Dal Rev. Don Leonardo Ricotta (Palermo) riceviamo un’opera monumentale e importante, un’efficace e accessibile divulgazione della dottrina cattolica così come elaborata dal Dottore per eccellenza, San Tommaso d’Aquino. Un’opera che rende il tomismo alla portata di tutti, per la quale ringraziamo l’alacre e generoso Autore! [RS]

I precedenti moduli pubblicati si trovano qui: CATECHISMO TOMISTA

205. Che cosa è l’estasi?
Secondo la psichiatria l’estasi è uno stato parossistico particolare nel quale il soggetto, interrom-pendo ogni comunicazione con l’ambiente circostante, si trova trasportato in un mondo psichico assolutamente impenetrabile da altri. Superando tale ristretta definizione, propria delle scienze umane, dobbiamo dire che l’estasi è un rapimento spirituale nel quale l’anima è trasportata e quasi assorbita in Dio con rapidità. Tale rapimento si impossessa dell’anima con tale impetuosità e violenza che non vi si può resistere. Nonostante il diletto che si prova, l’umana debolezza risente brividi di terrore quando accadono tali esperienze.

206. Che differenza c’è tra estasi e rapimento?
Sostanzialmente non c’è differenza. L’estasi è una sospensione dello stato abituale dell’attività del corpo e il rapimento anche, ma questo si produce bruscamente. Il rapimento aggiunge all’estasi un elemento di violenza, cioè l’effetto di un’azione esterna che viene imposta alla natura la quale viene elevata al di sopra della sensibilità e quindi l’uomo, in qualche modo, esce da se stesso.

207. L’estasi è, dunque, innaturale?
L’estasi è innaturale per il modo in cui si realizza nella nostra povera natura, fragile e decaduta. Tuttavia essa rientra nel normale sviluppo della vita spirituale perché non è concepibile un vero amore spirituale senza quel superamento radicale dell’egoismo che porta un’anima al di fuori di se stessa, come è evidente nell’amore della madre verso i figli. Ma ciò non significa che tutti siano chiamati a questo stato, che è sempre da ritenersi un fatto eccezionale.

208. Può, dunque, sussistere una conoscenza non sensibile?
La conoscenza dell’uomo avviene attraverso i sensi. Ma può accadere che l’uomo, astratto dai sensi, veda qualcosa al di là dei sensi. In tutto ciò l’uomo risulta modificato quanto al modo naturale della sua conoscenza. Questa mutazione avviene talvolta per un difetto della natura, come accade nei malati di mente i quali credono di avere visioni; oppure in chi si ubriaca o fa uso di droghe e ha le allucinazioni; può anche avvenire nel sonno, durante il quale si producono visioni che sembrano vere; oppure può avvenire per l’invocazione dei demoni, come accade ai maghi che perdono l’uso dei sensi e comunicano con i demoni, i quali rivelano loro cose che non potrebbero essere conosciute per via naturale. Tali astrazioni dai sensi non elevano l’uomo ma piuttosto lo degradano. In questi casi, più che astrazione dai sensi, si dovrebbe dire “stordimento dei sensi”. Altre volte, invece, tale astrazione avviene per la virtù divina e questa è l’estasi di cui stiamo parlando.

209. L’estasi è un’elevazione?
Sì, l’estasi è una elevazione ad una conoscenza superiore che va al di là del corso usuale della natura. Dio sottrae all’uomo quello che gli è dovuto per natura, cioè la conoscenza sensibile e gli concede qualcosa che non gli è dovuto, cioè la conoscenza del mondo spirituale.

210. L’uomo da sé può produrre l’estasi?
L’uomo può produrre da sé lo stordimento dei sensi che lo degrada, come dicevamo, ma l’astrazione che lo eleva, cioè l’estasi, può provenire soltanto da Dio.

211. I sensi sono, dunque, un impedimento?
Dio ha stabilito che l’uomo, durante la vita terrena, conosca attraverso i sensi e non possa elevarsi alla visione del mondo soprannaturale. E dunque non è naturale che l’uomo sia separato dai sensi durante la vita terrena, come non è naturale che un bambino nasca con la barba. Se, nello stato presente, l’uomo potesse vedere Dio come nella patria celeste tutto ciò sarebbe contro natura, come appunto sarebbe contro natura, per un bambino appena nato, avere la barba. I sensi appartengono alla natura umana e sono buoni perché nulla di cattivo può provenire da Dio creatore. Tuttavia, i sensi sono diventati un impedimento per il disordine del peccato originale.

