Dall’enciclica “Auspicato concessum” pubblicata da S.S. Leone XIII il il 17 settembre 1882, nel VII centenario della nascita di san Francesco d’Assisi.

È incredibile a dirsi con quale trasporto degli animi, quasi spinta, la gente era rapita dietro Francesco. Ovunque passava, si determinavano grandi assembramenti e spesso dai castelli e dalle città più numerose tanti uomini indistintamente gli chiedevano di essere ammessi alla professione della sua Regola. Pertanto, nel santissimo uomo nacque l’idea di fondare il Terzo Ordine che, senza rompere i vincoli della famiglia e delle cose domestiche potesse accogliere persone d’ogni condizione, di ogni età e dell’uno e dell’altro sesso. Saggiamente egli lo volle regolato, non tanto con particolari statuti, quanto con l’applicazione delle leggi stesse del Vangelo, delle quali nessun cristiano ha motivo di sgomentarsi: cioè osservare i comandamenti di Dio e della Chiesa; evitare fazioni e risse; nulla frodare; non brandire armi, se non in difesa della religione e della patria; essere temperanti nel vitto, modesti nel vestito; guardarsi dal lusso, fuggire le seduzioni di balli e di spettacoli irreligiosi. È facile comprendere che da siffatta istituzione, salutare per se stessa e mirabilmente opportuna in quei tempi, dovettero derivare grandissimi vantaggi. Di tale opportunità giunge conferma dal fatto che altre associazioni somiglianti germogliarono dalla famiglia Domenicana e da altri Ordini religiosi. Molti, di modeste condizioni e di altissimo rango, pieni di ardore e di zelo correvano ad iscriversi al Terz’Ordine di San Francesco. Furono tra i primi il re di Francia Luigi IX, e Sant’Elisabetta d’Ungheria: dietro a questi vennero, con l’andare degli anni, molti Pontefici, Cardinali, Vescovi, Re e Principi; tutti stimarono non sconveniente con la loro dignità l’abito francescano. I Terziari, nel difendere la religione cattolica, diedero belle prove di pietà e di forza, e se a motivo di queste virtù si attirarono l’ira dei tristi, ebbero sempre di che consolarsi con il più onorevole e più desiderabile dei conforti: l’approvazione dei savi e degli onesti. Addirittura Gregorio IX, Nostro Predecessore, encomiandone pubblicamente la fede e il coraggio, non si peritò di far loro scudo della propria autorità e di chiamarli, a grande onore: “Milizia di Cristo, nuovi Maccabei”. Né era immeritata la lode. Infatti in quel gruppo di uomini operava un grande aiuto per il pubblico benessere: essi, tenendo fisso lo sguardo alle virtù ed alle leggi del loro fondatore, si adoperavano il più possibile di far rifiorire in seno alle corrotte città i pregi della vita cristiana. Certo, grazie all’opera ed all’esempio dei Terziari, si videro spesso estinte o mitigate le discordie di parte, tolte di mano ai faziosi le armi, allontanate le cagioni di litigi e di contese: procurati sollievi agl’indigenti e agli abbandonati, frenata la lussuria, divoratrice delle sostanze e strumento di corruzione. Conseguentemente la pace domestica e la tranquillità pubblica, l’integrità dei costumi e la mansuetudine, il retto uso e la tutela della proprietà, che sono i migliori elementi di civiltà e di benessere, rampollano, come da propria radice dal Terz’Ordine: e se codesti beni non andarono perduti, l’Europa deve esserne in gran parte riconoscente a Francesco […] In mezzo a tanti e così gravi mali, ben comprendete, Venerabili Fratelli, come una speranza non piccola di sollievo si possa ragionevolmente riporre nelle istituzioni francescane, solo che vengano richiamate al vigore di prima. Al rifiorire di esse, rifiorirebbero agevolmente la fede, la pietà e ogni virtù cristiana; sarebbe rintuzzata la smisurata brama dei beni di quaggiù, e non si avrebbe più in uggia quello che oggi viene considerato dai più il maggiore e il più insopportabile dei pesi, cioè la mortificazione delle voglie per mezzo della virtù. Stretti da fraterna concordia, gli uomini si amerebbero scambievolmente, e nei poveri e negli afflitti rispetterebbero, come è dovere, l’immagine di Gesù Cristo. Inoltre, coloro che sono intimamente convinti dello spirito cristiano, sentono come obbligo di coscienza di dover obbedire all’autorità legittima e di rispettare i diritti di chicchessia; questa disposizione di animo è il più efficace mezzo per recidere alla radice ogni disordine, ogni violenza, tutte le ingiustizie, il desiderio di novità, l’odio fra i diversi ordini sociali, che sono i principali moventi ed insieme le armi del Socialismo. Infine, anche la difficoltà che travaglia le menti degli uomini di governo sul modo di equamente comporre le ragioni dei ricchi e dei poveri, resta mirabilmente sciolta una volta che sia scolpita negli animi la persuasione che la povertà non è per se stessa spregevole: occorre che il ricco sia caritatevole e munifico; che il povero sia rassegnato e attivo, e poiché nessuno dei due è nato per i mutabili beni della terra, gli uni con la sofferenza, gli altri con la liberalità si procurino di raggiungere il cielo. Per queste ragioni Noi da lungo tempo e vivamente desideriamo che ognuno, secondo le proprie forze, sproni se stesso ad imitare Francesco d’Assisi. A tale scopo, come nel passato avemmo sempre particolarmente a cuore il Terz’Ordine dei Francescani, così ora, chiamati per somma benignità di Dio a gestire il supremo Pontificato, approfittiamo di questa ricorrenza per esortare i fedeli a non negare il proprio nome a questa santa milizia di Gesù Cristo.



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