Alojzije Viktor Stepinac fu nel secolo scorso uno dei prelati della “Chiesa del silenzio”, quella porzione della Chiesa Cattolica cioè oppressa dalla tiranni del comunismo.
Nato a Krašić, non lontano da Zagabria, l’8 maggio 1898, a 26 anni entrò nel Collegio Germanico-Ungarico di Roma, e il 26 ottobre 1930 ricevette l’ordinazione presbiterale dalle mani di Mons. Giuseppe Palica, Arcivescovo titolare di Filippi e Vicegerente di Roma. Quattro anni più tardi, Pio XI lo scelse come caudiutore dell’Arcivescovo di Zagabria Antun Bauer, il quale gli conferì la consacrazione episcopale il 24 giugno 1934. Stepinac gli successe sulla sede primaziale alla morte, il 7 dicembre 1937.
Nel contesto della Seconda Guerra Mondiale si segnalò per la difesa dei valori di fratellanza e carità cristiana contro il razzismo[1], accompagnata alla condanna del liberalismo, del giudeo-massonismo e del comunismo.
Alla fine della guerra i comunisti di Tito, padroni ormai della Iugoslavia, lo trassero in arresto il 18 settembre 1946. Dopo un processo farsa, in cui era accusato, a mezzo di prove false di aver collaborato attivamente coi Tedeschi e i loro alleati Croati, l’11 ottobre dello stesso anno, fu condannato a 16 anni di prigioni e lavori forzati, cui seguirono gli arresti domiciliari nel paese natio fino alla morte, il 9 febbraio 1960.
Durante la prigionia Pio XII prese la decisione di annoverarlo fra i Cardinali di Santa Romana Chiesa. La creazione fu pubblicata durante il concistoro segreto del 12 gennaio 1953, ma l’Eminentissimo non poté recarsi a Roma a ricevere la porpora e il titolo, ossia la chiesa diaconale o presbiterale romana che il Pontefice assegna ad ogni Cardinale.
Proprio il titolo del cardinale Stepinac è fonte di grande interesse. Infatti esso era sconosciuto agli storici fino all’anno scorso, quando grazie alle ricerche di Neven Pelicaric, Ambasciatore della Repubblica di Croazia presso la Santa Sede, si è venuti a conoscenza che Pio XII assegnò allo Stepinac la Diaconia di San Paolo alla Regola, come risulta dagli scritti preparatori del Concistoro del 1953 redatti dall’allora Prefetto delle Cerimonie Apostoliche Mons. Enrico Dante.
La curiosità e la particolarità di questa scelta di Papa Pacelli è legata alle origini della chiesa di San Paolo alla Regola. Il tempio infatti, già oratorio nel IV secolo, affonda le sue radici nella metà del I secolo dopo Cristo, precisamente tra il 61 e il 63, quando l’Apostolo stava a Roma per essere giudicato da Cesare, ossia da Nerone, in quanto cittadino romano. Proprio nell’area, densa di abitanti giudei dediti alla fabbricazione di vele e tende, Paolo, fabbricatore di tende anch’egli, secondo la tradizione, trovò la casa dove scontare i domiciliari [2] e qui scrisse alcune Lettere.
Così il Pontefice, assegnando all’eminente vittima del Comunismo quella Diaconia, l’ additava quale novello Paolo “in vinculis Evangelii” [3], in catene per il Vangelo.

La casa di San Paolo riadattata a cappella
(Fonte commons.wikimedia.org)

File:Regola - s Paolo alla Regola - la stanza 1110508.JPG

[1] “Ogni popolo e ogni razza, come al giorno d’oggi troviamo sulla terra, ha diritto a una vita degna e ad essere trattato con dignità. Per questo la Chiesa cattolica ha sempre accusato – ed anche oggi lo fa – l’ingiustizia e la violenza che prende campo in nome di teorie di classe, di razza e nazionalistiche” (Omelia tenuta il 25 ottobre 1942). “Pieno di rispetto oso comparire dinanzi al trono di Vostra Santità per esprimervi come Gran Rabbino di Zagabria e capo spirituale degli ebrei di Croazia la mia gratitudine più profonda e quella della mia congregazione per la bontà senza limiti che hanno mostrato i rappresentanti della Santa Sede e i capi della chiesa verso i nostri poveri fratelli” (Lettera del Gran Rabbino Freiberger).
[2] “Arrivati a Roma, fu concesso a Paolo di abitare per suo conto con un soldato di guardia” (Act. XXVIII, 16).
[3] Lettera a Filemone, 13. La lettera fu scritta a Roma durante la prima prigionia (61-63). Nello stesso periodo furono scritte le lettere agli Efesini, ai Filippesi, ai Colossesi e la prima a Timoteo.

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