212. E’ possibile che l’uomo, nello stato presente, possa essere elevato a vedere Dio?
No, non è possibile che l’uomo, nello stato presente, possa essere elevato a vedere Dio senza astrazione dai sensi perché è necessario che, chiunque vede Dio, sia totalmente distolto dalla considerazione delle realtà inferiori. Infatti, la divina visione, per la sua veemenza, non ammette con sé la visione di qualcos’altro. Per vedere Dio si richiede una somma purezza del cuore. Nel XXXIII canto del paradiso Dante esprime poeticamente questa verità dicendo: “a quella vista cotal si diventa che volgersi da lei per altro aspetto è impossibil che mai si consenta…”

213. L’uomo merita di essere elevato alla conoscenza divina?
Sì, spetta al grado e alla dignità dell’uomo di poter essere elevato alle cose divine per il fatto stesso che l’uomo fu creato a immagine di Dio. E, poiché il bene divino supera all’infinito le capacità umane, l’uomo ha bisogno di essere aiutato soprannaturalmente al raggiungimento di esso: questo avviene con tutti gli aiuti della Grazia.

214. L’estasi, nell’uomo, appartiene alla parte conoscitiva oppure a quella affettiva?
Possiamo considerare l’estasi sotto due aspetti.

Primo. In rapporto al suo oggetto. Allora, propriamente parlando, l’estasi appartiene alla parte conoscitiva poiché l’uomo, alienato rispetto alla sua sensibilità da un’azione violenta, viene elevato ad una conoscenza superiore.

Secondo. In rapporto alle sue cause. Invece, per il fatto stesso che l’uomo si abbandona all’amore di Dio con tutto il suo affetto, può accadere che, da parte di Dio stesso, ci sia un Suo improvviso abbandono all’amore dell’uomo che produce nell’uomo un abbandono rispetto alla sua sensibilità. In questo senso, è proprio l’amore divino che produce l’estasi, la quale, quindi, riguarda la parte affettiva.

215. C’è differenza tra contemplazione ed estasi?
La contemplazione, come dicono i Dottori Cattolici, è un semplice intuito della verità divina, cioè un andar dentro al mistero divino con un movimento conoscitivo e affettivo, cioè della mente e del cuore che diventa tanto più intenso quanto più è unitario. La mente pensa totalmente ciò che il cuore ama e il cuore ama totalmente ciò che la mente pensa. Nella contemplazione c’è un movi-mento progressivo che dipende dalla volontà dell’uomo e dal suo “allenamento” nell’esercizio delle cose divine. Nell’estasi, invece, non c’è tale movimento progressivo ma l’irrompere brusco della potenza di Dio in un modo tale da togliere anche la sensibilità. Ecco perché, durante l’estasi, se si viene sottoposti a sevizie corporali (fuoco che viene accostato alla carne, punture e altre cose simili), non c’è alcuna reazione corporea. In alcuni casi il corpo diventa anche così pesante e im-mobile da non potere essere spostato da nessuno.

216. In che cosa consistette il rapimento dell’Apostolo Paolo?
San Paolo racconta di essere stato rapito fino al terzo cielo. Seppe dunque, con certezza, che ciò in cui era stato rapito era veramente il cielo e, in quel momento, tutta la sua mente fu trasportata nelle realtà divine e non percepiva se la sua anima era nel corpo oppure no. Egli, certamente, non raggiunse la piena e perfetta conoscenza delle cose che i beati e gli angeli posseggono. La sua visione, per quanto sia stata simile a quella dei beati, fu tuttavia imperfetta rispetto a quella; imperfetta e momentanea.

217. Per terzo cielo s’intende, dunque, il Paradiso?
Sì, “terzo cielo” è un modo per indicare il paradiso. Dio volle mostrare a San Paolo la vita nella quale Egli viene contemplato eternamente.

