Presentiamo ai lettori, diviso nelle sue varie parti, il testo dell’intervento video Gerusalemme vista dal Monte degli Ulivi. Uno sguardo sul grande ordine e sul grande disordine tenuto da A. Giacobazzi per il canale “Media” della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Troverete di seguito informazioni più ampie (con fonti, riferimenti e approfondimenti) che per brevità non potevano stare nei filmati. Nel complesso, per la realizzazione del lavoro sono stati utilizzati e citati diversi libri stampati dalle Edizioni Radio Spada, ne elenchiamo di seguito alcuni:

Buona lettura!


VI.

Concluso il colpo d’occhio sul grande ordine, per l’apertura di questo capitolo propongo una considerazione di G. Thibon, il valore della quale si comprenderà bene in seguito:

«Da che cosa potrò riconoscere la falsità di quella passione o di quell’ideale? Da questo: dalla contraddizione (apparente, come vedremo) che risiede in loro, dalla loro incredibile facilità a tramutarsi nella passione o nell’ideale contrari. Riconosco un idolo dal fatto che è gravido dell’idolo opposto e che lo partorisce morendo».

Ancor meglio dopo: «In fondo, due eccessi nemici che si succedono non sono altro che i due episodi di una guerra unica contro l’Unità, e diciamolo, contro Dio. Gli idoli si odiano, certo, ma il loro odio reciproco è soltanto il riflesso del loro odio comune».

Infine: «Quando vedo due fratelli snaturati farsi guerra, la mia tristezza non si ferma a quei miserabili, ma risale al Padre comune, che prima di battersi hanno dovuto rinnegare»[1].

La Verità incarnata o la religione incartata

Lo abbiamo accennato: la mancata accettazione di Cristo implica un rapporto distorto con la verità, ben lumeggiato dalle parole di Padre Plus riportate nella premessa. Il Cattolicesimo è la religione dell’Incarnazione: Dio si è incarnato e si fa presente in ogni Messa in corpo, sangue, anima e divinità. Insomma è un Dio che risponde alla domanda radicale dell’uomo non solo con un discorso, ma con una presenza. Dove questo non avviene si arriva ad assistere non a un Dio incarnato ma, forzando un po’ le parole, a una religione incartata, non solo nel senso figurato attribuito alla parola “incartarsi” ovvero “imbrogliarsi, confondersi”, ma talvolta proprio per il fatto che la vita di fede pare esaurirsi principalmente nel suo aspetto più testuale, cartaceo: il devoto si sente solo, e spesso spaesato, di fronte ad un apparato dottrinale e liturgico, in assenza dell’Uomo–Dio, ovvero il Cristo.

Pur evitando semplificazioni, si tenga presente ad esempio che per gli islamici della scuola hanbalita il Corano è increato[2] e che gli ebrei contemporanei si recano al muro di contenimento dell’antica spianata del Tempio (Muro del Pianto), perché lì identificano una “presenza divina”. Chi ha un po’ di passione cinematografica ricorderà una provocazione su questa materia nella nota scena del dialogo tra Daniel (un ebreo divenuto neonazista) e Carla nel film The Believer[3], quando la ragazza chiude il discorso dicendo: «L’ebraismo non ha bisogno di un dio, la Torah, è quello il vostro dio, il libro è chiuso»[4].

Lo stesso protestantesimo, del resto, distaccandosi dalla genuina tradizione cristiana, ha finito per indebolire il suo rapporto con la Presenza Reale, cedendo sulla transustanziazione e assumendo sempre più le forme di una religione incartata, persa tra le innumerevoli interpretazioni del testo sacro dovute al cosiddetto libero esame (un testo peraltro già amputato da Lutero). Il tema della fede disincarnata – discendente anche delle errate convinzioni sui rapporti tra materia e spirito – rischierebbe di portarci lontano, per questo lascio l’argomento in termini semplicemente suggestivi. Si noti incidentalmente che su certe affinità, non sono pratiche, tra Islam e protestantesimo[5] così come tra Ebraismo e protestantesimo[6] esiste un’antica letteratura.

Ma torniamo alla fine del sacerdozio ebraico, per tratteggiare meglio un passaggio del grande disordine sui cui va spesa qualche parola.

Fino a che durò il culto, nel giorno «della grande espiazione», il Sommo Sacerdote, «tenendo in mano un turibolo fumicante d’incenso, entrava nella parte più segreta del Tempio (che si chiamava Sancta Sanctorum) per offrire l’incenso e per pronunziare il Santo Nome di Dio, che a lui solo era permesso di pronunziare una volta l’anno»[7]. La distruzione del Tempio ad opera dei Romani, oltre a compiere le profezie e a determinare in maniera definitiva la transizione dal vecchio al nuovo sacerdozio, ebbe «come conseguenza la proibizione di usare il nome di Dio nella sua pronuncia esatta, anche nel giorno dell’espiazione, Yom Kippur»[8]. Dal primo secolo non si conservò «più la pronuncia del nome di Dio, del Tetragramma», perché non veniva più usato.  «Il nome tace, perché il Tempio non esiste più»[9]. Sparirono «i sadducei, con la distruzione del tempio, loro simbolo e loro forza»[10] e dai resti del fariseismo[11] che aveva rigettato Cristo, continuò il cammino di quello che fu un tempo il popolo eletto.

Come accennato, se in campo islamico si dovette procedere allo sviluppo di un nuovo apparato profetico che fosse sigillo del precedente e tentasse di trovare un rimedio al rifiuto dell’adempimento delle profezie in Cristo; in campo ebraico si mantenne il grave problema dell’attesa messianica non soddisfatta, con esiti disparati tra cui non mancò quello di un messianismo surrogato e dalle forme più varie.

