormente godibile dall’introduzione del giornalista Matteo Carnieletto e dalla bella intervista, in appendice, a Emanuele Montomoli, professore ordinario di Igiene e Sanità Pubblica presso l’Università di Siena.

Il libro: Federico Giuliani, Geopolitica dei vaccini, La Vela, Lucca, 2021, pagine 128, Euro 12.

Link all’acquisto: https://www.edizionilavela.it/prodotto/geopolitica-dei-vaccini-la-sfida-del-secolo/