A peste, fame et bello libera nos Domine: le guerre del sedevacantismo in America

di P. Seveso

Il sedevacantismo, nella sua versione “sedeprivazionistica” o se preferite “tesistica Cassiciacum”, è una delle anime che hanno contribuito a “fondare”, vitalizzare e potenziare Radio Spada, ne è stata e ne è una delle colonne portanti. Radio Spada ne ha tratto linfa vitale, energia, vigore e nitore, senza che per questo diventasse una realtà esclusivamente o esclusivisticamente sedevacantista come vorrebbero taluni nostri (malevoli) detrattori e senza nemmeno che l’interna posizione sedevacantistica ne risultasse impoverita, indebolita o adulterata, come vorrebbero altri nostri (inani) critici.

Sul grande affresco radiospadista le corpose pennellate di un “recognize and resist” senza tentennamenti accordisti stanno accanto alle pennellate rosso sangue di un passione papale e papalina a trecentosessanta gradi della Tesi di Cassiciacum, una delle diagnosi più efficaci e profonde della crisi attuale della Cattolicità. Così è stato, così sarà: il tesismo in Radio Spada rimane come SEGNO, come eterno punto di riferimento dialettico e polemico che miri a preservare il Papato romano e la Chiesa da ogni contagio d’eresia, da ogni manomissione neomodernistica, oggi umanamente trionfante.

Io stesso, che mi trovo ad essere presidente di Radio Spada da qualche anno, sono anche esponente di questa posizione. Proprio per questo ho rinunziato da tempo ad usare della mia presidenza come di un grimaldello apologetico, proprio perchè Radio Spada nel corso di questi lunghi anni, ha raccolto al suo interno, grazie all’intenso lavorio intellettuale dei carissimi ed indimenticabili Antonio Diano, Piero Nicola, Araì Daniele, e poi degli operosi Carlo di Pietro, Pietro Ferrari, Antonio Polazzo e Luca Fumagalli una così ricca messe di argomenti e documentazioni da rendere inutile qualsiasi intervento mio ulteriore.

Rimane sempre viva e operativa la rubrica polemica di costume “Ai piedi del trono vuoto”, scritta da me e da Luca Fumagalli: si tratta, per usare un’espressione che utilizzo spesso, di una specie di “cortile di Dio”, una zona franca dove si sono regolati e si regolano i conti interni del sedevacantismo di lingua italiana ma che non ha però la pretesa di interessare l’intero pubblico dei lettori di Radio Spada.

Oggi però devo prendere brevemente in mano la penna, fuori da questo perimetro, per una nota di ordine generale riguardo lo scontro molto duro in atto negli Stati Uniti tra le LL.EE. RR. Monsignor Daniel Dolan, esponente del sedevacantismo simplicititer, e Monsignor Donald Sanborn, esponente del sedeprivazionismo Cassiciacum. Come ripeteva un’antica invocazione della Chiesa e del popolo cristiano. “A peste, fame et bello, libera nos Domine”: mai espressione è più adatta ai tempi correnti. Mai come ora un evento spezzastoria come la Pandemia di Coronavirus si è rivelato come la Peste del XXI secolo, come un evento che ha eguagliato e forse (Dio non voglia) supererà le guerre mondiali come portata eversiva e demolitiva. Tutti ricordano gli effetti devastanti delle due guerre anche in ambito ecclesiologico con l’indebolimento della lotta antimodernistica per la prima e l’insorgere del neomodernismo per la seconda.

Nulla è più difficile però che “scrivere la storia della contemporaneità” per l’evidente motivo che ci manca la possibilità di uno sguardo a lungo termine. Rimane però evidente, e lo si dica con buona pace di tutti, che l’evenienza pandemica abbia impattato sul mondo cattolico tradizionalista (in genere), di suo abbastanza portato alla coazione ripetitiva e alla staticità, come un uragano. Tutte le carte si sono rimescolate, tutti i confini sono diventati gassosi e fluttuanti, gran parte dei punti fermi umani son andati in frantumi, molti degli antichi e deprecatissimi nemici diventano “alleati” nella lotta contro la “dittatura sanitaria mondiale”, molti degli antichi campioni, compresi taluni vituli d’Aronne talarizzati che una certa facile opinione pubblica tradizionalistica o integristica aveva contribuito a creare, vengono gettati in fretta e furia nella forgia per essere rifusi in nuove leghe e in nuovi cannoni da usare contro poteri occulti, politici, virologi et similia.

Come ad ogni passaggio epocale, come alla fine di ogni impero, vi è chi continua a fare pervicacemente (et in Arcadia ego) “come se nulla fosse accaduto”, o chi si getta, anima, corpo e account, nel flusso magmatico di un attualità devastante e dispersiva. Rimanendo nel mondo sedevacantistico, per i primi l’unica vera Pandemia è la vacanza della Sede apostolica (formale o totale che sia) che da circa un sessantennio devasta e depaupera il Corpo mistico (ed il Covid è solo un umano e pur sanguinoso e concreto diversivo), per i secondi l’attualità pandemica si salda con la Crisi della Chiesa, come una sorta di nuova concordanza mistica e apocalittica tra Sacerdotium et Virus con tutte le conseguenze pastorali e comunicative di questo nuovo paradigma.

Qualsiasi osservatore non prevenuto capirà bene che non stiamo descrivendo le nuvole o il sesso degli angeli ma stiamo parlando di ciò che ci circonda oggi, di ciò che vediamo, di ciò che tocchiamo OGNI GIORNO, OGNI ORA con mano. Persino amicizie secolari e inscalfibili come quelle tra i due vescovi americani, persino le Westfalie tra totalismo e tesismo vengono risucchiate in questo vortice di generale imbarbarimento, imbastardimento e contaminazione dottrinale che si salda con le antiche e mai sopite differenziazioni (a volte fortemente polemiche) tra sedevacantismo simpliciter e Tesi di Cassiciacum.

Sarebbe facile e ovvio per me schierarmi e adeguarmi allo schema tesismo vs antitesismo, rinvenendo nelle posizioni di Sua Eccellenza Monsignor Sanborn (che in parte la nostra nota redazionale di ieri ha saggiamente rimarcato) le mie stesse posizioni ma non lo farò perchè mi accorgo che in questo generale sconquasso la prima vittima è la Buona battaglia, il bonum Certamen cui abbiamo consacrato la vita e a cui la stessa Radio Spada cerca di mantenersi fedele ogni giorno.

Per questo come un semplice cronista aggiorno il mio giornale di guerra con queste notizie e con quelle che verranno, osservo i movimenti della truppe e le rovinose rotte nell’immane conflitto in corso, cerco di tracciare da storico (dilettante ma non vedo grandi titani intorno a me) percorsi e scenari possibili.

Da ultimo ma cosa assai importante: cerco di usare solo le parole che servono.

Tempora bona veniant, Pax Christi veniat!



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