Per la festa di san Martino di Tours, offriamo ai Lettori un saggio del discorso pronunziato in onore del santo Vescovo dal Cardinale Louis-Edouard-François-Desiré Pie, Vescovo di Poitiers, il 14 novembre 1858.

Lungi da me il pensiero che io conosca, continua il Cardinale, quale vitalità e potenza già possedesse nelle nostre regioni la religione di Gesù Cristo, per la predicazione dei primi apostoli, dei primi martiri, dei primi vescovi, la serie dei quali risale ai tempi più vicini al Calvario. Tuttavia non temo di dire che l’apostolo popolare delle Gallie, colui che convertì le campagne, rimaste in gran parte pagane, il fondatore del cristianesimo nazionale fu san Martino. Donde viene a san Martino, a preferenza di tanti altri vescovi e servi di Dio, questa preminenza nell’apostolato? Potremmo mettere Martino sopra il suo maestro sant’Ilario? Se si tratta della dottrina, certamente no; se si tratta dello zelo, del coraggio, della santità, non sono io competente a giudicare chi fu più grande tra il maestro e  il discepolo; ma posso dire che Ilario fu soprattutto un dottore e Martino un taumaturgo. Per la conversione dei popoli, il taumaturgo supera il dottore e, per conseguenza, nel ricordo e nel culto dei popoli il dottore è eclissato, superato dal taumaturgo.
Oggi si parla molto del ragionamento per persuadere delle cose divine, ma è dimenticare la Scrittura e la storia e, peggio, è venir meno alla propria dignità. Dio non ha giudicato conveniente ragionare con noi. Dio ha affermato, ha detto ciò che è; e ciò che non è; e, come esigeva la fede nella sua parola, così ha dato autorità alla sua parola. Come ha dato autorità? Non nell’uomo, ma in Dio, non nelle ragioni, ma nelle opere: non in sermone, sed in virtute; non per gli argomenti di una filosofia umanamente persuasiva:  non in persuasilibus humanae sapientiae verbis, ma per lo spiegamento di una potenza tutta divina: sed in ostensione spiritus et virtutis. Perché? Ecco la ragione profonda: Ut fides non sit in sapientia hominum, sed in virtute Dei: perché la fede sia fondata sulla forza di Dio (1Cor 2,4) e non sulla saggezza umana. Oggi non si vuole più questo, si dice che in Cristo il teurgo fa torto al moralista, che il miracolo è una macchia in questo sublime ideale. Ma nessuno cancellerà il fatto, nessuno abolirà il Vangelo e la storia. Non dispiaccia ai letterati del secolo, non dispiaccia ai pusillanimi che sono loro compiacenti, ma Cristo non solo ha fatto miracoli, ma ha fondato la fede sui miracoli. E, ancora, lo stesso Cristo, non per confermare i suoi miracoli, che sono appoggio agli altri, ma per pietà verso di noi, che facilmente dimentichiamo e ci lasciamo impressionare di più da quello che vediamo che da quello che ascoltiamo da altri, ha posto nella Chiesa la virtù dei miracoli. Il nostro secolo ne ha veduti e ne vedrà, come il secolo quarto vide quelli di Martino.
Operare prodigi per lui sembrava un gioco e tutta la natura si piegava ai suoi comandi. Gli animali gli erano sottomessi e il santo un giorno esclamava: – Mi ascoltano i serpenti e gli uomini non mi ascoltano! – Tuttavia lo ascoltavano anche gli uomini e, per parte sua, lo ascoltò la Gallia intera e, non solo l’Aquitania, ma la Gallia Celtica, la Belgica. Come resistere ad una parola resa autorevole con tanti prodigi. In tutte le province egli rovesciò ad uno ad uno gli idoli, ridusse in polvere le statue, distrusse i boschi sacri, bruciò e demolì i templi e tutti i rifugi dell’idolatria. Mi chiederete se tutto ciò era legale? Se studio la legislazione di Costantino e di Costanzo forse sì. Quello che posso dire però è che Martino, divorato dallo zelo per la casa di Dio, obbediva soltanto allo spirito di Dio. Quello che devo dire è che Martino, contro il furore della popolazione pagana aveva la sola arma dei suoi miracoli, il concorso visibile degli Angeli, qualche volta a lui concesso e, infine e soprattutto, le preghiere e le lacrime che versava davanti a Dio, quando l’ostinazione delle moltitudini resisteva alla potenza della sua parola e dei suoi prodigi. Con questi mezzi Martino cambiò la faccia del nostro paese e là dove appena era un cristiano prima del suo passaggio, restava appena un pagano quando egli era passato. I templi del Dio vivente sostituivano i templi degli idoli, perché, dice Sulpizio Severo, appena aveva rovesciati i rifugi della superstizione, costruiva chiese e monasteri. L’Europa si coprì così di Chiese che hanno preso il nome da Martino.

San Martino, angelico distruttore di templi pagani



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