Presentiamo ai lettori, diviso nelle sue varie parti, il testo dell’intervento video Gerusalemme vista dal Monte degli Ulivi. Uno sguardo sul grande ordine e sul grande disordine tenuto da A. Giacobazzi per il canale “Media” della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Troverete di seguito informazioni più ampie (con fonti, riferimenti e approfondimenti) che per brevità non potevano stare nei filmati. Nel complesso, per la realizzazione del lavoro sono stati utilizzati e citati diversi libri stampati dalle Edizioni Radio Spada, ne elenchiamo di seguito alcuni:

Buona lettura!


VIII. [Ultima parte]

Nel 2005 il Prof. Sergio Della Pergola, docente universitario e demografo israeliano, faceva notare come fosse realisticamente necessario «rendersi conto che Israele non potrà essere contemporaneamente grande (cioè esente dalle concessioni territoriali), ebraico e democratico. Sarà necessario rinunciare almeno a una di queste tre prerogative». E concludeva dicendo di credere che il Governo sarebbe stato «responsabilmente […] orientato a fare delle concessioni territoriali»[1].

Cosimo Risi[2] in un articolo decisamente più recente ripercorreva la questione: «Se […] si osserva l’andamento demografico a medio termine (gli studi di Sergio Della Pergola sono illuminanti), l’alterazione del tessuto sociale è destinata a crescere con gli anni. La componente laica perderà punti rispetto alla religiosa e all’araba. […] La causa palestinese s’intreccia alla questione israeliana con un potenziale inquietante per l’equilibrio generale»[3].

Queste due brevi citazioni rimandano ad argomenti certamente più ampi e più profondi. Soprattutto ci spingono ad una serie di domande su cosa sia diventata la società israeliana e su come la sua evoluzione influenzi i rapporti coi vicini arabi, con gli europei, col resto del mondo. Se è impossibile tratteggiare qui un quadro esauriente, sarà possibile tuttavia individuare qualche punto fermo.

Al netto della forza motrice dell’ideologia sionista, le spinte che si contrappongono sono molteplici: spesso si pensa a quella della presenza araba (anche politica), magari al dato curioso relativo al fatto che Mohammed fu qualche anno fa il nome più popolare tra i nuovi nati in quello che doveva essere lo Stato ebraico[4], ma è nel cuore dell’ebraismo israeliano che forse si pongono i dilemmi più rilevanti. Prendiamo ad esempio la componente più prolifica, quella religiosa, molto variopinta e divisa al suo interno, certo, ma per nulla trascurabile.

Gli ultra–ortodossi «minacciano Israele più degli arabi e dell’Iran», titolava il Jerusalem Post[5] (Haredim, not Arabs or Iran, are the biggest threat to Israel). L’articolo, a firma di Dan Perry[6], lanciava un concitato allarme:

«Il pericolo più grande viene dall’interno: uno stato haredi nello stato in rapida espansione, la cui dinamica attuale non può continuare senza porre fine al paese come democrazia di stile occidentale con un reddito pro capite in grado di rivaleggiare con la Gran Bretagna o la Francia». Grazie alle esenzioni concesse da tempo si è «trasformato lo studio della Torah in un’ossessione senza precedenti in cui tutti gli uomini haredi sono spinti a “studiare al seminario” per tutta la vita, prima per evitare la leva e poi essenzialmente come fonte di benefici previdenziali e sociali. Mentre altri studenti universitari pagano le tasse scolastiche, gli haredim ricevono stipendi per tutto il tempo in cui studiano, se vogliono per tutta la vita. Oltre 150.000 uomini ora in queste scuole sono indottrinati nella fede che rigidità e i rabbini portano a sostituire alle leggi e autorità dello stato. Per mantenere la chiusura, la maggior parte dei liceali haredi viene mandata nelle scuole della comunità haredi: che insegnano poca o nessuna matematica, scienze e inglese». Il rabbino capo sefardita di Israele «ha definito “assurdità” tali studi su argomenti secolari. Israele finanzia queste scuole anche se i loro “laureati” sono essenzialmente non occupabili in un’economia moderna. Di conseguenza, meno della metà degli uomini haredi fa parte della forza lavoro, il livello di partecipazione più basso di qualsiasi altro gruppo in Israele e, significativamente, molto meno degli haredi in altri paesi. […] Gli haredim sono cresciuti fino a raggiungere circa il 12% dei 9,5 milioni di persone, quasi il 20% degli ebrei del paese. A meno che qualcosa non cambi costituiranno la maggioranza degli ebrei di Israele in pochi decenni».

La denuncia di Perry continua: «L’intera situazione è accettata e finanziata dalla maggioranza israeliana non haredi, il cui stile di vita è destinato a distruggersi in virtù del loro tasso di natalità. In parte ciò è dovuto alla paura di essere etichettati come intolleranti – un classico problema dei liberali nell’affrontare l’illiberalismo».

