Presentiamo ai lettori, diviso nelle sue varie parti, il testo dell’intervento video Gerusalemme vista dal Monte degli Ulivi. Uno sguardo sul grande ordine e sul grande disordine tenuto da A. Giacobazzi per il canale “Media” della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Troverete di seguito informazioni più ampie (con fonti, riferimenti e approfondimenti) che per brevità non potevano stare nei filmati. Nel complesso, per la realizzazione del lavoro sono stati utilizzati e citati diversi libri stampati dalle Edizioni Radio Spada, ne elenchiamo di seguito alcuni:

Buona lettura!


IV.

Profezie. Vi è poi il tema profetico[1] strettamente in relazione col Messia, l’unto, che è la Seconda Persona della SS. Trinità; tema che si intreccia con quelle che saranno le profezie di Cristo medesimo. Tentiamo dunque un’estrema sintesi, alla quale ovviamente si potrebbe aggiungere molto che qui per brevità non può stare.

Nell’atto in cui Dio infligge all’uomo colpevole del peccato originale il meritato castigo, gli promette un Redentore, da una donna, nata dalla sua stirpe; e dice al serpente: «Ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno»[2]. Per tener forte e chiara la promessa, il Signore si elegge un popolo e «al capostipite di questo popolo, Abramo, promette che nel suo seme saranno benedette tutte le genti (Gn. 22, 18) perché da lui nascerà il Messia. Lo stesso ripete poi ad Isacco figlio di Abramo (Gn. 26, 4) e a Giacobbe figlio di Isacco (Gn. 28, 14)»[3].

Ancora: per mezzo di Mosè[4] rinnova quanto già detto e «fa conoscere al re Davide, discendente dalla tribù di Giuda, che il Messia nascerà da lui; che salverà il mondo colla sua passione e morte; che discenderà agli inferi, risusciterà da morte e salirà glorioso alla destra di Dio Padre, d’onde verrà poi a giudicare il mondo. Il re profeta ne vede già le glorie e le ignominie e le predice nei suoi salmi. Vede l’eterna generazione di Lui negli splendori della divinità, e l’estremo abbassamento di lui nella sua passione e morte, di cui predice le più minute circostanze: il tradimento e l’abbandono dei suoi, i falsi testimoni contro di lui chiamati, le contumelie e gli insulti di cui sarà coperto, ecc. Il Messia dunque deve venire: a) dal patriarca Abramo; b) dalla tribù di Giuda; c) dalla famiglia di Davide»[5].

Le profezie continuano e «Isaia predice che nascerà da una vergine […]: che sarà l’Ammirabile, il Consigliere, Dio, il Forte, il Padre del futuro secolo, il Principe della pace (9, 6): che lo spirito del Signore scenderà in lui con tutti i suoi doni (11, 2): che darà la vista ai ciechi, l’udito ai sordi, ai muti la favella, raddrizzerà gli storpi e farà altri miracoli (35, 5): che farà sorgere un regno spirituale ed universale, in luogo dell’antico patto, al tutto nazionale, che verrà abolito (2, 2–6). E addita persino il precursore che lo dovrà annunciare (40, 3), nonché l’accecamento e la ribellione del popolo ebreo del quale dice: Per voi ogni visione (cioè di tutte le profezie) sarà come le parole di un libro sigillato (Is. 29, 11)»[6].

Geremia «predice il futuro Messia come discendente dalla casa di Davide, non per opera d’uomo ma di Dio, e proclama, meravigliato, il grande prodigio, che una donna diverrà madre per virtù dell’Altissimo: Poiché il Signore crea una cosa nuova sulla terra: la donna cingerà l’uomo! (Ger. 31, 22). Presenta il figlio di questa donna come il figlio stesso di Dio, poiché lo chiama col nome di Jahve, con cui gli Ebrei indicavano Dio ed a cui la Volgata sostituisce Dominus: Così sarà chiamata: Signore–nostra–giustizia (Ger. 33, 16). Predice la strage degli innocenti che avverrà in Betlemme a cagione della sua nascita (31, 15); ed annunzia la nuova alleanza che sarà inaugurata, additando i caratteri di questo novum foedus in contrapposizione all’antico (31, 4 e 31)»[7].

Non solo: «In Geremia 11, 19 si riferisce la figura di un agnello mansueto che è portato ad essere sacrificato, per cui dissero: Diamogli del legno invece di pane, facciamolo sparire dalla terra dei viventi. Risulta facile intuire di quale Agnello si tratti e quale legno venga utilizzato per il futuro supplizio»[8].

Col profeta Daniele[9] «si fissa l’epoca precisa della venuta del Messia ed insieme se ne descrivono gli avvenimenti che l’accompagneranno»[10]. Si profetizza che gli Ebrei, «allora schiavi in Babilonia, saranno liberati e potranno rimpatriare: che dopo settanta settimane di anni (490 anni) da quel giorno in cui sarà concesso il decreto di rimpatriare, verrà il Cristo e sarà messo a morte»[11].

Il Card. Gerdil fa notare su questa profezia che «l’adempimento degli oracoli era talmente certo presso i giudei, che si aspettavano di vederlo comparire prossimamente, del che si ha chiaro argomento dal vedere che qualora sorgeva qualche uomo straordinario, cominciavano a dubitare e a discorrere fra loro se quegli per avventura non fosse il Messia»[12].

«Michea (5, 2) poi predice il luogo in cui nascerà il Messia: Tu, o Betlemme, sei piccola fra le città di Giuda, ma da te uscirà colui che deve essere il dominatore in Israele e la generazione di lui è da principio, dai giorni dell’eternità.

Aggeo (2, 8) e Malachia (3, 1) aggiungono che il Messia verrà a visitare il tempio riedificato sotto Zorobabele, onde la gloria di questo tempio sarà maggiore di quella del primo»[13].

Ancora: «Zaccaria e Malachia – per usare le parole del Gerdil – predissero la vocazione dei gentili alla conoscenza di Dio»[14]. A 500 anni circa di distanza da Cristo si arrestano le profezie messianiche «perché tutto era predetto e non si aspettava che il compimento»[15].

E la verifica del resto fu chiara. Vediamo come:

«1) Tempo. Era predetto che il Messia sarebbe venuto quando lo scettro del potere non sarebbe più stato nelle mani di Giuda, quando le settanta settimane di Daniele sarebbero volte alla fine, e mentre sarebbe stato ancora in piedi il tempio di Gerusalemme.

Ora Gesù:

a)  Venne appunto quando la nazione Giudea aveva perduta la sua autonomia e lo scettro del potere era passato nelle mani di Erode, di origine idumeo e fatto re dai Romani, che cercò a morte lo stesso Gesù appena nato perché temeva in lui un legittimo pretendente al trono di Davide. Lo han dichiarato gli stessi Giudei: Noi non abbiamo altro che Cesare.

b) Venne quand’era ancora in piedi il tempio di Gerusalemme, ch’egli visitò ed illustrò colle sue istruzioni e coi suoi miracoli.

c)  Venne sulla fine delle settanta settimane di Daniele; tanto che gli stessi Giudei, appena Giovanni Battista cominciò la sua predicazione, l’interrogarono s’egli fosse l’aspettato Messia, appunto perché si sapeva che le settanta settimane di Daniele volgevano al loro termine, e nessuno si stupiva di udire il Battista annunciare vicino il regno di Dio. La dominazione straniera poi, di cui essi portavano il giogo, li rendeva ancora più certi del termine di quelle settimane.

2) Nascita. Era predetto che il Messia sarebbe nato per virtù divina da una vergine discendente dalla casa di Davide, dalla tribù di Giuda, dal Patriarca Abramo. E noi sappiamo dagli Evangeli che Gesù fu appunto concepito da Maria Vergine per opera dello Spirito Santo, e che per mezzo della madre sua, egli deriva dalla famiglia di Davide, dalla tribù di Giuda, dal Patriarca Abramo.

3) Luogo e circostanze della sua nascita. Era predetto che il Messia sarebbe nato in Betlemme e che fin dalla sua culla avrebbe ricevuto le adorazioni dei re dell’Oriente che gli avrebbero recato i loro doni (Salm. 71, 10; Is. 60), ma che per cagione sua sarebbero stati uccisi i bambini di Betlemme. E così difatti avvenne. Gesù nacque in Betlemme – egli fu adorato dai Magi che gli offrirono oro, incenso e mirra – ed egli fu la causa per cui il re Erode ordinò la strage degli innocenti.

