I ventisette anni di Giovanni Paolo II sono stati per la Santa Chiesa, già devastata dal Vaticano II, un periodo particolarmente calamitoso, non solo per gli errori contro la fede veicolati dal pontefice polacco, ma anche per il fango gettato dallo stesso sulla storia ecclesiastica per mezzo delle sue ossessive richieste di perdono. Per esempio – poiché pare sia stato richiamo da Francesco – fra le cose che i cattolici dovrebbero farsi perdonare, in questo caso dai sedicenti ortodossi, cioè gli scismatici foziani (gente al servizio di chiunque fuorché di Gesù Cristo), vi sarebbe la presa di Costantinopoli durante la Quarta Crociata del 1204. Ora se ci fu uno che in quei frangenti condannò l’atto fu il papa Innocenzo III, come risulta da quanto riportiamo di seguito. Magis est credendum historicae veritati quam modernistarum turbae fallaci!

In tutte le lettere in cui Innocenzo parla di questa conquista e delle sue conseguenze, aggiunge lo storico protestante [Friedrich Emanuel von Hurter], non troviamo quella espressione di gioia che denota il compimento d’un voto da lungo tempo nutrito. Hanno l’impronta di quella tranquillità che in tutte cose riconosce il dito dell’Eterno che dirige gli eventi ad uno scopo salutare. La gloria del Signore, la dignità della Chiesa, la salute delle anime sono le uniche cure che lo occupano. Se nella conquista riconosce un castigo per la separazione della Chiesa Greca dal gregge di san Pietro, vi scorge anche il mezzo di richiamar quella Chiesa, un di sì feconda di pure dottrine e poscia offuscata dall’errore, al sen materno, e di ricondurla colla grazia di Dio ai principii fondamentali della parola divina. Il tono delle sue lettere ed il loro contenuto liberano appieno Innocenzo dal sospetto d’aver voluto approfittare della conquista di Costantinopoli per aumentare la temporale potenza della Santa Sede. Potrà il lettore imparziale, percorrendole, penetrare nel fondo del di lui cuore e riconoscere sotto quale aspetto egli riguardava tali avvenimenti.

Scrisse ai crociati sull’argomento della conquista:

«Vi siete con leggerezza scostati dal vostro voto; poiché avendo giurato nella vostra obbedienza al Crocifisso di liberare la Terra Santa dalle mani degl’ infedeli, avete, non ostanti le minacce di scomunica, assalito un paese cristiano, benché vi fosse vietato di così adoperare finché gli abitanti non si opponessero al vostro passaggio o non vi negassero il necessario. Ed anche in questo caso nulla dovevate intraprendere senza il parere del Legato. Vi siete serviti della spada non contro i Saraceni, ma contro i cristiani. Non avete conquistato Gerusalemme, sebbene Costantinopoli, e preferito le ricchezze della terra ai tesori del cielo. Ma ciò che vi rende ancora più colpevoli si è che non la perdonaste né a età né a sesso, e che vi siete pubblicamente abbandonati alla prostituzione ed all’adulterio. Avete lasciato in balia alla libidine dei dissoluti, non solo le donne e le vedove, ma anche le vergini dedicate al culto del Signore. Non vi bastava d’aver dato di piglio nel tesoro imperiale e fare vostre le ricchezze dei grandi e dei piccioli, avete altresì stesa una mano sacrilega sulle ricchezze della Chiesa e sui suoi domini. Avete tolte le tavole d’argento dagli altari, sfondate le sagrestie, involate le croci, le immagini e le reliquie. Quindi, ad onta delle persecuzioni esercitate contro la Chiesa Greca, questa ricusa l’obbedienza alla Santa Sede, perché presso i Latini non vede che tradimento ed opere di tenebre e li sfugge come cani” (Lib. VIII, Epist. 135).

Fonte: Rohrbacher, Storia universale della Chiesa Cattolica, t. XVII



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