da fsspx.news

Il miraggio ecumenico sta annegando nelle gelide acque del fiume Moscova? In ogni caso, basta il recente chiarimento del metropolita Hilarion di Volokolamsk, presidente del dipartimento delle relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca, per infrangere le illusioni perdute dei padri del Vaticano II in materia.

Il numero due della Chiesa Autocefala Russa ha reagito, il 12 dicembre 2021, sul canale Rossiya-24, alle dichiarazioni fatte, il 6 dicembre, da papa Francesco, nell’aereo che lo riportava dal suo viaggio in Grecia.

Il Sommo Pontefice ha poi dichiarato: “Sono disposto ad andare a Mosca. (…) Il mio incontro con il Patriarca Cirillo è all’orizzonte.”

Senza confermare o smentire il progetto di un incontro al più alto livello tra il Successore di Pietro e il capo della Chiesa russa – che sarebbe il secondo nell’attuale pontificato – il metropolita Hilarion ha insistito per non lasciare spazio ad equivoci:

“Nessuno parla della riunione delle due Chiese, perché le nostre divisioni sono molto antiche, si sono accumulate contraddizioni; le due Chiese vivono la propria vita da quasi nove secoli”, ha insistito.

Agli occhi del metropolita russo “l’unità è fuori discussione, ma sarebbe possibile porre fine alla situazione di rivalità, competizione e inimicizia che esiste da molti secoli”.

Hilarion, poi, non ha mancato di additare gli “errori” dei cattolici e “la violenza esercitata dalla Chiesa sugli ortodossi”. Dovremmo vedervi l’effetto boomerang dei tanti pentimenti espressi dalle massime autorità della Chiesa cattolica negli ultimi decenni?

Comunque sia, tra queste “violenze”, l’uniatismo ottiene la Palma d’oro nel discorso del metropolita: “(nel caso dell’uniatismo) agli ortodossi fu permesso di mantenere il loro rito, ma dovevano unirsi alla  Chiesa cattolica, adottare la dottrina cattolica, compresa quella della giurisdizione universale del Papa di Roma”.

Per Hilarion di Volokolamsk, l’uniatismo è “un inganno, perché molti devoti ortodossi, quando sono passati all’uniatismo, non sospettavano di cambiare fede. Infatti, esteriormente tutto rimase come prima: le vesti della Chiesa erano le stesse; le preghiere della liturgia erano le stesse; il canto della Chiesa era lo stesso.”

Tante parole che hanno il merito della chiarezza, ma che hanno l’effetto di uno schiaffo in faccia a tutti i fedeli, in Ucraina in particolare, che talvolta hanno sacrificato anche la vita per mantenere l’unità con la Santa Sede.

Inoltre, i cattolici uniati rischiano di essere sacrificati sull’altare della normalizzazione – non si parla più di ecumenismo – dei rapporti tra Roma e il Patriarcato di Mosca:

“Quando il Patriarca Cirillo ha incontrato il Papa all’Avana, hanno fatto una dichiarazione congiunta che diceva chiaramente che l’uniatismo non è un metodo per raggiungere l’unità”, non ha mancato di ricordare, sotto forma di avvertimento, il metropolita.

In questo momento – e sebbene il successore di Pietro abbia incontrato Hilarion a Roma il 22 dicembre – non si fa menzione di data o luogo riguardo all’ipotetico incontro tra Cirillo e papa Francesco. C’è una sola certezza: l’ecumenismo conciliare ha vissuto la sua Beresina



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