Dal Rev. Don Leonardo Ricotta (Palermo) riceviamo un’opera monumentale e importante, un’efficace e accessibile divulgazione della dottrina cattolica così come elaborata dal Dottore per eccellenza, San Tommaso d’Aquino. Un’opera che rende il tomismo alla portata di tutti, per la quale ringraziamo l’alacre e generoso Autore! [RS]

I precedenti moduli pubblicati si trovano qui: CATECHISMO TOMISTA

409. Esiste la remissione dei peccati?
Bisogna affermare, in modo assoluto, che in questa vita tutti i peccati possono essere cancellati. I motivi sono i seguenti.
Primo. Perché Dio è misericordioso. Ora, se l’uomo desiderasse la cancellazione dei peccati e Dio non volesse, si potrebbe dire che Dio viene superato dall’uomo e questo è assurdo.
Secondo. Perchè verrebbe menomata la virtù infinita della passione di Cristo che volle soffrire proprio per i nostri peccati e che offrì i suoi patimenti per dare efficacia ai Sacramenti e alla contrizione del cuore.
Terzo. Perchè, durante la vita terrena, il libero arbitrio dell’uomo è flessibile e va dal bene al male e dal male al bene. Affermare, quindi, che esiste un peccato di cui sia impossibile la remissione significherebbe negare il libero arbitrio dell’uomo e si farebbe oltraggio alla Grazia la quale è in grado di muovere a penitenza il cuore di qualsiasi peccatore. Per tale motivo non bisogna mai disperare della salvezza di nessuno.

410. Il peccato può essere rimesso senza pentimento?
E’ impossibile che un peccato mortale venga rimesso senza pentimento. Infatti, essendo il peccato un’offesa a Dio, Dio rimette il peccato nel modo in cui perdona l’offesa commessa contro di Lui. E quindi si richiede che la volontà dell’uomo si muti così da convertirsi a Dio, detestando la perversione e facendo il proposito di emendarsi.

411. È possibile che venga rimesso un solo peccato mortale senza la remissione degli altri?
E’ impossibile che un peccato mortale venga rimesso e non vengano rimessi gli altri. Infatti, la remissione dei peccati implica l’abbandono del peccato mediante il distacco della volontà e il riconoscimento dell’offesa fatta a Dio. Ora, un’offesa non può essere divisa in parti e quindi uno non può pentirsi veramente di un peccato senza pentirsi degli altri perché, se egli si pente di un peccato in quanto è contro Dio, ne segue necessariamente che si pentirà di tutti gli altri. Inoltre, pentirsi di un peccato e non degli altri sarebbe incompatibile con la perfezione della misericordia di Dio. Dio perdona totalmente perché l’uomo si pente totalmente.

412. Quando viene rimesso il peccato, rimane una pena da espiare?
Quando il peccato viene rimesso, l’anima ritorna in stato di Grazia, cioè di amicizia con Dio ma rimane il debito di una pena espiatrice o soddisfattoria attraverso cui il disordine della volontà viene riassorbito nell’ordine della giustizia. E’ giusto, infatti, che chi ha concesso la propria volontà alla colpa soffra qualcosa di contrario alla sua volontà.

413. In che modo l’uomo viene liberato dal debito della pena?
L’uomo viene liberato dal debito della pena sopportando, con pazienza e amore, tutte le sofferenze e le malattie della vita, offrendole a Dio con umiltà e in riparazione dei suoi peccati. E’ pure utile rinnovare l’atto di dolore, perché Dio non disprezza un cuore contrito e umiliato.
Grande valore hanno anche le elemosine, cioè il distacco dal proprio denaro perché, come l’acqua spegne il fuoco, così l’elemosina espia i peccati. Grande valore ha anche il digiuno perché è una pena per l’uomo. Vengono, così, eliminate dall’anima tutte le scorie dei peccati.

414. Quando il peccato mortale viene rimesso rimangono, dunque, scorie nell’anima?
Nel peccato mortale dobbiamo considerare due cose.
Primo. L’allontanamento da Dio.
Secondo. L’adesione disordinata verso qualcosa.
Ora, la remissione del peccato elimina totalmente quanto si riferisce all’allontanamento da Dio ma rimane la cattiva disposizione causata dall’adesione disordinata verso qualcosa. Per esempio, se un uomo commette la fornicazione, il perdono di Dio elimina totalmente l’offesa a Dio ma rimane nell’uomo l’inclinazione verso la lussuria poiché la tendenza verso un peccato può
rimanere anche senza l’atto del peccato e dopo la remissione del peccato stesso. Perciò, eliminato il peccato, rimangono le disposizioni cattive causate dagli atti precedenti e tali disposizioni sono denominate “scorie”. Tuttavia esse rimangono debilitate e affievolite così da non dominare più sull’uomo.

