Visto il proliferare online di teorie di ogni tipo, pare opportuno richiamare i lettori alla Dottrina Cattolica e alla retta ragione su un tema fondamentale: quello della volontà. L’affastellarsi di stravaganti ipotesi – spesso di marca non cattolica e non raramente di fonte anglo-americana – rischia di portare i fedeli ad abbracciare principii che negano in radice ragioni difese nei secoli da Santi e Dottori. Volentieri offriamo di seguito un articolo tratto dall’ultimo numero di Veritas, bollettino del Priorato Madonna di Loreto della FSSPX.



Chi muove la volontà umana? Chi è causa dei nostri peccati?


Recentemente su diverse pubblicazioni, video, post, articoli di varia natura che affollano la rete informatica si è parlato di transumanesimo come scopo e conseguenza della campagna vaccinale contro il Covid. Tra le diverse fantasiose teorie a tal proposito circola quella che vorrebbe l’uomo «telecomandato» nelle sue azioni fin nella volontà, al punto da costringerlo a compiere ciò che non vuole. Il siero forsennatamente iniettato nel corpo umano ha dunque un potere del genere? È in ogni caso possibile, col vaccino, microchip o altre tecnologie incidere a tal punto sulla natura umana da trasformarla radicalmente nel suo intimo per far letteralmente obbedire un essere umano ad un principio estrinseco contro la sua volontà? San Tommaso d’Aquino, naturalmente, aveva già risolto il problema circa ottocento anni fa. Vi presentiamo tre testi tratti dalla celebre Summa Theologiae del Dottore angelico.

[…] 1. Alcuni hanno affermato che i corpi celesti avrebbero un influsso diretto sulla volontà umana nello stesso modo in cui la volontà, nell’esercizio del suo atto, è mossa da un agente estrinseco. Ma ciò è impossibile. Infatti, come dice Aristotele (De anima 3, 9.), «la volontà è nella ragione». Ma la ragione è una facoltà dell’anima indipendente da qualsiasi organo corporeo, per cui la volontà è una potenza del tutto immateriale e incorporea. Ora, è evidente che nessun corpo può agire su di una cosa incorporea, ma potrebbe piuttosto avvenire il contrario, dato che gli esseri incorporei e immateriali hanno una virtù più formale e più universale che non qualsiasi essere corporeo. Quindi è impossibile che un corpo celeste possa influire direttamente sull‘intelletto o sulla volontà (San T. d’aquino, Summa theologiae, Ia IIae, Q. 9 a. 5 corpus).

2. Il moto della volontà viene dall’interno, come il moto fisico naturale. Ora, sebbene una realtà naturale possa essere mossa anche da ciò che non è causa della sua natura, tuttavia soltanto chi in qualche maniera è causa della natura può produrre un moto naturale. Infatti anche l’uomo, che non può causare la natura del sasso, può muovere un sasso verso l’alto: però tale moto non è naturale per il sasso, ma il suo moto naturale viene prodotto solo dall’artefice della sua natura. Per cui Aristotele (Fisica, 8, 4) insegna che il generante muove localmente i corpi gravi e leggeri. Così dunque può darsi che l’uomo, dotato di volontà, sia mosso da qualcosa che non è la causa della volontà stessa, ma è impossibile che il suo moto volontario provenga da un principio estrinseco che non sia la causa della volontà. Ora, nulla può essere causa della volontà all’infuori di Dio. E ciò è evidente per due motivi. Primo, perché la volontà è una potenza dell‘anima razionale, che viene prodotta solo da Dio per creazione, come si è già spiegato a suo tempo. Secondo, perché la volontà è ordinata al bene nella sua universalità. Quindi nulla all’infuori di Dio, che è il bene universale, può essere causa del volere (Ia IIae, Q. 9 a. 6 corpus).

3. Il peccato è un atto. Perciò una cosa può essere causa diretta del peccato nel modo in cui può esserlo di un atto. Ora, ciò avviene solo perché tale cosa muove ad agire il principio proprio di tale atto. Ma il principio proprio dell’atto peccaminoso è la volontà, essendo ogni peccato volontario. Quindi non può essere causa diretta del peccato se non ciò che può muovere la volontà ad agire. Ma la volontà, secondo le spiegazioni date sopra può essere mossa da due cose soltanto: primo, dall’oggetto, nel senso che l‘appetibile conosciuto muove l‘appetito; secondo, da ciò che dall‘interno inclina la volontà a volere. Ma sopra si è visto che questo compito è esclusivo o della volontà stessa, o di Dio. Dio però non può essere causa del peccato, come si è detto. Per cui da questo lato rimane che la sola volontà umana è la causa diretta del peccato. Invece dal lato dell‘oggetto è possibile pensare a una triplice mozione della volontà. Primo, dalla parte dell‘oggetto stesso presentato: e in questo senso diciamo che il desiderio di mangiare viene eccitato dal cibo. Secondo, dalla parte di chi propone o presenta tale oggetto. Terzo, dalla parte di chi persuade a considerare un bene l‘oggetto proposto: poiché anche costui propone in qualche modo alla volontà l‘oggetto suo proprio, cioè il bene, vero o apparente. Perciò col primo tipo di mozione muovono la volontà a peccare le realtà sensibili presentate esternamente; con il secondo e col terzo invece possono spingere al peccato sia il demonio che l‘uomo, o presentando qualcosa di appetibile ai sensi, o persuadendo la ragione. Ma in nessuno di questi tre modi una cosa può essere causa diretta del peccato: poiché la volontà non è mossa necessariamente da altri oggetti che non siano l‘ultimo fine, come si è visto sopra: perciò non è causa efficace del peccato né l’oggetto esterno, né chi lo presenta, né chi se ne fa patrocinatore. Quindi il demonio è causa del peccato non in maniera diretta ed efficace, ma solo come patrocinatore o presentatore dell’oggetto appetibile (Ia IIae, Q. 80 a. 1 corpus).



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Foto di Nic Wood da Pexels