di Luca Fumagalli

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L’irlandese William Butler Yeats (1865-1939) fu uno dei poeti più celebrati a cavallo tra XIX e XX secolo sebbene una delle principali fonti di ispirazioni delle sue opere, ovvero l’invisibile mondo del soprannaturale, non abbia mancato di suscitare più di un imbarazzo nell’establishment letterario britannico.

Sin dalla gioventù, durante le vacanze estive trascorse a Sligo, Yeats imparò ad amare il folklore celtico e il suo universo fatato, popolato da spiriti di ogni sorta. Gli abitanti del luogo gli giuravano di essere stati testimoni dei più strani eventi, e lui stesso raccontò che una volta, dopo aver notato una luce volteggiare sull’acqua di un fiume, scalò la collina di Knocknarea a velocità sorprendente. Verso i vent’anni, condotto a una seduta spiritica dalla scrittrice Katharine Tynan, dichiarò di essere stato vittima dell’attacco di un forza malvagia e di aver accidentalmente distrutto un tavolo nella lotta per liberarsene.

Incapace di spiegare razionalmente gli eventi a cui aveva assistito, Yeats cominciò a dedicarsi alla magia, convinto che fosse il mezzo più facile per avere accesso al mondo dello spirito. Ciò lo portò all’età di ventitré anni, nel dicembre del 1888, ad aderire alla Theosophical Society, un gruppo dedito allo studio delle scienze esoteriche. In The Trembling of the Veil (1922) Yeats descrive la sua fondatrice, la russa Helena Blavatsky, come «una specie di contadina irlandese dall’aria divertente e del potere audace». Stando al poeta, strane cose accadevano in sua presenza: la prima volta che mise piede nell’appartamento di lei l’orologio a cucù prese a suonare all’impazzata, quasi a volerlo assalire.

Helena Blavatsky

Nel 1890, dopo aspre polemiche, lo scrittore lasciò la Theosophical Society per entrare, nel marzo dello stesso anno, in una nuova organizzazione fondata dal massone William Wynn Westcott, cioè l’Hermetic Order of the Golden Dawn (o “The Hermetic Students”, come viene chiamata da Yeats nelle sue memorie). A convincerlo era stato l’occultista Samuel Liddell Mathers, figura di spicco della Golden Dawn e autore dei suoi elaborati rituali basati sul simbolismo dei rosacroce, sulla cabala e sulla magia egizia. Yeats venne iniziato in Fitzroy Street, presso lo studio artistico di Mina Bergson, sorella del celebre filosofo Henri e destinata, di lì a poco, a sposare Mathers. Il poeta fece voto di mantenere il più stretto riserbo sulle attività dell’organizzazione, un voto che dovette avere in mente pure quando scrisse Autobiographies (1926), in cui quasi nulla è rivelato.

Scelto un nome da iniziato – il suo era Demon est Deus Inversus (Il diavolo è l’opposto di Dio) –, Yeats si gettò a capofitto nello studio delle arti magiche, della divinazione, dell’alchimia, della numerologia e dei tarocchi, scalando rapidamente i ranghi dell’Outer Order. Imparò anche a creare talismani e a meditare sui simboli disegnati da Mathers, che avevano la facoltà di procurargli strane visioni. Una di queste, un deserto e un titano nero che si erge da antiche macerie, venne poi inserita in The Second Coming, uno dei suoi componimenti più famosi. Nel gennaio del 1893, visti i rapidi progressi, Yeats venne ammesso al Second Order, e ciò nonostante la brutta figuraccia rimediata un paio d’anni prima a causa di Maud Gonne, attrice e patriota irlandese di cui era innamorato. Il poeta era riuscito a convincerla ad aderire alla Golden Dawn, ma la donna aveva disertato l’organizzazione quasi subito dal momento che, per i suoi gusti, puzzava troppo di massoneria, quintessenza dell’imperialismo britannico.    

Nel frattempo Yeats era impegnato in oscuri esperimenti sulla telepatia con lo zio George Pollexfen, astrologo, cabalista e massone, la cui domestica, secondo loro, possedeva doti di chiaroveggenza. Tra viaggi nell’inconscio e manifestazioni soprannaturali, i simboli della croce, della rosa, del sole e della luna finirono così per essere integrati nella produzione del poeta come riflesso della bellezza e del mistero dell’esistenza nonché del suo sogno di una rinascita mistica in Irlanda.

MacGregor Mathers

Poco alla volta, però, iniziò a prendere le distanze dalla Golden Dawn e da Mathers, i cui atteggiamenti paranoici lo infastidivano terribilmente. Quest’ultimo, infatti, si era ribattezzato MacGregor Mathers e girava per le strade di Parigi atteggiandosi a uomo della Highland. La sua incostanza determinò una lotta per il potere all’interno dell’organizzazione che, alla lunga, ne decretò la scomparsa (qualcosa di analogo accade anche nel racconto di Yeats Rosa Alchemica, parte del volume Secret Rose del 1897).

La faida prese il via quando ad Aleister Crowley, allora giovane adepto, venne impedito l’accesso al Second Order a causa della sua già pessima reputazione. Yeats, che lo detestava, per l’occasione rimarcò che la Golden Dawn era una società magica, non un riformatorio. Ne seguì un lungo contenzioso che, tra le altre cose, portò il poeta irlandese a ricoprire il ruolo di Imperator per qualche mese, prima di dimettersi in perda alla frustrazione. Sebbene rimase membro della Stella Matutina – uno dei due rami ricostituiti dell’organizzazione – fino agli anni Venti, da quel momento preferì continuare i suoi studi magici in forma privata, coadiuvato dalla moglie.

Nel 1925, in segno di pacificazione, Yeats dedicò a Mina Bergson il volume A Vision, da molti considerato il suo capolavoro filosofico. Nell’epilogo si evoca in termini affettuosi anche l’ombra di MacGregor Mathers, morto nel 1918, a cui l’autore porge infine le sue scuse.

Fonte Immagine: Irish Cultural Centre Hammersmith