Ogni zolla di Roma cristiana è un monumento e ognuno di quei monumenti è studiato dai cultori delle scienze teologiche, archeologiche e liturgiche, che ne traggono importantissimi argomenti per studio e difesa della santa Religione Cattolica, che ivi ha il suo centro. Ma anche la pietà e la divozione trovano largo pascolo in quelle memorie e i pii visitatori non si staccherebbero mai da quei luoghi benedetti, da quelle immagini, da quelle reliquie preziose ed istruttive.

Il pellegrino Mariano che anela di visitare i Santuarii della sua cara Madre e Regina, ne trova uno in ogni Chiesa, in ogni oratorio, in ogni canto dell’eterna città. Basti il dire che, essendosi introdotto in Roma il pio costume di esporre ogni giorno una delle Immagini più venerate di Maria e di invitare i fedeli a raccogliervisi intorno per invocarne il patrocinio, se ne trovarono facilmente 365 e più, senza bisogno di ripetere il giro, e di tali Immagini più di 100 hanno avuto l’onore d’essere incoronate dal Sommo Pontefice, onore che il Capitolo Vaticano, cui spetta il conferirlo, non accorda se non dopo serissime constatazioni dell’eccellenza insigne dell’Immagine stessa.

Dovendo limitarci a una sola di tante Immagini, scegliamo quella che si venera nella Basilica di S. Maria Maggiore detta la Madonna di S. Luca, illustre monumento dell’antichissima venerazione che Roma prestava alla Vergine benedetta. La Basilica come è noto ebbe origine nella seconda metà del IV secolo.

La preziosa Immagine rappresenta Maria piena di maestà e di grazia che tiene seduto sul braccio sinistro il Divin Figlio. Ve la collocò lo stesso Papa Liberio nella sua prima Dedicazione. La Cappella in cui è esposta alla venerazione dei fedeli è ricchissima di marmi e di artistici adornamenti. Il popolo romano ripete dall’invocazione di Maria Santissima onorata in questa Immagine la liberazione da gravi e specialmente dalla peste.

Numerosi sono i prodigi e meravigliose le grazie di cui la Vergine benedetta fu larga in ogni tempo a tutti coloro che nella sua Immagine venerata nella Basilica di S. Maria Maggiore l’ossequiarono e l’invocarono.

Ai tempi di S. Gregorio Magno, menando stragi a Roma la pestilenza si istituì una solenne Invocazione, recandovisi il popolo diviso in sette diverse processioni per implorarvi il soccorso di Maria e Maria si commosse a quelle ardenti ed umili preghiere. La prece della moltitudine raccolta insieme con Gregorio nella Basilica Liberiana e il grido del Kyrie eleison ripetuto incessantemente da mille e mille, voci furono da lei presentati al trono di Dio e ne placarono la giustizia. Da quel tempo cominciò la peste a cessare gradatamente e l’Angelo del Signore si fe’ a rimettere nel fodero la spada dell’ira di Dio, come il Pontefice l’aveva chiamata.

Sulla metà del secolo settimo l’Imperatore Costante aveva mandato un sicario per uccidere il Papa S. Martino, che aveva condannato gli eretici monoteliti, e il delitto sacrilego si doveva consumare nel tempio di S. Maria Maggiore mentre il Sommo Pontefice celebrava i divini officii, ma l’assassino appena ne ebbe varcata la soglia rimase cieco all’istante.

Il santo Imperatore Enrico II durante il suo soggiorno nella santa città godeva passarvi in orazione lunghe ore di giorno e di notte.

S. Gaetano Tiene pregava la notte di Natale davanti ai preziosi avanzi della culla e si compiaceva nell’immaginare che Maria Santissima gli porgesse da baciare il suo neonato Bambino ed eccolo per intercessione di S. Gerolamo favorito nel suo desiderio: il Bambino gli discende nelle braccia e si lascia a lungo vezzeggiare dal suo servo divoto. Chi può spiegare qual dolcezza tutto lo ricercasse e come venisse meno quasi disfacendosi nell’amore di quell’amplesso.

S. Stanislao Kostka ogni giorno offriva il suo primo pensiero a Maria volgendosi verso S Maria Maggiore, costume che si mantiene tuttora dai figli di S. Ignazio che abitano in Roma.

I Sommi Pontefici l’hanno proclamata Salus populi romani. Nel 1837 infierendo a Roma il contagio per ordine del S. P. Gregorio XVI l’Immagine fu per ventidue giorni esposta in varie chiese della città ea lei si attribuì la cessazione del tremendo flagello. L’ultima volta che si fece il solenne trasporto della santa Effigie fu nel 1860 allorché Pio IX vedendo appressarsi minacciosa la rivoluzione si rivolse a Maria e ne invocò il potente patrocinio.

Pio XII la fece traslare in Vaticano in occasione della proclamazione dogmatica dell’Assunzione nel 1950, e ancora nel 1954 per incoronarla in occasione dell’Anno Mariano.

Preghiera incisa dietro la lastra di rame su cui è dipinta la sacrosanta Immagine della Beata Vergine Salus populi Romani che si venera da secoli nella cappella Borghesiana di Santa Maria Maggiore

Ave augustissima Regina pacis, Sanctissima Mater Dei, per sacratissimum Cor Iesu Filii Tui Principis pacis quiescat ira Ipsius et regnet super nos in pace. Memorare, piissima Virgo, non esse auditum a seculo quemquam ad tua currentem praesidia, tua implorantem auxilia aut tua petentem suffragia esse derelictum: ego tali animatus confidentia ad Te, Virgo Virginum Mater, curro, ad Te venio, coram Te gemens peccator adsisto: noli Mater Verbi verba mea despicere, sed audi propitia et exaudi. Amen

Tre Ave Maria con l’invocazione Salus Populi Romani, miserere nobis, ora pro nobis, intercede pro nobis.

Fonti: Il pellegrino ai santuarii di Maria santissima, 1892. Il divin Salvatore. Periodico settimanale romano, 1872.



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