del Guelfo Rosa

Cari Amici di Radio Spada,

Vi scrivo perché di questo passo alcuni rischiano di far la fine di don Alfio, quando Mario Brega lo ammonì dicendo: “Se va avanti così Padre pure lei ce se butta dentro a quella piscina!”. La citazione ovviamente è dal celebre film verdoniano Un Sacco Bello, che abbiamo sempre applicato ai preti conciliari, non immaginando di doverlo rispolverare pure per i tradizionalisti.

Sì, ragazzi. Sarà la dittatura sanitaria, sarà il deragliamento generale, sarà quel che sarà, ma tutto questo florilegio nostrano di “primato della coscienza”, “libertà di opinione”, “Costituzione! Costituzione!”, inizia a diventare non solo stucchevole ma abbondantemente tossico. Capisco che per reazione ci si attacchi a tutto, ma per dirla alla Totò: “Ogni limite ha una pazienza”.

Cerchiamo di mettere in ordine le idee.

Invocato a sproposito ogni tre per due, il “primato della coscienza”, preso letteralmente, non esiste. La coscienza, considerata in sé stessa, non ha alcun primato. Al contrario esiste – ed è necessario – il primato della verità sulla coscienza. La verità ha la prima e l’ultima parola. La realtà oggettiva prevale sull’interpretazione individuale. Del resto è evidente a chiunque che la coscienza per esercitarsi correttamente debba essere “ben formata”, ma se riceve la “forma” da qualcosa, in qualche modo ne dipende. Lo sbilanciamento estremo in favore del soggettivo e la presunta preminenza dell’insondabile coscienza dell’individuo sono vecchi errori liberali e modernisti che, portati alle estreme conseguenze, rimandano all’antica guerra dell’Io contro Dio. Se a un carceriere stalinista fosse possibile invocare il primato assoluto della coscienza per sgravarsi dai suoi crimini, risulterebbe impossibile qualsiasi giudizio sul suo operato. Giudizio che è appunto basato sulla verità che precede la coscienza. Dunque, basta con questa espressione usata a caso.

Non parliamo poi della “libertà di opinione”. Sotto un’angolatura distinta ma connessa rispetto al punto precedente, siamo di nuovo di fronte a qualcosa che, considerato in sé stesso, non ha valore assoluto, anzi, proposto secondo il senso comunemente dato è condannato dalla Chiesa come indifferentista. La “libertà di opinione” non è invocabile a piacere ed esiste solo per il segmento delle cosiddette “materie libere”: in dubiis libertas. Non c’è un diritto dell’uomo alla “libertà di opinione” sull’esistenza di Dio, sulle leggi divine. Così come non c’è, in altro campo, nell’attribuire 4 lati al triangolo e 5 al quadrato. Anche qui la verità prevale, precede e disciplina l’eventuale libertà sulla singola opinione, che però è “opinione” solo a condizione che non ne sia già accertata la veridicità o la falsità. Quindi occhio a usare con brio certi slogan generici e ambigui. Nel Sillabo, Pio IX, ha condannato la proposizione [LXXIX]: “È assolutamente falso che la libertà civile di qualsivoglia culto, e similmente l’ampia facoltà a tutti concessa di manifestare qualunque opinione e qualsiasi pensiero palesemente ed in pubblico, conduca a corrompere più facilmente i costumi e gli animi dei popoli, e a diffondere la peste dell’indifferentismo”.

La Costituzione. Attenzione anche qui: le leggi dello Stato vanno rispettate, in ossequio al principio Paolino “non est potestas nisi a Deo“, ma piano a trasformare una Costituzione in un idolo. Lungi dall’essere “la più bella del mondo”, è il frutto di un compromesso al ribasso tra liberal-repubblicani, social-comunisti e democristiani. Come i cattolici dei primi secoli rispettavano le leggi imperiali “dando a Cesare quel che è di Cesare e dando a Dio quel che è di Dio” così anche noi viviamo nel quadro normativo determinato dalla carta costituzionale, ma questo non rende buoni gli imperatori pagani e i principi modernissimi della Costituzione. Anche qui occhio agli slogan confusionari.

Infine una riflessione da non vaccinato. Per una lunga serie di ragioni non ho ricevuto nemmeno una dose e al momento non ho intenzione di riceverne, però massima cautela con scappatoie almeno dubbie. Ho grande stima dell’operato della Fraternità San Pio X ma devo dire che il documento proposto dal distretto canadese per tentare l’esenzione del vaccino sul posto di lavoro probabilmente non lo firmerei (a parte il fatto che qui per certi versi non è applicabile).

Forse il mio è un eccesso di zelo, uno scrupolo, ma continuo a credere che i primi 3 comandamenti stiano sopra gli altri 7. E per firmarlo dovrei sottoscrivere un testo in cui si rimanda al “magistero” delle autorità conciliar-vaticane (citate largamente in nota), in cui sembra volersi strizzare l’occhio ad un impalpabile sentimento religioso dicendo che oltre ai cattolici “molte altre tradizioni religiose, sostenute dalla scienza di base, credono che la vita inizi al momento del concepimento”, in cui si fa un uso ambiguo del tema della coscienza sostenendo “ogni persona è tenuta a seguire il dettato della propria coscienza per rifiutare un trattamento medico che ritiene offensivo per Dio e contrario non solo per il bene della società“ (ora: se un trattamento è offensivo per Dio e contrario al bene della società lo deve dire la teologia morale, non la coscienza del singolo, altrimenti dovremo ammettere la liceità morale del mettere in pericolo la vita applicando la contrarietà alla trasfusione di sangue tipica dei Testimoni di Geova), inoltre nel testo si incorpora tutta una serie di documenti di autorità civili di dottrina almeno dubbia, al punto che l’ultima frase prima delle note è “costringere una persona a una diretta violazione della sua coscienza non può mai essere tollerato da una società libera e giusta”; frase che, ancora una volta, presa in sé stessa, è falsa. La Chiesa per secoli – e giustamente – non ha atteso di avere il consenso della coscienza dei singoli per estirpare l’eresia e sopprimere l’errore. Da quando ha iniziato a chiedere il permesso sono iniziati i guai. Capisco che queste questioni sfuggano ai più, che qualcuno abbia fretta di bollarle come sottigliezze (quando in realtà non lo sono e in ogni caso: “il diavolo si insinua nei dettagli”), concedo volentieri che le frasi del documento vadano ricondotte al loro contesto e che l’intenzione voglia essere buona, ma “di buone intenzioni (e non di buoni propositi, come direbbe Eymieu nell’ottimo Il Governo di sé stesso), è lastricata la via che porta all’inferno”.

Statt accort guaglió!


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Foto di asim alnamat da Pexels