Un quadro non esente da conseguenze politiche: «Perché i partiti di destra si uniscano al centrosinistra nel rovesciare l’attuale marcia suicida, dovrebbero abbandonare ogni speranza per un futuro governo che sia uniformemente di destra – perché la destra non può raccogliere più del 40% forse dei seggi nel Knesset senza di loro. Ciò significa che il destino di Israele spetta ai palestinesi […]. Chiunque si preoccupi della sopravvivenza di Israele ha quindi una seconda ragione per desiderare la pace con i palestinesi».

Non è di semplice comprensione per chi è abituato alle dinamiche europee, ma uno dei partiti più a destra del parlamento israeliano – Israel Beitenu, Israele casa nostra – è su posizioni schiettamente “anticlericali”, con una ferma opposizione alle istanze del blocco ultra–ortodosso. Nell’ottobre 2021 A. Liberman, capo della compagine, chiarì che un ingresso dei partiti Haredi nel governo avrebbe determinato un’uscita della sua forza[7].

Sionismo religioso, antisionismo religioso, destra sionista più o meno “laica”, un centro catch all, sinistra, arabi: sono gli elementi costituitivi di un mix politico esplosivo in un Paese di pochi milioni di abitanti. Diversi tra i residenti non si sentono israeliani, altri si sentono tali ma detestano quelli che si considerano “veri ebrei” (ultra–ortodossi), altri si ritengono “veri ebrei”, in contrapposizione a quelli della Diaspora (vedere a questo proposito il discorso, citato prima, in Defamation).

Vi sono poi casi curiosi in cui il problema ideologico dell’antisemitismo nel sionismo assume forme inedite, probabilmente più riconducibili all’estemporaneità della vita politica che non a strutturate visioni del mondo.

Fece parecchio discutere una notizia riguardante Yair, figlio dell’allora premier e capo della destra israeliana: Il figlio di Netanyahu posta una vignetta antisemita conto Soros[8] titolò Il Giornale (11 settembre 2017): «Un disegno che ritrae fra gli altri il miliardario ebreo di origini ungheresi George Soros come grande burattinaio che muove come marionette gli oppositori del governo guidato dal padre. Un’immagine – denuncia l’Anti–defamation League – densa dei peggiori stereotipi antisemiti, dal mercante dal naso adunco che si frega le mani, all’ex premier Ehud Barak ritratto con i soldi in mano, a una sorta di rettiliano che aleggia minaccioso su tutto». L’immagine venne immediatamente condivisa dall’ex Gran Maestro del Ku Klux Klan «David Duke e dal sito neonazi e suprematista Daily Stormer».

Ancora nel 2020 Haaretz, quotidiano progressista israeliano, con un articolo di Mati Shemoelof accusava Yair di essere un eroe per la «destra nazionalista tedesca», con una comunanza di idee e obiettivi che il giornalista temeva al punto di scrivere: «Yair gioca col fuoco»[9].

Forse più colorito, ma non esente da conseguenze giudiziarie. è un caso di cronaca precedente, non riguardante la famiglia Netanyahu ma il grande tema dei nuovi israeliani. Il 10 ottobre 2007 il Corriere della Sera riportava questa notizia: «La polizia ha scoperto una cellula neonazista composta da almeno otto immigrati provenienti da Paesi ex sovietici, tutti tra i 17 e 19 anni, accusati di aver organizzato attacchi contro ebrei ortodossi, stranieri, punk, gay e tossicodipendenti. Avrebbero anche sfregiato una sinagoga di Tel Aviv. Il quotidiano Yedioth Ahronoth ha dedicato l’apertura alla gang, pubblicando la foto di sei uomini che fanno il saluto nazista, con il titolo «Incredibile» a lettere cubitali. Il portavoce della polizia israeliana, Micky Rosenfeld, ha confermato l’arresto di otto persone, già comparse per una prima udienza in tribunale. Il gruppo manteneva stretti legami con altre organizzazioni neonaziste in Germania e in altri Paesi europei […] Nessuno degli otto arrestati è figlio di madre ebrea, ma hanno avuto diritto alla cittadinanza israeliana perché hanno almeno un nonno ebreo, come previsto dalla legge». Per quanto si tratti di un caso isolato, quando l’anno successivo i giovani furono condannati (con pene tra 1 e 7 anni) il giudice affermò «di aver inflitto agli adolescenti lunghe condanne in parte per dissuadere altri israeliani dall’unirsi a gruppi neonazisti»[10]. Ci si può fermare qui.

In piena fedeltà al motto allegria, studio, pietà – reso celebre da San Giovanni Bosco – mi permetto di chiudere questo intervento con una facezia che credo possa unire le importanti questioni del grande ordine o, se preferite, del grande miracolo intellettuale descritto nella prima parte, con i temi storici della seconda.

