Ne avevamo parlato nell’articolo Bergoglio ferisce l’ecumenismo, fa insorgere i rabbini ma riesce a sbagliare anche questa volta: un testo che aveva fatto discutere, anche in casa tradizionalista.

Ora tra lettere di rabbini indignati, chiarimenti a mezzo stampa, tensioni e tante chiacchiere arriva un nuovo colpo di scena, che pare riportarci al frizzante clima di fine Ottocento, con un rinnovato duello tra comunità ebraiche e Civiltà Cattolica.

Sulle pagine di Moked – portale dell’ebraismo italiano – non si usano mezze misure e si titola: “Civiltà Cattolica”, il direttore senza freni rispolvera il catalogo dei pregiudizi antisemiti. Di seguito l’accusa:

[…] In un sorprendente testo apparso sul Fatto Quotidiano Antonio Spadaro, direttore della rivista dei gesuiti La Civiltà Cattolica e la cui firma appare talvolta in evidenza su quotidiani nazionali come Corriere della sera e Repubblica, rispolvera un tema caro a componenti del mondo cattolico che non sono mai state capaci di liberarsi dell’armamentario di pregiudizi del vecchio antisemitismo.
Nel suo intervento domenicale sul Fatto dove tiene una rubrica fissa, Spadaro tratteggia l’immagine di un ebraismo dedito a un ordine “della formalità” e “della banalità” che ridurrebbe la trascendenza “a fenomeno esoterico o esteriore”. Il direttore della Civiltà Cattolica prende a pretesto la netilat yadayim, il lavaggio rituale delle mani. Per Spadaro una delle “moine” dietro cui si celerebbe “una visione falsa del rapporto con Dio, come se l’uomo dovesse porsi in una condizione ‘pura’ per rivolgersi a Dio”. Addirittura, secondo il gesuita, “questi lavaggi finiscono solo per immunizzarci da Dio stesso, a sterilizzarci dalla fede”. Spadaro impartisce la sua lezione concludendo che il rapporto trascendente con Dio “o tocca l’autenticità profonda di una vita oppure è inutile paccottiglia devota, trash”.

E dire che che gli “antiecumenisti” eravamo noi, vecchi tradizionalisti.



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Immagine: Antoniospadaro, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons