Una premessa fondamentale per sgomberare subito il campo: l’uomo non è un robot e la volontà, essenzialmente immateriale, nel suo fondo più intimo non è determinabile da alcun dispositivo elettronico. Non lo è per ragioni evidenti e necessarie che sono già state ampiamente chiarite nell’articolo Microchip e controllo della volontà. Attenzione a non abbandonare la Dottrina Cattolica per teorie stravaganti.

Questo dato tuttavia non toglie che scenari sempre più inquietanti e sempre meno umani si affaccino all’orizzonte: Beppe Grillo ne ha già iniziato a parlare e recentemente ha pubblicato l’articolo Il futuro della neurotecnologia: l’uomo ibrido, aprendo il discorso con una curiosa premessa:

All’inizio di novembre il neuroscienziato Rafael Yuste, professore alla Columbia University, e l’ingegnere Darío Gil, direttore mondiale dell’area di ricerca dell’IBM, sono stati convocati presso la Casa Bianca dal Consiglio di sicurezza nazionale degli Stati Uniti. I due esperti hanno avvertito il Presidente degli Stati Uniti dell’imminente arrivo di un mondo in cui i cittadini si collegheranno a internet direttamente attraverso il cervello, utilizzando caschetti o fasce in grado di leggere la mente. In quell’ipotetico futuro, un algoritmo sarà in grado di completare automaticamente l’immaginazione, come già fanno i programmi di elaborazione testi con le parole. I primi dispositivi, ancora rudimentali, potrebbero essere in vendita tra 10 anni nei negozi di elettronica, secondo i loro calcoli.

Yuste e Gil sono due dei protagonisti dell’ultimo documentario del regista tedesco Werner Herzog, un viaggio attraverso le sorprendenti frontiere della neurotecnologia e dell’Intelligenza Artificiale. Il film, dal titolo provvisorio Il teatro del pensiero, si conclude in Cile, il Paese che tre mesi fa è stato il primo a proteggere le informazioni cerebrali dei suoi cittadini nella sua Costituzione.

Segue intervista ai due. Il testo getta ombre preoccupanti che toccano più la visione dell’uomo e della vita di quanto non lascino presagire risultati certi o esiti effettivi, anche per quanto detto in premessa sulle caratteristiche della volontà.

Ciò che perplime è il lugubre materialismo di fondo, lo scialbo meccanicismo, il triste abbandono della vera dignità dell’essere umano (da non confondersi con la pessima Dignitatis Humanae di neomodernistica memoria).

Sipario. Per ora.



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Immagine in evidenza: screenshot da BeppeGrillo.it, articolo citato.