218. San Paolo, dunque, vide Dio?
L’essenza divina non può essere vista da un intelletto creato se non attraverso uno strumento dato da Dio stesso e che viene denominato “luce della gloria”, di cui sta scritto in un salmo: “ nella tua luce noi vedremo la luce…”. Questa “luce della gloria” può essere partecipata in modo permanente ed è quella che rende beati i Santi del cielo. Ma può essere partecipata anche come influsso transitorio, come avviene in alcuni fenomeni mistici quali la profezia, il parlare lingue sconosciute o le locuzioni interiori. Ebbene, questa “luce della gloria” fu concessa a San Paolo in questo secondo modo e perciò, nel suo rapimento mistico, egli divenne beato in senso relativo e per un tempo transitorio, come dicevamo.

219. Le esperienze di pre-morte possono essere considerate estasi?
Per pre-morte s’intende l’esperienza di coloro che, dopo un arresto cardiaco, vengono riportati in vita attraverso le moderne tecniche di rianimazione. Costoro narrano visioni ultraterrene che, comunque, non sono una novità perché di esse si parla anche nei secoli passati. Ora, poiché la caratteristica propria dell’estasi è l’abbandono della sensibilità, tali esperienze possono essere considerate estasi seppur con una differenza: nell’estasi tale abbandono si verifica per l’improvvisa azione della virtù divina; nel pre-morte, invece, ciò si verifica per il blocco momentaneo delle funzioni vitali. Nel primo caso la visione soprannaturale causa l’abbandono della sensibilità; nel secondo caso, invece, è il contrario: è l’abbandono della sensibilità a produrre la visione
soprannaturale.

220. Qual è il contenuto di questi racconti?
Molti libri sono stati scritti raccogliendo le testimonianze di chi è stato vicino alla morte. Qui, in sintesi, ci limitiamo a riportare gli elementi più comuni. Tutti affermano di essersi ritrovati al di fuori del loro corpo vedendo con chiarezza ciò che avveniva all’intorno. E poi l’incontro con altri essere personali, angeli o persone defunte con cui c’è stata qualche relazione sulla terra. Il contatto con una dimensione diversa e superiore, paesaggi stupendi, prati verdi, musica dolcissima e soprattutto l’incontro con un Essere di luce da cui scaturiscono un amore e un calore assolutamente inesprimibili. Il morente si sente attratto in modo irresistibile e vuole andare verso questo Essere
di luce il quale chiede telepaticamente al morente di esaminare, da un punto di vista morale, la sua vita per come l’ha vissuta.

221. Esistono anche esperienze non piacevoli?
Ci sono anche esperienze non piacevoli: incontri con spiriti mostruosi che cercano di trascinare verso il basso; tali esperienze vengono riassunte con una sola parola: inferno! E riguardano, perlopiù, persone che sono vissute senza la fede e hanno fatto molto male agli altri. È difficile quantificare il numero di tali esperienze terribili anche perchè, chi le ha vissute, in molti casi evita di parlarne ma tali esperienze ci sono e sono anche più numerose di quanto si pensi.

222. Questi racconti sono credibili?
Alcuni affermano che tali esperienze sono il frutto di processi chimici da parte del nostro cervello che così reagisce in tali situazioni estreme. Ma questa teoria chimica è assolutamente irragionevole per i seguenti motivi.
Primo. E’ impossibile che un contadino o un bambino, che non hanno mai visto una sala operatoria, possano descrivere, con una precisione degna di uno studente di medicina, le diverse fasi dell’operazione chirurgica, i tasti premuti dal chirurgo, i flaconi presi dagli assistenti e anche l’involontario scivolone dell’infermiera. E tutto ciò mentre è in atto la cessazione di tutte le funzioni vitali.
Secondo. E’ difficile immaginare una bugia così universale : uomini di ogni condizione sociale, popolo, cultura e religione che raccontano tutti la stessa cosa.
Pertanto, tali racconti devono essere ritenuti credibili. Essi sono fondati metafisicamente e sono compatibili con la sana dottrina della Chiesa. E’ pur vero che, anche dentro la Chiesa, non mancano teologi superficiali e sciocchi i quali affermano che “non dobbiamo cercare in queste esperienze le prove di una vita dopo la morte… l’unica prova vera è la parola di Dio…se qualcuno crede ad una vita post-mortem perché ha vissuto tali esperienze commette un errore grossolano…”. Chi ha vissuto tali esperienze, dinnanzi a tanta superficialità e presunzione, può solo piegarsi in due dalle risate.

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