Dal canale di attualità della Fraternità Sacerdotale San Pio X (fsspx.news) riprendiamo un resoconto puntuale e tagliente della luterofilia (o luteromania) della gerarchia modernista dai tempi dell’immediato post-concilio ad oggi.

Il 25 ottobre Papa Francesco ha ricevuto in udienza nell’aula Paolo VI i partecipanti al pellegrinaggio ecumenico “Con Lutero dal Papa” proveniente dalla Germania, con il motto “Meglio tutti insieme”, e auspica per la Chiesa “disponibilità all’ascolto”, anche in occasione del processo sinodale.

Giovanni Paolo II con alcune pastore protestanti danesi nel 1989
[da traditioninaction.org]

Lutero a Roma, o Roma da Lutero, da Paolo VI a Benedetto XVI

Ai tempi di Paolo VI i pastori protestanti venivano a Roma per partecipare come “osservatori” alla stesura della nuova liturgia “cattolica”, presso il Consilium presieduto dal padre Bugnini. Il loro contributo nella stesura del nuovo messale non fu solo simbolico, ma effettivo, a quanto testimoniò uno di loro, il pastore Jasper, e a quanto emerge dal n. 23 del bollettino del Consilium stesso, Notitiae, nel novembre del 1966. Non fu un caso che i partecipanti non cattolici a tale consesso fossero tutti protestanti, senza nemmeno (per esempio) un ortodosso. Del resto lo stesso Bugnini scrisse che il nuovo rito fu elaborato «per facilitare ai nostri fratelli separati il cammino dell’unione, scartando ogni ostacolo che avrebbe potuto costituire anche solo l’ombra del rischio di una pietra d’inciampo o di un dispiacere» (Documentation Catholique n. 144, 1965, col. 604).

L’amore dei Papi conciliari per Martin Lutero si è espresso in molte occasioni successive, e possiamo solo qui ricordare le principali. Nel 1983 Giovanni Paolo II, in una lettera al Card. Willebrands, definiva Lutero uomo «di profonda religiosità», le cui richieste «hanno trovato risonanza presso i cattolici da diversi punti di vista» (discorso ai vescovi luterani scandinavi, 6 giugno 1989), specie con il Concilio Vaticano II (sic). Non parliamo degli stretti rapporti di Ratzinger con il mondo luterano: fu il primo Papa a partecipare al culto luterano come tale, dalla a alla z, nel Tempio di Roma, il 14 marzo 2010. Non un “semplice” incontro ecumenico quindi, ma una vera communicatio in sacris con gli eretici. anche lui non mancò di elogiare Lutero, a Erfurt il 23 settembre 2011.

Benedict XVI, Jens-Martin Kruse - Jens-Martin Kruse Photos - Zimbio

Benedetto XVI mentre prende parte a culto luterano

Papa Francesco e Lutero, presentati fianco a fianco

Quanto a Papa Bergoglio, non serve qui ricordare le celebrazioni comuni con i luterani per i 500 anni della Riforma, cominciata a Lund in Svezia il 31 ottobre 2016. In questa occasione egli ringraziò Dio per il dono della Riforma, sostanzialmente attribuendo a Dio un male così grande. La famosa statua di Lutero, apparsa a Roma nelle celebrazioni di quel periodo, è riapparsa nell’evento del 25 ottobre in aula Paolo VI. Un artefatto alle spalle del Papa celebrava Huss, eretico precursore di Lutero, e i profili del Pontefice e del riformatore tedesco apparivano fianco a fianco.
Il Papa ha rivolto un breve discorso: «All’inizio mi avete salutato con un canto comunitario. Cantare unisce. Nel coro, nessuno sta da solo: è importante ascoltare gli altri. Auspico questa disponibilità all’ascolto per la Chiesa. La stiamo imparando di nuovo nel processo sinodale […] Così da molte voci si forma un canto. Anche così avviene l’ecumenismo, in Germania e in tante altre parti del mondo». Un coro di voci teoricamente discordanti, messe all’unisono semplicemente dal fatto che il modernismo generale ha svuotato i dogmi di ogni significato reale. Quanto all’ascolto auspicato «per la Chiesa» in vista del Sinodo, abbiamo imparato che si tratta dell’ascolto del mondo, non della Rivelazione, unica manifestazione dello spirito divino che è la storia stessa e che apre i “processi” tanto cari al Papa.
Così Lutero diventa, nella Chiesa in cammino, un modello perché ha avviato un “processo” di riforma, che ha toccato dogmi e struttura ecclesiastica. Se ai tempi di Paolo VI il contenuto delle sue eresie doveva passare nella liturgia cattolica, oggi egli diventa uno dei paradigmi storici di ciò che viviamo, cioè un continuo processo verso una religione attualizzata alle esigenze del mondo, portato avanti da “profeti” e rivoluzionari. Ma come ai tempi di Lutero, quando la Chiesa si adatta al mondo, al mondo finisce per sottomettersi.

(Fonte: Saint-Siège – FSSPX.Actualités)

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