Da cattolici non possiamo credere ad ogni cosa. Non possiamo dar retta ad ogni dottrina o teoria che, a motivo della sovraesposizione ai social, sentiamo. Non possiamo essere creduloni e far diventare autorità di pensiero persone che con la fede cattolica e con Gesù Cristo – l’unum necessarium delle nostre esistenze – non c’entrano nulla, solo perché magari vediamo rispecchiate nelle loro “belle” parole i nostri ragionamenti, le nostre certezze, le nostre paure.
Ove facessimo ciò saremmo come coloro che, come avverte l’apostolo, “ad sua desideria coacervabunt sibi magistros“, ossia moltiplicheremo a noi stessi i maestri, che ci insegnino dottrine conformi alle nostre passioni sregolate.
Se il mondo è dissennato, il cattolico deve essere assennato, deve essere prudente, deve essere “grave”. Tanto più nel trambusto presente!
Ecco che ci viene in soccorso Dante Alighieri, del quale stiamo celebrando i 700 anni dalla morte. Il Sommo Poeta, attraverso le parole di Beatrice, ci riassume chiaramente in quattro terzine del canto V del Paradiso (vv. 73-84) il concetto della gravitas che deve caratterizzare il cristiano.

Siate, Cristiani, a muovervi più gravi:
non siate come penna ad ogne vento,
e non crediate ch’ogne acqua vi lavi.

Avete il novo e ‘l vecchio Testamento,
e ‘l pastor de la Chiesa che vi guida;
questo vi basti a vostro salvamento.

Se mala cupidigia altro vi grida,
uomini siate, e non pecore matte,
sì che ‘l Giudeo di voi tra voi non rida!

Non fate com’agnel che lascia il latte
de la sua madre, e semplice e lascivo
seco medesmo a suo piacer combatte!

Parafrasi
Siate, o cristiani, più prudenti nelle vostre mosse: non siate come penne al vento, e non crediate con ogni acqua vi lavi
Avete il Nuovo e il Vecchio Testamento, e il Pastore della Chiesa che vi guida; questo basti alla vostra salvezza.
Se l’avidità malvagia vi induce verso cose differenti, comportatevi da uomini e non da pecore irragionevoli, così che il Giudeo in mezzo a voi di voi non rida!
Non fate come l’agnello che lascia il latte della madre, e in modo sciocco e irrequieto a proprio piacimenti con se stesso.

A questi versi della Commedia fece riferimento anche il Cardinale Ottaviani in un articolo pubblicato sull’Osservatore Romano il 4 febbraio 1951 biasimante gli eccessi di fede, o meglio di credulità, nel miracoloso in genere.

Immagine: Luca Signorelli, Ritratto di Dante Alighieri, 1499-1502, Cappella di San Brizio, Duomo di Orvieto (fonte: wikimedia.org)