4) Vita e circostanze della sua vita. Era predetto che il Messia doveva essere annunziato da un precursore, doveva predicare il suo evangelo ai poveri, far miracoli, patire e morire, senza però andar soggetto alla corruzione del sepolcro, ma di là risorgere e salire in cielo alla destra di Dio Padre. E tutto ciò non si è forse compiuto alla lettera in Gesù Cristo?

5) Sua missione. Era predetto che il Messia doveva essere la benedizione di tutte le genti, fondare un nuovo regno, spirituale ed universale, togliere i peccati e le iniquità degli uomini. E tutto questo non vediamo noi compiuto nella Chiesa, istituita da Gesù Cristo, vero regno spirituale ed universale, dove trovano le benedizioni divine tutti i popoli che ne fanno parte e dove ci sono i mezzi per togliere tutti i peccati e cancellare tutte le iniquità?

 6) Ultime circostanze. Era predetto che il popolo ebreo si sarebbe ribellato al Messia e che in pena della sua ribellione Dio avrebbe distrutto il tempio e la città di Gerusalemme e disperso quel popolo sulla faccia della terra»[16].

A queste ottime notazioni del Ballerini si può affiancare, tra le altre cose, la sintesi di Sant’Alfonso M. de’ Liguori sui dettagli del tradimento, della passione, della morte del Salvatore, di cui già si faceva cenno in alcune delle profezie citate[17].

Figure. A lato di tutto questo vanno inoltre considerate le cosiddette Figure del Messia, ovvero personaggi e situazioni che descrivono in anticipo i caratteri e le azioni di Gesù. Mons. Gaume ne individua diciotto. Di seguito, per brevità ne scelgo solo alcune, sintetizzando per ciascuna gli aspetti principali:

Adamo è padre di tutti gli uomini secondo la carne, dal cui costato verrà formata la compagna che gli darà grande discendenza, come Cristo è padre di tutti gli uomini secondo lo spirito, dal cui costato, presso il Calvario, è tratta la Chiesa che darà numerosa prole: Cristo è infatti il nuovo Adamo, Maria la nuova Eva, il cui nome è invertito in Ave; – Noè solo trova grazia davanti a Dio e con la sua Arca di salvezza rappresenta la Chiesa, che più le acque tempestose salivano, più era innalzata verso il Cielo. Con Noè e la sua opera, come con Cristo, si rigenera l’umanità; – Melchisedec, sacerdote dell’Altissimo, offre pane e vino (Cristo è sacerdote per eccellenza); – Isacco, dilettissimo di suo padre, si avvia innocente e mansueto al sacrificio, portando da sé, sullo stesso monte Calvario dove sarà crocifisso Nostro Signore, la legna che lo deve ardere (Gesù porterà la sua croce); – Giuseppe è maltrattato e venduto dai suoi fratelli, quegli stessi fratelli che poi aiuterà. È ubbidito prima dagli stranieri che dai suoi. È pure condannato da innocente e in prigione si trova con due reclusi. Predice, come accadrà ai ladroni sul Calvario, la liberazione di uno; – L’Agnello pasquale veterotestamentario è figura di Cristo, talmente evidente da non necessitare spiegazione; – La manna è pane disceso dal cielo, riservato agli israeliti, cessa con l’arrivo nella Terra Promessa; Gesù è pane vivo: l’Eucarestia è solo per i cristiani, e l’avremo finché non saremo in Paradiso; – I sacrifici di Mosè: l’altare con dodici colonne (come le tribù e i futuri apostoli), il sangue sparso sul popolo con l’espressione: «Questo è il sangue dell’alleanza che il Signore ha fatto con voi»; – Il serpente di bronzo di Mosè, come la Croce – la raffigurazione non è dissimile – era innalzato e chi lo guardava veniva risanato dalle ferite; – Mosè stesso è figura del Messia: quando nacque un re crudele faceva morire i bambini ebrei, è mandato a salvare il suo popolo dalla schiavitù, per provare la sua missione divina fa grandi miracoli, dà una legge alla sua gente. Mosè stava sulla sommità del monte a pregare Iddio con le braccia alzate e distese: finché il santo Legislatore orava in questo modo l’esercito d’Israele procedeva vittorioso contro gli Amaleciti ma se Mosè abbassava le braccia subito retrocedeva perdente. Notato questo fatto Aronne ed Hur, si posero uno a destra, e l’altro a sinistra per sostenerlo in quella postura: si ebbe così il trionfo sui nemici. Con questa sensibile immagine, si rappresentava agli occhi del popolo il Messia crocifisso, la sua preghiera al Padre, la vittoria della Croce[18]; – Gedeone, nonostante la sua debolezza, dovrà liberare il popolo dalla tirannide dei Madianiti e prima di farlo darà luogo ad un sacrificio. Avrà soldati in numero ridotto e disarmati ma alla fine vincerà, come la Chiesa nascente sviluppata senza risorse, da pochi apostoli e tra mille persecuzioni; – Sansone, che nasce miracolosamente, sta al servizio dei suoi genitori per lunghi anni, sposa una filistea (come Cristo abbraccia la Chiesa sua sposa tra i Gentili), atterra un leone e morendo rovescia il tempio di Dagon e fa strage di nemici; – Giona è mandato a predicare ai Niniviti, come lui, Nostro Signore è mandato a predicare il Vangelo agli Ebrei. Giona – colpevole di disobbedienza – viene gettato nel mare da una violenta tempesta. Nostro Signore – innocente, ma vittima per tutti i peccati del mondo – carica sulla Sua Persona tutta la collera di Dio verso i peccatori e viene messo a morte. Giona appena è gettato nel mare vede il Cielo rappacificarsi. Nostro Signore quando è messo a morte porta la collera di Dio a calmarsi e a trasforma la sua giustizia in misericordia. Giona stette tre giorni nel ventre della balena, Gesù risorse dal sepolcro il terzo giorno. Giona, liberato, converte i Niniviti, Cristo – risorto – le nazioni infedeli[19].