Ebbene: a New York un signore, ebreo devoto, di mezza età decide di andare da un suo amico, correligionario, per raccontargli un fatto che lo inquieta. «Caro amico, dimmi». «Non sai che è successo: mio figlio sta a Gerusalemme da anni, ha fatto l’università là: è partito ebreo ed ora è cristiano». Sentita questa frase cala un silenzio tombale. «Hai capito quello che ti ho detto? Mio figlio è cristiano!». Risponde l’altro: «Non ci potrai credere. Anche mio figlio è andato a Gerusalemme per lavoro, era ebreo devotissimo e ora… è cristiano. Non sapevo con chi parlarne e oggi scopro che a te è successa la stessa cosa!». I due restano pensierosi, poi ad un certo punto, la proposta: «Andiamo dal rabbino, è un anziano saggio e ci darà una risposta». Fissano l’appuntamento e la settimana successiva vanno nello studio del celebre rabbino. «Per cosa venite?». «Ecco dunque, noi dovremmo raccontarle un fatto strano che ci è successo: i nostri figli, cresciuti ebrei, ragazzi devoti, sono andati a Gerusalemme, mio figlio per studio, il suo per lavoro e sono tornati cristiani». Grande silenzio del rabbino, poi: «Non ci potrete credere: anche mio figlio è andato là come rabbino e ora è cristiano!». Restano tutti sgomenti, non vedendo via d’uscita, il primo taglia corto: «Se non troviamo una soluzione, mettiamoci tutti in preghiera e la risposta arriverà». I tre iniziano dunque a pregare: passa un’ora, due ore e niente. Poi all’improvviso uno squillo di tromba quasi angelico, nubi luminosissime si parano di fronte, sembrano aprirsi e una voce chiarissima dice: «Non ci potrete credere! Anch’Io ho mandato Mio Figlio a Gerusalemme… ed è cristiano!».


[1] Mosaico-Cem, 29 settembre 2005, https://www.mosaico-cem.it/attualita-e-news/israele/sergio-della-pergola/

[2] https://www.ocsm.it/wp-content/uploads/2020/02/Risi_CS.pdf: funzionario diplomatico della Repubblica italiana fino al 2016, ultimo incarico Ambasciatore in Svizzera. Commendatore al merito della Repubblica italiana. Docente di Relazioni internazionali e Politiche europee presso varie Università. Autore di numerose pubblicazioni in materia internazionalistica, commentatore di politica estera per alcune testate fra cui Il Corriere del Ticino.

[3] C. Risi, Il Governo Bennett-Lapid: la prima volta senza Netanyahu, https://www.ocsm.it/2021/07/01/il-governo-bennett-lapid-la-prima-volta-senza-netanyahu/

[4] L. Gravé-Lazi, Mohammed most popular baby name in Israel, Jerusalem Post, 28 dicembre 2015,  https://www.jpost.com/israel-news/mohammed-most-popular-baby-name-in-israel-in-2014-438634

[5] D. Perry, Haredim, not Arabs or Iran, are the biggest threat to Israel, Jerusalem Post, 5 luglio 2021, https://www.jpost.com/opinion/haredim-not-arabs-or-iran-are-the-biggest-threat-to-israel-opinion-672968; trad. presso: https://www.maurizioblondet.it/gli-ultra-ortodossi-minacciano-israele-piu-delliran/

[6] Ex redattore per il Medio Oriente con sede al Cairo, editore per l’Europa/Africa con sede a Londra dell’Associated Press, ed ex presidente della Foreign Press Association a Gerusalemme; managing partner della società di comunicazioni Thunder11 con sede a New York.

[7] Liberman says that if Haredi parties join the coalition, his party will bolt, The Times of Israel, 4 ottobre 2021, https://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/liberman-says-that-if-haredi-parties-join-the-coalition-his-party-will-bolt/

[8] I. Francese, Il figlio di Netanyahu posta una vignetta antisemita conto Soros, Il Giornale, 11 settembre 2017, https://www.ilgiornale.it/news/mondo/figlio-netanyahu-posta-vignetta-antisemita-conto-soros-1440505.html

[9] M. Shemoelof, Yair Netanyahu, Twitter Buddy and Hero of Germany’s Nationalist Right, Haaretz, 11 maggio 2020, https://www.haaretz.com/opinion/.premium-how-netanyahu-jr-became-twitter-buddy-of-an-anti-semitic-german-party-1.8837062

[10] Reuters, 23 novembre 2008, https://www.reuters.com/article/us-israel-nazis-idUSTRE4AM1Q420081123 / et: https://www.worldjewishcongress.org/en/news/jewish-teenagers-jailed-in-israel-for-years-of-neo-nazi-attacks


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Immagine in evidenza: Haredi demonstration against conscription yeshiva pupils, אלי סגל, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons