Nota di RS: continua la collaborazione fattiva, amichevole e cordiale di Pietro Ferrari, già autore di tre libri per la nostra casa editrice ovvero “Fascismi”, la “Questione monetaria” e “Non Possumus”. Si tratta un esponente di punta del cattolicesimo integrale nostrano. Come ebbi modo di dire in passato: nel panorama del laicato “tradizionalista” di lingua italiana, piuttosto brullo e disadorno (per tacere di cuspidi acuminate e omicide), Pietro Ferrari spazia con passione e sprezzatura in vari campi: ecclesiologia, economia, diritto, politologia. Lo fa con prese di posizione anche fortemente polemiche e che possono suscitare dibattiti e controversie. Radio Spada esiste anche per questo: per ribadire le Verità cattoliche definite e certe e per incrementare dibattiti sulle materie libere. Come abbiamo sempre fatto e con successo. Piergiorgio Seveso, Presidente SQE di Radio Spada)

Il giornalista Angelo Mellone con questa brevissima e fredda esposizione dei dati elettorali, fa una sintesi assai emblematica:

Se avesse votato solo il II Municipio di Roma, per intenderci quello di Parioli, sarebbero andati al ballottaggio romano Carlo Calenda con il 36 percento e Roberto Gualtieri con il 28 percento. Affluenza del 57 percento
Nel Municipio VI, quello di Tor Bella Monaca per intenderci, Enrico Michetti è al 40 percento, Calenda al 9, Gualtieri al 19. Affluenza del 43 percento. Vi presento la nuova geografia elettorale in due istantanee
.”

Prima considerazione. Il dato romano è simile in tutte le altre città ma ancora più rilevante in quanto solo a Roma, almeno in teoria, il centrodestra sembra potersela ancora giocare al ballottaggio partendo con qualche punto in più rispetto all’avversario. Il dato cruciale è dunque quello della (momentanea?) disaffezione delle periferie, cuore pulsante del motore populista che hanno preferito l’astensionismo penalizzando il centrodestra. I motivi di questa disaffezione sono difficili da individuare ma si possono tentare due strade: quella prettamente amministrativa e quella più prettamente politica. La politica, specie se rivolta alle elezioni amministrative non si improvvisa a due mesi dalle urne perché è una lunga semina che ha i suoi tempi. La politica, soprattutto quella locale, è una fatica quotidiana, non una passarella per i selfie. Occorre organizzazione, struttura e costante attenzione a tutti i livelli della società. Ci vuole militanza e selezione sul campo della classe dirigente, non la speranza di fingersi maghi per trovare il coniglio nel cappello. Meno virtualità e più sudore. La politica si fa ogni giorno cercando consensi tra la gente ma soprattutto cercando gli interpreti per quei consensi, le persone più adatte e competenti, non i lacché più affidabili per miopi giochini di potere. La politica è una scienza esatta, non è un’opinione, ma soprattutto è un’opera di partecipazione collettiva e pensare che nelle prime quattro città italiane che contano una decina di milioni di abitanti, non si avevano i candidati a sindaco già pronti, è stato assai grave. Anche perché in queste città il centrodestra sta all’opposizione ormai da quindici o trenta anni…

Se volessimo invece tentare un’interpretazione più politica di questo riflusso delle periferie, sarebbe difficile negare come il quadro che si presenta all’elettorato risulti contraddittorio. Abbiamo un’area centrista e liberaldemocratica che rappresenta un blocco coerente tra Calenda, Letta, Renzi, Tajani e Giorgetti più un altro populista di destra rappresentato da Salvini e Meloni ed un altro moderatamente populista di sinistra rappresentato da Conte e poi residui minimali di sinistrume vagante. Appare evidente come l’offerta elettorale presentata all’elettorato non sia politicamente onesta, in quanto assemblata in modo incoerente rispetto alla natura dei singoli partiti e questo confonde e delude soprattutto i votanti più sanguigni…quelli che tra l’altro dal 2018 ad oggi hanno attraversato M5S, Lega e FdI. Il problema è che il sistema istituzionale che nessuno è mai riuscito a modificare, impone coalizioni eterogenee ed una prassi parlamentarista paralizzante, che periodicamente chiama in soccorso gli uomini della provvidenza (2011 Monti, 2021 Draghi). A mio modesto avviso, vi è un altro elemento nuovo da un paio di anni che segna una crisi di punti di riferimento:

La pandemia sta diventando uno spartiacque storico tra due tipi umani con opposte sensibilità e opposti valori, sta generando un nuovo bipolarismo trasversale e prepolitico. Il terzaposizionismo dei NI green pass si rivela controproducente e lacerante, specie se si è alleati sia coi SI green pass che coi No green pass.

In apparenza i sintomi degenerativi di un’Era Nuova incalzante sono quelli della “sorveglianza” quando invece, come ha sostenuto recentemente Pietro De Marco: “La deriva apocalittica è piuttosto quella di un’ipertrofia libertaria incontrollata”. Il dramma che stiamo vivendo è soprattutto quello del disagio verso la realtà e dell’incapacità diffusa in certe minoranze di elaborare il trauma collettivo della pandemia. Non andavano cavalcate ma abbandonate.

È l’individualismo libertario la vera indole di queste persone che magari si credono pure antagoniste all’individualismo libertario. È un problema di tutto l’occidente. Eppure un esempio rivolto al rigore viene da Vienna e tra il realismo della Destra asburgica e l’utopismo anarcoide di quella del Tea Party USA, ritengo che occorra scegliere la prima. Anche il cosiddetto “complottismo” europeo era una cosa molto più seria prima che fosse colonizzato da quello americano di QAnon. Coltivare miti incapacitanti che accrescono l’egotismo di qualcuno costa troppo a tutti.

Se dunque la disconnessione dal reale fece sprofondare la sinistra nella negazione delle questioni immigratorie, sociali e identitarie – sono venti anni che ne pagano lo scotto – sta diventando sempre più probabile che stavolta sarà la destra a rischiare di imitare questo percorso, partendo proprio dal pregiudizio “ideologico” (ma talvolta nevrastenico) verso le questioni pandemiche, tecnologiche e ambientali.

Se resta giusto e opportuno mettere in discussione tanti provvedimenti non sempre lineari, occorre però dover ammettere come in qualsiasi luogo e tempo l’autorità avrebbe agito ugualmente: chiusure, limitazioni e diffusione di farmaci. Dobbiamo saper leggere le analogie storiche anche se ovviamente tante cose cambiano: è ovvio che ad esempio nell’epoca de I Promessi Sposi non si aveva – a quei tempi – la tecnologia per produrre vaccini con un solo mRNA messaggero ma occorreva farsi sparare il sangue infetto appena prelevato dal malato. Oggi non ci sono più le fedi di sanità richieste per viaggiare nel 1500 ma con la digitalizzazione abbiamo il QR code sul cellulare.

Definire ad esempio i vaccini anti COVID “sperimentali” è per lo meno impreciso (se in buona fede) se non addirittura menzognero. Ciò crea un allarme ingiustificato che può determinare la scelta di non vaccinarsi con il relativo rischio di ammalarsi e contagiare e di favorire la formazione varianti più aggressive.

La fase 3 di sperimentazione dei vaccini approvati è conclusa, ma i volontari saranno monitorati – Facta

I vaccini hanno superato tutte le fasi obbligatorie anche se rapidamente ma la terza ha visto oltre 30mila volontari per ogni vaccino come prevede il protocollo. La quarta è farmacovigilanza e siamo arrivati a miliardi di inoculazioni con queste statistiche: l’aspirina uccide di più… altro che DPCM e 400 euro, se avessimo avuto questa pandemia negli Anni ’30, in Germania i nomask, novax, notutto sarebbero stati considerati nemici dell’integrità della stirpe e giustiziati.

Chi dice che è meglio il vaccino obbligatorio del green pass. Lo dice sul serio? Ok niente più green pass ma vaccino obbligatorio per tutti. Bene. Come si dimostrerà di aver adempiuto all’obbligo? Con un certificato che poi magari si chiamerà “lasciapassare tricolore”. Suonerebbe meglio ma sarebbe la stessa cosa e poi non basterebbero più (come oggi) i tamponi negativi per averlo. Davvero fuori luogo ogni illazione sull’illegalità dello stato delle cose: Green Pass incostituzionale: tutte le fake news (laleggepertutti.it)

In Italia nel 1935 senza vaccino antidifterico (Dux Pass?) non era possibile mandare a scuola i bambini alle elementari, mentre oggi se non fai fare quelli obbligatori ai tuoi figli paghi una ammenda e a scuola ci vanno senza problemi. Sì crede davvero che i vaccini di novanta anni fa avessero tutte le fasi rigorose di produzione e controllo anche internazionale di oggi o che fossero più sicuri, innocui ed efficaci di quelli di oggi? Lo erano molto meno e infatti per la malaria furono tentati all’inizio anche farmaci sbagliati ma davanti al bene comune non contava nulla il capriccio personale.

Io ho trovato addirittura incredibile da parte di certi cattolici il mettere prima la libertà personale e l’economia rispetto al valore della salute altrui e alle legittime prerogative della pubblica autorità

Il primato della coscienza sta disintegrando i prolife novax. La radice anarchica e libertaria che vuole una autodeterminazione radicale dell’individuo diretta verso la possibilità di una scelta eutanasica è analoga a quella diretta verso la scelta di non vaccinarsi. Se posso scegliere di rischiare seriamente di ammalarmi gravemente e di morire, RIFIUTANDO un farmaco che potrebbe evitarmelo, perché non potrei decidere di farla finita RIFIUTANDO cure e alimentazione? Se non si possono obbligare le coscienze a rischiare di vaccinarsi perché obbligarle alla sofferenza su un letto di ospedale?

Al netto anche della diversa rilevanza sociale e pubblica delle due scelte, dato che l’eutanasia non si trasmette al prossimo: se non mi vaccino avanza la pandemia, se non mi alimento più muoio solo io. Non è giunto forse il momento di mettere una pietra sopra tutte queste battaglie inutili che tolgono energie? Giriamo finalmente pagina dopo due anni? Torniamo alle battaglie vere, a quelle serie che si sono fatte fino al Febbraio 2020 ma ingigantite dalla pandemia. Mettere al centro dell’agenda quei valori che un ambiente dovrebbe saper imporre ai politici di riferimento nel tempo presente. 
Diventare finalmente lobby elettorale. 
Quale modello economico e sociale si profila all’orizzonte, quali competenze saranno sempre più necessarie e come possiamo intervenire per non restare fuori dalla storia? Le nuove sfide geopolitiche, le nuove questioni energetiche e il ruolo di una comunità vasta che è sempre riuscita a dire la sua. Proiettiamoci nel domani col bagaglio essenziale, gettando via le copertine di Linus e i racconti triti e ritriti per la ninna nanna. Non complottiamo contro noi stessi. Il futuro può essere ancora nostro, non è un libro già scritto da loro, ma dobbiamo iniziare ad usare le penne.

Qui bisogna concentrare le forze, non contro una Dittatura Sanitaria inesistente.

Fonte immagine: PIxabay (free use)