LA PREGHIERA DI LEONE XIII A S MICHELE
e la cagione del presente furore anticlericale

E tu, o San Michele Arcangelo, principe della celeste milizia
ricaccia nell’inferno per virtù divina Satana e gli altri spiriti maligni,
che girano nel mondo a perdizione delle anime .
LEONE XIII, Invocazione a S Michele

La festa di San Michele Arcangelo, che oggi si celebra nella Chiesa cattolica, serve a spiegare il vero motivo dell’infernale baccano, che si fa di questi giorni in Roma e nelle principali città d’Italia coi Comizi e colle dimostrazioni anticlericali. Chi ne ha voluto vedere la ragione nel Breve di Leone XIII a favore dei Gesuiti, chi nella proibizione fatta ai Cattolici di concorrere alle elezioni politiche, chi nella condanna del massonismo e della cremazione; ma se questi fatti gloriosi del regnante Pontefice hanno potuto concorrere ad aizzargli contro l’inferno, la cagione principale, a nostro avviso, deve ricercarsi nella preghiera a San Michele Arcangelo, composta dal Papa e che i sacerdoti dell’orbe cattolico recitano alla fine della S. Messa.
Offerta l’ostia santa, il sacerdote s inginocchia a piè dell’altare invocando la difesa dell’arcangelo san Michele contro la nequizia e le insidie del diavolo e prega il Principe della celeste milizia a conquidere Satanasso ed a cacciare nell’inferno gli spiriti maligni che vanno girando nel mondo a perdizione delle anime.
L’esistenza di questi maligni spiriti fuori dell’inferno è indicata nel santo Vangelo e l’ammettono perfino gli increduli. Tra gli altri il Bayle nel suo Dizionario chiama “ridicoli coloro i quali negano esservi nell’aria od altrove spiriti che ci conoscono, che ci fanno ora del bene e ora del male, alcuni dei quali sono inclinati a perderci e gli altri unicamente a proteggerci”. E lo stesso lord Bayron nel suo pellegrinaggio del giovane Aroldo dice che quando l’uomo è solo, “non conversare che con Dio o coi demoni che vengono a dichiarare una guerra fatale ai nostri migliori pensieri”. Ed il protestante Euler, nelle sue Lettere ad una Principessa di Germania, dopo di aver notato che gli spiriti forti ridono quando si parla del Soprannaturale, soggiunge: “Vi hanno senza dubbio esseri molto più cattivi dei pessimi uomini e sono i diavoli”.
Le tradizioni di tutti i popoli notano una rivoluzione avvenuta ne cieli, dove superbi insorsero contro Dio. È celebre la Tavola Caldea che si conserva nel Museo Britannico, dove appunto si racconta il combattimento di Belo contro il dragone delle sette teste. Noi cattolici abbiamo nelle Sante Scritture la storia precisa di questo grande combattimento: praelium magnum. Satana, il principe dei demoni, che insorse contro Iddio e fu S. Michele, il principe della luce, Princeps aethereus, il Capo dell’esercito angelico, Dux angelorum, il principe delle falangi celesti, Caelestis exercitus principes, che levossi vendicare l’onore di Dio col famoso grido: Quis ut Deus?. E come in seguito Satana e gli spiriti maligni che lo servono, attesero sempre a insidiare e perdere gli uomini, e cosi S. Michele continuò a combatterlo ed a conquiderlo.
Lo attesta il profeta Daniele che dice: “Michele, uno dei primi principi, è venuto in mio soccorso”. Lo confermano gli apostoli e S. Giuda scrive che “nemico di Satana è l’Arcangelo Michele”; e S Giovanni: “Michael et angeli eius praeliabuntur cum dracone“. Lo ripetono i santi Padri, S. Dionigi, S. Gregorio di Nazianzo, S Basilio, il Grisostomo. Tutti i Papi, da S. Pietro Pio IX e Leone XIII, tutti onorarono ed invocarono S. Michele come patrono e difensore della S. Chiesa. I re e gli imperatori resero omaggio a S. Michele in Italia al Monte Gargano, in Francia al Monte che ne porta il nome. La storia della pittura cristiana ci reca una serie di lavori che mostrano S. Michele che combatte Satana. E chi non conosce uno dei capolavoro di Raffaello che è al museo del Louvre in Parigi? Chi dubitasse o dell’esistenza o della forza divina di S Michele, potrebbe restarne convinto considerando soltanto ciò che avviene oggidì in Italia. Non sì tosto Leone XIII ordino l’invocazione di S. Michele, che tutto si commosse l’inferno e sbucò nella nostra penisola a bestemmiare, a calunniare, ad insidiare i cattolici. Sembra di udire un coro di diavoli che contro Leone XIII gli ripetono le parole che diavoli stessi già dissero a Gesù Cristo quando sbarcò nei paesi dei Geraseni: “Venisti huc ante tempus torquere nos; sei tu venuto qui avanti tempo per tormentarci?”.
Grandissima pena pei demoni è d’esser tutti cacciati nell’abisso, cessando così di far male agli uomini. Epperò insorgono contro Leone XIII che prega e fa pregare S. Michele di questa grazia. Così s’intende e spiega perché i rivoluzionari d Italia, cospirando in certo modo contro se stessi, imprecano al Papa e si danno della scure sui pie’. Non sono essi che parlano bensì i diavoli che li hanno invasi e non possono nemmeno domandare la grazia che questi in Gerasa chiesero a Gesù Cristo. Ma noi da un tal fatto dobbiam trarre eccitamento a continuare le nostre preghiere a S. Michele ad accompagnare che fanno i sacerdoti dopo la santa Messa ad unirci pienamente alle sante intenzioni di Leone XIII ed a tener per fermo che come San Michele ha difeso tante volte la Chiesa cosi a giorni nostri la salverà dal dragone che l’insidia, ripetendo un altra volta quel suo grido cosi potente in cielo: Quis ut Deus?.
Il Vescovo di Coutances, che è mons. Abele Anastasio Germain, alcuni anni sono avvertiva che il nostro secolo forse sarà guarito dal Potente soccorso dell’Arcangelo S. Michele e ne vedeva con gioia rifiorire la divozione. Il Sommo Pontefice Pio VII nel 1817 concedeva grandi Indulgenze a chi avesse recitato divotamente l’inno di S Michele Arcangelo che Draconis dirum caput in ima pellit tartara. Pio IX, esule in Gaeta, apriva i tesori della Chiesa a coloro che facessero divotamente in qualche tempo l’anno la novena di S. Michele Arcangelo o recitassero la Corona Angelica. Ed anche Leone XIII ha concesso l’Indulgenza di 300 giorni ai sacerdoti che recitano dopo la Messa l’invocazione a S Michele Arcangelo colle preghiere la precedono.


Testo raccolto da Giuliano Zoroddu
Fonte: Il Divin Salvatore. Settimana religiosa di Roma, 1° Ottobre 1886, Anno XXIII, N. 1

Fonte immagine: commons.wikimedia.org


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