Dal Rev. Don Leonardo Ricotta (Palermo) riceviamo un’opera monumentale e importante, un’efficace e accessibile divulgazione della dottrina cattolica così come elaborata dal Dottore per eccellenza, San Tommaso d’Aquino. Un’opera che rende il tomismo alla portata di tutti, per la quale ringraziamo l’alacre e generoso Autore! [RS]

I precedenti moduli pubblicati si trovano qui: CATECHISMO TOMISTA

341. Perché parlare di morale cattolica?
Oggi è più che mai necessario parlare di morale cattolica perché viviamo in un tempo di confusione dottrinale. La morale odierna appare come un oggetto viscido, sfuggente, che non si lascia afferrare da nessun lato. Non ha, al suo interno, un pensiero articolato e coerente, non c’è uno sviluppo teologico argomentato, ma una ripetizione snervante di temi che, del tutto simili a un indottrinamento ideologico, vogliono stroncare qualsiasi resistenza mentale e psicologica.

342. Che cosa non è la morale cattolica?
La morale cattolica non è un giudizio sulla base dell’efficacia dei risultati ottenuti e non giudica sulla base del consenso e dell’ammirazione da parte degli uomini.
Non è un civettare secondo le mode ideologiche del momento.
Non è un passatempo per gente con la testa fra le nuvole.
Non è una prigione, una gabbia della libertà umana.
Non è un dovere estrinseco e noioso, qualcosa di estraneo, pesante, insopportabile e disumano.

343. Che cosa è, dunque, la morale cattolica?
La morale cattolica è un mondo affascinante che rende comportamento concreto e quotidiano i principi di verità che la nostra ragione riconosce e la nostra volontà ama. E’ il modo di vivere della nostra natura come è stata creata da Dio, un modo non teorico di amare Dio.
La morale cattolica è la capacità di rieducarsi ad un’esistenza che miri al vero bene, la capacità di essere come Dio vuole. E’ la scienza che tratta l’uso che l’uomo deve fare della sua libertà per raggiungere l’ultimo fine che è Dio stesso.
E’ un sistema di conclusioni sicure fondate su principi universali, una scienza dell’attività pratica che determina, oggettivamente, la natura del bene e fonda l’obbligo per cui l’uomo debba tendervi. La morale cattolica è la scienza che tratta del bene e del male; una scienza rigorosa, seria, appassionante che chiede di essere avvicinata senza timori ma con rispetto e impegno sincero.
La morale cattolica è una cosa bellissima, non un formalismo sterile e insensato ma la ricchezza di una vita piena, vissuta nella direzione indicata da Dio che è Padre e vuole sempre il vero bene di tutti.

344. Quale domanda si pone la morale?
La morale si pone una domanda semplice: “questa azione che sto per compiere è buona o cattiva…” ?

345. A che cosa è subordinata la morale?
La morale è subordinata alla metafisica perché i suoi principi non appartengono all’ordine empirico e contingente ma sono basati sulla natura stessa delle cose.

346. Qual è la prima condizione di rettitudine degli atti umani?
La prima condizione di rettitudine degli atti umani è che siano ordinati all’ultimo fine che è Dio o almeno non siano incompatibili con questo.

347. Che cosa sono gli atti?
Gli atti sono le azioni umane di rilievo morale che scaturiscono dalla libera volontà dell’uomo. Le azioni non volontarie come, per esempio, respirare o digerire o altre cose simili, sono prive di valore morale, come anche tutte quelle altre azioni in cui non c’è nè il bene nè il male.

348. L’uomo è, per natura, un essere morale?
Sì, l’uomo è un essere morale e lo è per natura, cioè la moralità è dentro il suo cuore. I suoi atti non provengono dall’istinto ma dal suo libero arbitrio. L’uomo ha una sete di giustizia che emerge fortemente in tutte le circostanze della vita, anche in quelle più banali. Per esempio, due tifosi di calcio possono anche litigare per una decisione giusta o sbagliata dell’arbitro: l’argomento è futile ma la ragione per cui si litiga non lo è affatto; si litiga, infatti, perché, in fondo all’anima, in tutti gli uomini c’è una grande sete di giustizia.

349. L’uomo ha bisogno della morale?
Si, l’uomo ha bisogno della morale. Senza questa, la vita sarebbe assurda. Senza una risposta al problema del bene o del male, senza un orizzonte morale, la vita di Padre Pio e quella di Hitler avrebbero il medesimo significato.