415. Il peccato mortale può essere rimesso senza la confessione?
Non appena l’anima si volge a Dio, amandolo al di sopra di tutto, subito il peccato mortale viene perdonato. In questo volgersi a Dio è, però, necessario un moto vigoroso del libero arbitrio verso Dio e un moto di odio contro il peccato. Questi due movimenti dell’anima devono essere simultanei. Rimane, comunque, l’obbligo di confessarsi nel più breve tempo possibile, sottoponendosi così al potere delle chiavi che riaprono la porta del Cielo.

416. I peccati mortali che sono stati rimessi ritornano col peccato successivo?
Chi commette nuovamente lo stesso peccato viene a peccare più gravemente di prima e la nuova colpa viene, in un certo senso, aggravata dai peccati precedenti perché mostra una grande ingratitudine. Bisogna quindi dire che, quanto più numerosi e gravi furono i peccati rimessi in precedenza, di tanto maggiore ingratitudine si carica il peccato successivo e così il peccato commesso
di nuovo non è uguale a quello precedentemente rimesso ma è più grave a motivo dell’ingratitudine stessa.
Fatta questa premessa bisogna, però, precisare che i peccati già rimessi non ritornano col peccato successivo per i seguenti motivi.
Primo. Perché l’opera di Dio non può mai essere annullata dall’opera dell’uomo e la remissione dei peccati è la più grande opera di Dio.
Secondo. Se la remissione dei peccati compiuta dalla Grazia e dai Sacramenti non fosse incondizionata ma dipendente da una condizione futura, ne seguirebbe che la Grazia e i Sacramenti non sarebbero causa efficace della remissione dei peccati la quale, in ultima analisi, verrebbe a dipendere dal libero arbitrio dell’uomo; il che è totalmente assurdo e quasi blasfemo. Quello che la Grazia compie una volta, rimane per sempre.

417. Nella remissione dei peccati mortali vengono restituiti al peccatore tutti i meriti precedenti?
Le opere del peccato vengono distrutte quando il peccato viene rimesso. Invece le opere compiute nella carità non vengono distrutte da Dio, nella cui accettazione sempre rimangono; ma solo incontrano l’impedimento del peccato. Perciò, tolto questo impedimento, Dio compie, da parte sua, quello che le opere meritavano. I meriti, quindi, ritornano perché Dio restituisce sempre all’uomo il bene da lui compiuto.

418. Le opere buone compiute in peccato mortale diventano meritorie dopo la remissione del peccato?
Le opere dell’uomo possono essere di quattro tipi.
Primo. Le opere vive, cioè le azioni buone compiute in Grazia di Dio.
Secondo. Le opere morte, cioè le azioni buone però compiute in stato di peccato mortale.
Terzo. Le opere mortifere, cioè i peccati che generano la morte dell’anima.
Quarto. Le opere mortificate, cioè le azioni buone compiute in stato di Grazia ma successivamente mortificate dal peccato mortale.
Abbiamo detto precedentemente che tali opere mortificate dal peccato rivivono quando l’uomo torna in Grazia di Dio e riacquista tutti i meriti. Non è così, invece, per le azioni buone compiute durante la permanenza nel peccato mortale. Tali opere non diventano meritorie dopo la remissione di questo perché non sono derivate e non possono più derivare dal principio vitale che è la carità e non possono più essere ripetute nella loro identità numerica. Tuttavia, Dio si ricorda sempre del bene che uno compie, anche se in stato di peccato mortale e quindi tali opere, anche se non sono meritorie e non lo diverranno mai, hanno comunque un valore impetratorio e dispongono l’anima, muovendola verso il bene e attirando la Grazia celeste.

419. La remissione dei peccati restituisce all’uomo la dignità precedente?
L’uomo, col peccato, viene a perdere due tipi di dignità.
Primo. La dignità presso Dio. Questa viene recuperata mediante la remissione dei peccati.
Secondo. La dignità presso la Chiesa. Questa viene perduta col peccato, specie se è pubblico e ne deriva scandalo e l’uomo, anche se perdonato da Dio, diventa indegno di esercitare quei compiti che erano inerenti alla dignità ecclesiastica. Infatti, sempre deve essere assicurata l’onorabilità e il decoro esterno; e le colpe notorie sono tali da costituire un ostacolo alla riverenza che i fedeli devono avere verso il clero.