[1] Mons. Ballerini (in Breve Apologia del Cristianesimo, Edizioni Radio Spada, 2020, p. 152-153), citando Mons. Bonomelli, annota: «Tale in sintesi la promessa messianica quale risulta dai libri dell’A. Testamento. Si potrà discutere, come infatti si discute anche fra i cattolici, sulla data precisa delle singole profezie, sul significato particolare di questo o quel vaticinio in relazione alle circostanze che l’accompagnano. In tanta lontananza di tempi, diversità di lingue, complessità di avvenimenti, ciò è più che naturale; come, del resto, avviene di tutti i documenti antichi, anche più autentici della storia. Ma negare il fatto della promessa messianica, specialmente se le profezie messianiche si considerino in tutto il loro complesso, negare che le profezie messianiche precedano almeno di alcuni secoli il Cristianesimo; negare la verità storica di queste profezie quali si trovano nei Libri sacri dell’A. Testamento, e ricorrere alla interpolazione o alla leggenda, ciò non riuscirà mai e poi mai a nessun incredulo. Senza richiamare qui ad esame le varie ipotesi dei razionalisti, basti ricordare un solo fatto che taglia corto a tutti i loro sofismi. “300 anni prima di Cristo si fece una versione greca di tutti i Libri dell’A. Testamento e si fece in Egitto e si disse Alessandrina. Quella versione greca si sparse in tutti i paesi dove erano Ebrei (e ve n’erano in tutto l’Oriente e non pochi anche in Occidente) e dove si conosceva la lingua greca. In quella versione, usata dagli Ebrei ellenisti e non ellenisti e dai cristiani, vi sono precisamente le profezie come nel testo ebraico. Alterare tutti quegli esemplari ebraici e greci era impossibile: dunque noi abbiamo l’assoluta certezza che le profezie delle quali qui ci occupiamo, esistevano come esistono oggi, almeno 300 anni prima di Cristo”».

[2] Gn 3, 15.

[3] G. Ballerini, Breve Apologia del Cristianesimo, Edizioni Radio Spada, 2020, p. 146-147.

[4] Ivi, p. 149.

[5] Ivi, 150. Nota: «Annunzia le glorie del Messia nei salmi 2, 44, 71, 109: ne annunzia i patimenti e le ignominie nei salmi 15, 21, 39, 40, 68. Il salmo 21 è posto sulle labbra stesse del Messia».

