Gli Atti di Santa Cecilia e il Breviario Romano riportano le seguenti parole: “Cantantibus organis, Cecilia virgo in corde suo soli Domino decantabat dicens: fiat Domine cor meum et corpus meum inmaculatum ut non confundar” (Mentre suonavano gli strumenti musicali, la vergine Cecilia cantava nel suo cuore al solo Signore dicendo: Sia, o Signore, il mio cuore e il mio corpo immacolato, affinché io non sia confusa). Senza entrare nel merito se queste parole della popolare martire romana si debbano riferire al suo matrimonio verginale o al suo martirio e se quel “cantantibus organis” sia in realtà un “candentibus organis” (i.e. “mentre arroventavano gli strumenti di tortura”, questa è la base del patrocinio di Santa Cecilia sulla musica. Non solo: su questo passo, musicato dai più grandi autori con melodie di Paradiso, si fondò per molto tempo l’idea, consacrata dai pittori, che Cecilia fosse una musicista. Un’idea falsa, estranea al senso del testo, ma a suo modo foriera di una verità come fa ben intendere questo estratto dell’articolo Santa Cecilia e la musica (Civiltà Cattolica, Anno 72 – 1921 – Vol. 4, pp. 318-333)

Santa Cecilia è musicista, ma in un senso altamente nobile e mistico, perché dal fondo del cuore canta a Dio ed a Dio solo le sue lodi. San Paolo, esortando i primi cristiani a ripetere nelle adunanze domestiche i canti ed i salmi della Chiesa, li esorta a cantarli prima nel fondo del cuore: Cantantes et psallentes in cordibus vestris Domino. Sant’Agostino, commentando il passo del salmo Cantate Domino canticum novum, dice chiaro (1): Neque omnis qui labiis personat, cantat canticum novum, sed qui eo modo cantat ut Apostolus admonet: Cantantes et psallentes in cordibus vestris. La lode a Dio è nulla, è semplice percussione dell’aria, aes sonans et cymbalum tinniens se viene solo dal labbro e non esca dal cuore, e merita il biasimo dello Spirito Santo: Hic populus labiis me honorat, cor autem eorum longe est a me.
Il medesimo ripete san Gerolamo in quelle parole le mille volte citate quando si parla di musica sacra (2): Canere et psallere et laudare Dominum magis animo quam voce debemus . Hoc est quippe quod dicitur : Cantantes et psallentes in cordibus vestris Domino. Audiant haec adolescentuli; audiant hi quibus psallendi in ecclesia officium est. Deo non voce, sed corde cantandum … È il primo fondamentale requisito che richiede la musica sacra; la pietà, la devozione, la fede viva, l’alto concetto della sublimità del culto e della grandezza di Dio a cui offriamo i nostri canti; tutto questo deve essere formato nel cuore, in cordo suo di canta in chiesa, di chi compone per la chiesa, prima di giungere al labbro; e questo deve essere da tutti diretto a Dio solo, soli Deo, e non per accattare o lodi o plauso dagli uomini, o unicamente per dar loro piacere, anziché eccitare nel cuore loro i medesimi sensi di pietà, di devozione, di fede.
Oh come di queste due finalità fondamentali, che deve avere la nostra musica sacra perché sia accetta a Dio e non indegna del culto è mirabile esemplare santa Cecilia.

(1) “Non canta il cantico nuovo chi lo fa squillare solo con le labbra, ma chi lo canta, come ci esorta l’Apostolo: Cantate e salmeggiate nei cuori vostri al Signore” (Epist. 140, 17. 44)
(2) “Col cuore più che con la voce dobbiamo cantare, salmeggiare e lodare il Signore. Per questo è detto: ” Cantate e salmeggiate nei cuori vostri al Signore”. Ascoltino i giovani; ascoltino coloro che hanno l’ufficio della salmodia nella Chiesa: a Dio bisogna cantare non con la voce, ma col cuore” (Comment. in Epist. ad Ephes., lib. III, c. 5, vers. 19).



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Immagine: Santa Cecilia suona l’organo, bottega napoletana, sec. XVIII, Primaziale di Santa Maria e Santa Cecilia, Cagliari
FONTE: BeWeB – Beni Ecclesiastici in web