350. Il cammino morale è impegnativo?
Ciò che più affascina nella morale è che essa non rimane soltanto sul piano della teoria o del compiacimento intellettuale. Invece, essa penetra nella vita dell’uomo, impegnandolo a fondo, creando un’adesione esistenziale verso ciò che la ragione ha riconosciuto come giusto. In parole povere, se la morale mi insegna che rubare è un male, dovrò impegnarmi ogni giorno per non diventare un ladro. L’uomo fa esperienza di quanto il cammino morale risulti impegnativo. Studiare la morale, quindi, non basta per
comportarsi in maniera morale. Tuttavia, esercitandosi nella vita morale, l’uomo scopre la possibilità di educare se stesso e di vincere quella strana inclinazione al male che egli scopre di avere dentro di sé. E’ un cammino difficile perché nessuno nasce buono o cattivo così come nessuno nasce architetto o panettiere. E’ un apprendistato faticoso nel quale si impara, si commettono molte volte gli stessi errori, si cade e ci si rialza. Ma, attraverso questo percorso, l’uomo fa di se stesso un capolavoro, un’opera d’arte, una persona vera.

351. Qual è il fondamento della moralità?
Una morale senza Dio è qualcosa poggiata sul nulla, come un quadro che vuole rimanere appeso ma senza il chiodo. Solo Dio, che è la causa prima di tutto, può stabilire e imporre norme morali assolute alle sue creature. L’ordine morale non si regge se non in Dio; separato da Dio si disintegra. Solo Dio è il fondamento dell’agire morale dell’uomo. Ne consegue che ogni azione buona si radica nel desiderio di conoscere Dio e dargli gloria. Tutto ciò che garantisce il raggiungimento del fine ultimo è buono; tutto ciò che, invece, allontana da esso è cattivo. Ecco perché la morale è teologia, non antropologia: il centro è Dio, non l’uomo. E’ importante ribadire questo concetto in un’epoca come la nostra nella quale stoltamente si mette al centro l’umanesimo e i suoi valori. L’uomo trova la sua dimensione autentica soltanto se riconosce il ruolo centrale di Dio attraverso un incontro nel quale l’uomo stesso scopre la sua piccolezza e indegnità.

352. Quali sono gli elementi perturbativi della vita morale?
A causa del peccato originale l’uomo è stato non soltanto privato della Grazia ma anche ferito nella sua realtà naturale. Le ferite sono sostanzialmente tre.
Primo. L’ignoranza, cioè l’uomo può sbagliare.
Secondo. La concupiscenza, cioè l’uomo ha cattive inclinazioni che lo spingono al male anche se egli rimane sempre libero di non peccare.
Terzo. La morte che, pur nella promessa della resurrezione, conserva l’aspetto di castigo ed è sempre un distacco violento e innaturale dalla vita.

353. Quali sono gli strumenti essenziali della morale?
Per impostare correttamente la scienza morale occorre maneggiare con cura gli strumenti essenziali di questa disciplina che sono tre.
Primo. La libertà. Essa è peculiarità meravigliosa e terribile dell’uomo. La libertà è, a sua volta, dipendente dalla verità che è l’adesione dell’intelletto alla cosa oggettiva. L’uomo, cioè, non crea la realtà ma la conosce. E conoscere non significa supporre ( “secondo me…”), né avere l’impressione di una certa cosa ( “mi sembra che…” ) né pensare ( “io penso che…” ). Il nemico della libertà è la menzogna. Per cui i falsi profeti ( l’intellettuale di prestigio, il politico moderno, il cantante pop, il rivoluzionario religioso…), quando insegnano falsità in campo morale, sono veri nemici della libertà di milioni di uomini che li ascoltano, li applaudono e li seguono. Essi renderanno conto a Dio del male che fanno. Altri nemici della libertà sono : l’ignoranza, il dubbio, la presunzione, la passione, la violenza e il timore.
Secondo. La coscienza. E’ lo strumento attraverso il quale l’uomo giudica le sue azioni, approva o condanna un certo atto. La coscienza è come una stanza in cui l’uomo si trova da solo faccia a faccia con Dio. La coscienza è il giudizio della ragione con la quale l’uomo riconosce la qualità morale di un atto concreto. Ha il compito di applicare ai casi concreti il principio generale per cui si deve fare il bene ed evitare il male. La coscienza ha un ruolo applicativo nel senso che non crea la legge morale ma la attua
nella realtà come quando l’architetto progetta una casa; egli non crea le leggi della fisica ma applica leggi che già esistono. La coscienza è retta quando giudica correttamente, cioè quando applica davvero la legge naturale al caso concreto. Ma la coscienza può anche essere dubbiosa oppure rilassata o erronea per cui essa deve essere formata, educata ed istruita. La coscienza è come un muscolo dell’anima e, come ogni muscolo del corpo, ha bisogno di allenamento per evitare che si atrofizzi.
Terzo. La legge. E’ la norma stabilita da Dio che definisce ciò che è bene e ciò che è male. E’ compito dell’uomo indagarla, conoscerla e adeguarsi ad essa. I dieci comandamenti, perfezionati e portati a compimento da Gesù, costituiscono il nucleo di questa legge che è impressa da Dio nel cuore stesso dell’uomo.