L’ammonizione di Cristo «guai a voi, dottori della legge, che avete tolto la chiave della scienza. Voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare l’avete impedito», non mancò di mostrare il suo senso profondo. In effetti se non vi fosse stato l’intervento di chi tratteneva «la massa degli ebrei nei lacci delle strette osservanze e delle rigide pratiche rituali» – sostenne l’intellettuale pro–sionista Bernard Lazare – «il vero mosaismo, purificato e reso più grande da Isaia, Geremia e Ezechiele, diffuso ovunque universalmente ancora dai giudeo–ellenisti, avrebbe portato Israele al Cristianesimo»[12]. Gli ebrei furono travolti dagli eventi: non solo dalla distruzione del Tempio e della città di Gerusalemme, dalle persecuzioni e dalla diaspora, ma dalla constatazione che la piccola Chiesa fondata dal Nazareno, formata da pochi uomini e guidata da quello che fu un pescatore, cresceva di decennio in decennio, di secolo in secolo tra le più spietate persecuzioni. La storia ebraica subì un avvitamento: rimasto in piedi solo il fariseismo (farisei significa separati), tra le difficoltà si vide il progressivo spegnimento del fervore per il proselitismo, una graduale chiusura delle comunità in sé stesse, e la speranza messianica arrivò ad assumere forme allucinatorie.

Un fenomeno personificato da alcuni falsi messia, o comunque da figure carismatiche che promettevano la liberazione, un prossimo ritorno in Palestina ai loro connazionali, o rinfocolavano altre speranze più o meno sopite suscitando talvolta grandi entusiasmi nelle comunità della Diaspora: si pensi alle vicende di David Reubeni e di Shlomo Molcho nel ‘500, di Sabbatai Zevi nel ‘600 e di Jacob Frank, nel ‘700, per citare i casi più famosi[13].

Le fratture interne furono gravi più che mai con l’arrivo dell’emancipazione: un ebraismo in buona parte abituato al distacco dalla società circostante – e che, per citare il dirigente sionista Max Nordau, non mancava talvolta di cercare questa separazione[14] – si trovò lanciato nella modernità dovendo affrontare dilemmi soverchianti: cosa significava essere ebrei? Come conservare la propria distinzione? Quanto ancora doveva durare l’attesa del Messia? Ci si poteva chiudere in un nuovo isolamento? O era necessario assimilarsi?


[1] G. Thibon, Ritorno al reale – Prime e seconde diagnosi di fisiologia sociale, Effedieffe, Milano, 1998, p. 66, 67, 68. Il libro – un classico di valore – ha una prefazione, particolare certamente, di Gabriel Marcel, risalente al 1942.

[2] G. Hergenröther, Storia universale della Chiesa – Il pensiero di S. Agostino, la forza del Primato Romano, la nascita dell’Islam, Edizioni Radio Spada, 2021, p. 204

[3] The Believer di H. Bean, 2001. Il film ha vinto il Gran Premio della Giuria al Sundance Film Festival del 2001 e il Gran Premio al Moscow International Film Festival sempre nel 2001.

[4] Daniel: «L’ebraismo non si fonda sul credere ma sul fare delle cose, osservare lo shabbat, accendere le candele, visitare gli ammalati». Chiede allora Carla: «E ne deriva il credere?». Daniel: «Non ne deriva niente […]». La discussione continua con la ragazza che dice: «L’ebraismo non ha bisogno di un dio, la Torah, è quello il vostro dio, il libro è chiuso».

[5] Cfr.: R. F. Rohrbacher, Affinità tra il maomettismo e il luteranismo, cfr.: https://www.radiospada.org/2020/01/affinita-tra-il-maomettismo-e-il-luteranismo-dellabbe-rohrbacher/

[6] Cfr.: B. Lazare, L’antisemitismo. Storia e Cause, Centro Librario Sodalitium, Verrua Savoia, 2000.

[7] La Santa Messa: spiegazione storica, dogmatica, liturgica, Ed. Ichthys, ristampa 1930, p. 10

[8] G. Veltri, Tre tipi di religiosità ashkenazita in Storia religiosa degli Ebrei di Europa, a cura di Luciano Vaccaro, Ed. Centro Ambrosiano, p. 192-193.

[9] Ibidem. Si specificava di seguito: «Questo non implica che i rabbini non si siano premurati di speculare sulla natura e sulla dizione del nome divino». Vedere anche: Il significato del tetragramma, https://www.comunitaebraicabologna.it/it/cultura/abc-del-giudaismo/292-il-significato-del-tetragramma, da Gli ebrei questi sconosciuti di Elena Loewenthal.

[10] R. Cecchini, R. Pecchioli, Israele, nascita di una nazione, Ed. Viridiana, 1967, p. 42.

[11] Cfr.: H. Ringgren, Israele – I padri, l’epoca dei Re, il giudaismo, Jaka Book, 1987, p. 383.

[12] B. LazareL’Antisemitismo, Storia e Cause, CLS, 2000, p. 21.

[13] D. Savino, Israele: Stato divino o Bestia dell’Apocalisse?, 2 dicembre 2010, Effedieffe.com, http://www.effedieffe.com/index.php?option=com_content&task=view&id=33398&Itemid=100021

[14] M. Nordau, Discorso al Primo Congresso Sionista Basilea, 29 agosto 1897: «Dove le autorità non lo confinavano in un ghetto, là egli si erigeva da sé il suo ghetto. Voleva stare con i suoi e non avere cogli abitanti cristiani altri rapporti che quelli del traffico». 


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Immagine in evidenza, modificata: Wacław Grotko, Public domain, attraverso Wikimedia Commons.