[6] Ivi, p. 151.

[7] Ibidem.

[8] A. Giacobazzi, Sed Gladium, Edizioni Radio Spada, 2014, p. 65.

[9] Anche il Catechismo di San Pio X nel suo Sunto di storia dell’Antico Testamento cita alcune profezie messianiche, tra cui quella di Daniele.

[10] G. Ballerini, Breve Apologia del Cristianesimo, Edizioni Radio Spada, 2020, p. 151-152.

[11] Ibidem.

[12] A. Giacobazzi, Sed Gladium, Edizioni Radio Spada, 2014, p. 66, Cfr.: Card. Gerdil, Caratteri della Vera Religione.

[13] G. Ballerini, Breve Apologia del Cristianesimo, Edizioni Radio Spada, 2020, p. 152.

[14] A. Giacobazzi, Sed Gladium, Edizioni Radio Spada, 2014, p. 66. Cfr.: Card. Gerdil, Caratteri della Vera Religione.

[15] G. Ballerini, Breve Apologia del Cristianesimo, Edizioni Radio Spada, 2020, p. 151-152.

[16] Ivi, p. 163-165.

[17] Da Sant’Alfonso M. de’ Liguori, Le Glorie di Maria – Discorso VI – Della Purificazione di Maria, in Libro d’Oro di Maria Santissima, Edizioni Radio Spada, 2021, p. p. 363, 364: «Già la S. Vergine, come dice S. Girolamo, era stata illuminata dalle divine Scritture a saper le pene che doveva patire il Redentore nella sua vita e più nel tempo poi della sua morte. Ben ella intendeva dai Profeti ch’egli doveva esser tradito da un suo familiare: Qui edebat panes meos, magnificavit super me supplantationem, come predisse Davide (Ps. XL); abbandonato dai suoi discepoli: Percute pastorem et dispergentur oves (Zach. XIII). Ben sapeva i dispregi, sputi, schiaffi, derisioni, che doveva soffrire dalle genti: Corpus meum dedi percutientibus et genas meas vellentibus: faciem meam non averti ab increpantibus et conspuentibus in me (Is. L). Sapeva che doveva diventare il vituperio degli uomini e il rifiuto della plebe più vile, sino ad essere saziato d’ingiurie e villanie: Ego autem sum vermis et non homo: opprobrium hominum et abiectio plebis (Ps. XXI). Saturabitur opprobriis (Thren. III). Sapeva che nel fine della di lui vita le carni sue sacrosante doveano esser tutte lacerate e rotte dai flagelli: Ipse autem vulneratus est propter scelera nostra (Is. LIII), a tal segno che il suo corpo doveva restarne tutto deformato, divenuto come un lebbroso tutto piaghe, sino a comparirvi le ossa scoperte: Non est species ei neque decor… Et nos putavimus eum quasi leprosum (Ibid.). Dinumeraverunt omnia ossa mea (Ps. XXI). Sapeva che dovea esser trafitto da chiodi: Foderunt manus meas et pedes meos (Ib.). Collocato tra malfattori: Et cum sceleratis reputatus est (Is. LIII). E che finalmente appeso alla croce doveva morire giustiziato per la salute degli uomini: Et aspicient ad me quem confixerunt (Zach. XII)». Si ricordi inoltre che quanto cantato nei Salmi si avverò in Gv, 19: «I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca. Così si adempiva la Scrittura: Si son divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica han gettato la sorte. […] Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: «Ho sete». […] Era il giorno della Preparazione e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato (era infatti un giorno solenne quel sabato), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all’altro che era stato crocifisso insieme con lui. Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera e egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso. E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».

[18] Cfr.: P. Biancheri, Esposizione teologico-critica dei misteri e sensi mistici del S. Sacrificio della Messa solenne, 1849, p. 75.

[19] Queste figure sono sintetizzate principalmente da: Mons. G. Gaume, Tesoro Cattolico, Napoli, 1850, (Piccolo Catechismo) successivo a p. 583. Ad esse, nel medesimo testo, se ne aggiungono ulteriori che si elencano di seguito: Abele, Giacobbe, Giosuè, David, Salomone.


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Immagine in evidenza, modificata: Il serpente di Mosè, James Tissot, Public domain, via Wikimedia Commons