420. Dopo la remissione dei peccati l’uomo risorge nello stesso grado di Grazia?
In che condizione l’uomo risorga, rispetto alla condizione precedente, varia a seconda che il moto del libero arbitrio e l’intensità della contrizione sia più forte o più debole e così ne consegue una Grazia maggiore o minore rispetto a prima del peccato. Perciò, dopo la remissione del peccato, il penitente risorge talora con una grazia superiore; in altri casi con una Grazia uguale e talora con una Grazia inferiore.
Molte volte accade che il penitente recupera qualcosa di più grande perché considera la propria defezione da Dio e si impegna con ardore per recuperare quanto non fatto prima. Per tale motivo, accade talvolta che i grandi peccatori diventino grandi Santi e per questo si fa più festa in Cielo. Infatti, un comandante ama di più quel soldato che, dopo essere fuggito nel combattimento,
torna indietro e incalza da vicino il nemico più coraggiosamente degli altri, piuttosto che quello che non volta le spalle al nemico ma non compie neanche atti di coraggio.

421. Un peccato veniale può essere rimesso restando nell’anima il peccato mortale?
Non c’è remissione del peccato se non in forza della Grazia. Ora, chi è in peccato mortale è privo della Grazia di Dio. Perciò a lui non può essere rimesso nessun peccato veniale.

422. Come viene rimesso il peccato veniale?
Col peccato mortale l’anima viene totalmente distolta da Dio mentre ciò non avviene col peccato veniale. Ora, mentre per la remissione del peccato mortale si richiede che esso venga ricordato distintamente e detestato profondamente, ciò non è richiesto per la remissione dei peccati veniali. Si richiede, quindi, un dispiacere generale verso tutti quegli attaccamenti che ritardano il cammino verso Dio.

423. I peccati veniali vengono rimessi nella Santa Comunione?
Quando si riceve con fervore la santa Comunione i peccati veniali del passato vengono cancellati totalmente anche se non c’è il ricordo distinto di ciascuno di essi. Invece, i peccati veniali presenti disturbano il fervore dell’anima e diminuiscono il dono di Grazia.

424. La remissione dei peccati veniali richiede l’infusione della Grazia?
Ogni cosa viene eliminata dal suo contrario. Ora, il peccato veniale non è contrario e non elimina la Grazia ma piuttosto ritarda e appesantisce lo slancio dell’anima per il fatto che uno si attacca troppo a un bene creato, però senza andare contro Dio. Pertanto, per la remissione dei peccati veniali, non si richiede una nuova infusione della Grazia ma basta un moto d’amore dell’anima verso Dio.

425. I peccati veniali vengono rimessi insieme a quelli mortali?
Ogni volta che c’è un moto del libero arbitrio verso Dio e contro un peccato mortale che fu commesso e che viene detestato, l’uomo riceve una nuova infusione della Grazia e quindi si produce, quasi automaticamente, la remissione dei peccati veniali, anche se questi non vengono pensati distintamente. Il dolore per un peccato mortale che è stato commesso non può, infatti, rimanere ristretto solo a quel determinato peccato. Come accade, per esempio, al fuoco che, se brucia in un determinato luogo, tuttavia gli effetti del suo calore si risentono all’intorno, anche laddove il fuoco non è vicino.

426. I peccati veniali vengono tolti dalle pratiche devozionali?
Per la remissione dei peccati veniali non si richiede, come dicevamo, una nuova infusione della Grazia ma basta un atto che derivi dalla Grazia col quale si ravviva l’amore di Dio nell’anima detestando anche, in generale, tutti i peccati veniali stessi. Infatti, quando l’anima si muove con fervore verso Dio, ciò non può rimanere senza effetto e quindi una pratica devozionale influisce sulla remissione dei peccati nella misura in cui è accompagnata da un moto di detestazione dei peccati stessi.

427. La remissione dei peccati è la più grande opera di Dio?
Un opera può dirsi grande in due maniere.
Primo, per il modo in cui viene compiuta e, in tal senso, l’opera più grande è la creazione nella quale c’è la produzione di tutte le cose dal nulla.
Secondo, per la grandezza di ciò che viene compiuto. Da questo punto di vista è più grande la remissione del peccato la quale termina nel bene eterno della visione beatifica mentre i cieli e la terra sono beni mutevoli che un giorno finiranno.

428. La remissione dei peccati è un’opera miracolosa?
È miracoloso tutto ciò che supera la natura. Sotto questo aspetto, la remissione della colpa non è miracolosa perché l’anima è, per natura, capace di conoscere e amare Dio, cioè è capace della Grazia. Sotto un altro aspetto, invece, si può dire che è miracolosa perché tutto ciò che solo Dio può compiere è miracoloso in quanto supera la natura; e quindi, sia la creazione sia la remissione dei peccati sono opere miracolose. È anche vero, poi, che la conversione di alcuni peccatori ha qualcosa di miracoloso per l’infinita potenza di Dio che muove al bene anche i cuori più induriti.



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