Mons. Roche, Prefetto del Culto Divino, si è espresso sui Responsa ad dubia riguardo l’applicazione di Traditionis custodes in una intervista rilasciata a National Catholic Register il 22 dicembre scorso.
Dall’intervista, integralmente tradotta in francese da laportelatine.org, crediamo opportuno riprendere due affermazioni del prelato inglese.
La prima riguarda la delicata questione delle ordinazioni presso gli Istituti ex Ecclesia Dei.

Eccellenza, la Responsa si applica agli antichi Istituti Ecclesia Dei, soprattutto per quanto riguarda le ordinazioni nella forma tradizionale del rito romano, o queste ordinazioni possono continuare in questi istituti, dal momento che non sono specificatamente menzionate nella Responsa?

In primo luogo, consentitemi, a titolo di introduzione ad alcune di queste domande, di fare un punto importante. La legge universale concernente la liturgia antecedente alle riforme del Concilio Vaticano II è ora stabilita dal Motu Proprio Traditionis Custodes del 16 luglio 2021, che sostituisce ogni precedente normativa.
I Responsa ad dubia del 4 dicembre 2021, pubblicati dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, è un’autorevole interpretazione di come questa legge debba essere applicata. La Congregazione per la Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica è competente per gli Istituti particolari che Lei menziona. Questa Congregazione non si è pronunciata su questi Istituti. Tuttavia, è stato stabilito che le ordinazioni nella Chiesa latina vengono conferite secondo il rito approvato dalla Costituzione Apostolica del 1968.


Parole di una chiarezza degna di lode, se non fossero state pronunziate da un modernista, acerrimo nemico della vera liturgia della Chiesa Romana.
Ecco serviti quanti richiamavano l’antico adagio “pacta sunt servanda” …

La seconda dichiarazione invece è per certi versi molto più interessante della precedente. Essa riguarda la natura dei documenti “favorevoli” alla liturgia preconciliare emanati dai predecessori di Francesco.

La promozione della liturgia precedente è stata limitata ma non costituisce discriminazione. Né l’Ecclesia Dei di san Giovanni Paolo II né il Summorum Pontificum di papa Benedetto XVI avevano previsto la promozione di queste liturgie che, sorte successivamente, si sono rese problematiche in relazione a quanto il Concilio, che è la più alta forma di legislazione nella Chiesa cattolica, aveva decretato.
Ricorderete quanto disse alla stampa Papa Benedetto XVI durante il suo viaggio in Francia nel 2008: “Questo Motu Proprio (parlava del Summorum Pontificum appena pubblicato) è semplicemente un atto di tolleranza, in un obiettivo pastorale, per le persone che sono stati educati con questa liturgia, che la amano, la conoscono bene e vogliono vivere con questa liturgia. Formano un piccolo gruppo, perché questo presuppone una formazione in latino, una formazione in una certa cultura”. Sfortunatamente, molti hanno colto l’occasione per prendere la direzione opposta.

Invenzioni di Roche? No, testuali parole dell’ex papa Ratzinger, che chiunque può andare a leggere su vatican.va

DOMANDA: Che cosa dice a coloro che in Francia temono che il Motu proprio “Summorum pontificum” segni un ritorno indietro rispetto alle grandi intuizioni del Concilio Vaticano II? In che modo può rassicurarli?

BENEDETTO XVI: È una paura infondata perché questo Motu proprio è semplicemente un atto di tolleranza, ai fini pastorali, per persone che sono state formate in quella liturgia, la amano, la conoscono, e vogliono vivere con quella liturgia. È un gruppo ridotto poiché presuppone una formazione in latino, una formazione in una cultura certa. Ma per queste persone avere l’amore e la tolleranza di permettere di vivere con questa liturgia, sembra un’esigenza normale della fede e della pastorale di un vescovo della nostra Chiesa. Non c’è alcuna opposizione tra la liturgia rinnovata del Concilio Vaticano II e questa liturgia. Ogni giorno (del Concilio, n.d.r.) i padri conciliari hanno celebrato la messa secondo l’antico rito e, al contempo, hanno concepito uno sviluppo naturale per la liturgia in tutto questo secolo, poiché la liturgia è una realtà viva che si sviluppa e conserva nel suo sviluppo, nella sua identità. Ci sono dunque sicuramente accenti diversi, ma comunque un’identità fondamentale che esclude una contraddizione, un’opposizione tra la liturgia rinnovata e la liturgia precedente. Credo in ogni caso che vi sia una possibilità di arricchimento da ambedue le parti. Da un lato gli amici dell’antica liturgia possono e devono conoscere i nuovi santi, le nuove prefazioni della liturgia, ecc…. dall’altra, la liturgia nuova sottolinea maggiormente la partecipazione comune ma sempre… non è semplicemente un’assemblea di una certa comunità, ma sempre un atto della Chiesa universale, in comunione con tutti i credenti di tutti i tempi, e un atto di adorazione. In tal senso mi sembra che vi sia un mutuo arricchimento, ed è chiaro che la liturgia rinnovata è la liturgia ordinaria del nostro tempo.

Preminenza della liturgia nuova, amanti della liturgia tradizionale descritti come nostalgici se non “malati” bisognosi di cure particolari da parte di pastori che nei loro confronti debbono mostrarsi pazienti e comprensivi …
Si dirà che Benedetto XVI scrisse anche altre cose più favorevoli. Tutto vero, tutto giusto. Ma ciò non ne fa venir meno, anzi al contrario, ne esalta e mette in luce l’ambiguità del modernista.
Del resto Roche, noto nemico della liturgia precedente la riforma montiniana, l’uomo che oggi Bergoglio usa per smantellare l’Ecclesia Dei e il Summorum Pontificum, non arrivò a Roma se non perché chiamato da Benedetto XVI che del Summorum Pontificum fu l’autore.
Quindi badi bene il fedele tradizionalista di fondare su Ratzinger la “battaglia liturgica” perché corre il rischio di fare come “un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande”.
Fondiamo invece la nostra “casa” sulla “pietra” del rifiuto dei riti riformati dal Concilio e in nome di esso perché estremamente nocivi alla fede cattolica.


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fonte immagine: benedettoxviforum.freeforumzone.com