354. Quanti tipi di legge vengono riconosciuti dalla morale cattolica?
La morale cattolica riconosce tre tipi di legge.
Primo. Legge eterna. E’ la ragione e la volontà di Dio sulle cose, un inizio assoluto e indeducibile.
Secondo. Legge naturale. E’ la partecipazione della legge eterna nella creatura razionale, cioè nell’uomo. E’ la legge propria dell’essere umano, è la legge dell’intelligenza infusa da Dio nella natura razionale. E’ la legge scritta dal dito di Dio nel cuore stesso dell’uomo. Tale legge è universale, immutabile, oggettiva
e conoscibile da parte di ogni uomo di buona volontà, anche non cattolico.
Terzo. Legge positiva. E’ quella promulgata dal legislatore umano. Sono le leggi del Magistero della Chiesa nel diritto canonico, leggi che regolano concretamente i rapporti all’interno della Chiesa stessa; ed è anche la legge contenuta nei codici di uno stato.

355. La legge positiva può andare contro la legge naturale?
Assolutamente no! La legge positiva non può andare contro la legge naturale e quindi, per esempio, se la legge naturale dice che l’uomo non può uccidere, nessun legislatore umano può legalizzare l’omicidio.

356. Come si valuta la moralità di un atto?
Per valutare la moralità di un atto si devono considerare tre cose.
Primo. L’oggetto, cioè il tipo di azione compiuta.
Secondo. Il fine, cioè lo scopo che si prefigge colui che agisce.
Terzo. Le circostanze nelle quali si compie l’azione.
Fine buono e circostanze non hanno il potere di cambiare un oggetto malvagio e quindi, se rubare è malvagio, il fine buono di farlo per i poveri non cambia la natura dell’atto. La circostanza positiva di aver rapinato una banca trattando con gentilezza i clienti non muta l’oggetto malvagio dell’atto. La condizione di aver instaurato una convivenza ricca di affetto non muta la malvagità della convivenza.
Le circostanze, a loro volta, possono diminuire o aggravare la moralità di un atto ma non mutarlo nella sua essenza. Addirittura, alcune circostanze, positive in astratto, possono, paradossalmente aggravare la responsabilità individuale: rubare con gentilezza, per esempio, accresce la responsabilità del ladro.

357. Esiste un giudizio morale?
Sì, esiste il giudizio morale che ogni uomo non solo può ma deve formulare su se stesso e sugli altri. Il “non giudicare” evangelico (che poi, tradotto esattamente, è “non condannare”) significa che non si deve aver fretta nel dire che una persona è malvagia perché il cuore umano è un mistero che solo Dio conosce. Lasciamo a Lui il compito! Ciò non toglie che i comportamenti debbano essere giudicati. Tale giudizio non solo è lecito ma è obbligatorio per ogni uomo su se stesso e sugli altri. Purtroppo, quando si cita a sproposito la frase evangelica “non giudicare”, si vogliono, col pretesto della carità, legittimare comportamenti viziosi propri o dei propri amici. Queste persone apparentemente caritatevoli, sono poi quelle che più spietatamente giudicano coloro che, invece, non corrispondono alle loro idee e simpatie.
Bisogna sempre distinguere tra peccato e peccatore. Il peccatore è un’anima da amare con amore di carità ma il peccato va condannato senza incertezze o ambiguità.

358. Il male può essere un inizio di bene?
Il male non può essere un inizio di bene ma solo la decisione di abbandonare il male è un inizio di bene. Il male non è il primo passo verso il bene, bensì il primo passo verso un male più grande. E infatti, come il bene procede verso un altro bene (e questa è la virtù), il male procede verso un altro male (e questo è il vizio).
Pertanto, per esempio, suggerire ai conviventi di continuare la convivenza o alle persone omosessuali di continuare ad assumere condotte omosessuali in vista di un ipotetico bene successivo è un consiglio aleatorio e inutile: la stessa cosa che suggerire ad un alcolista, come rimedio alla sua malattia, quello di continuare a bere.

359. Esiste, nella morale cattolica, l’eccezione alla regola divina?
Poiché la morale cattolica riflette la perfezione divina è evidente che essa contempli l’eccezione alla regola divina. Tale eccezione viene chiamata Epicheia.
Che cosa sia l’Epicheia ci viene spiegato da S. Tommaso D’Aquino con parole molto semplici. “Se l’osservanza della legge è dannosa al bene comune, allora essa non va osservata. Per esempio la legge stabilisce che ad ogni uomo venga restituito ciò che è suo però, se accadesse che un pazzo furioso richiede il suo coltello, non dovrebbe essere accontentato perché ciò metterebbe in pericolo gli altri…”.
Da quanto detto l’Epicheia non è un’eccezione alla legge, né la tolleranza di un male, né un compromesso: essa è, invece, principio di una scelta oggettivamente buona ed è la perfezione della giustizia.

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