di Gabriellus

Sottaciuto dai media italiani, analizzato in malo modo dalla stampa estera, spostato troppo sugli americani sui siti “complottisti”, il potenziale conflitto russo-ucraino merita un approfondimento su Radio Spada.

Questa volta è unanimemente ritenuta probabile una deflagrazione più o meno violenta della questione e, per lasciare la lettura fruibile e non partire dal Patto di Varsavia, mi limiterò a dare qualche spunto:

Perché stavolta, forse, in Ucraina ci siamo?

  • Una delle ragioni fondamentali, e qui la Russia ha molti argomenti a favore, è perché è sempre stato presente un accordo informale, almeno dagli anni ’60 in poi, per cui la NATO non si sarebbe allargata ad est, accordo puntualmente disatteso;
  • Perché Putin sta preparando l’opinione pubblica all’invasione con quest’argomentazione, l’ultima volta nell’ascoltatissima conferenza di fine anno;
  • Perché controllare l’Ucraina (o parte di essa) significa avere molto potere decisionale sull’”ultimo miglio” del gas in Europa; 
  • Perché all’amministrazione Biden non interessa granché dell’UE (qualcuno ricorderà l’iconico “fuck the EU” di Victoria Nuland, amministrazione Obama, intercettato dai russi);
  • Perché il Donbass non fa più notizia, ma è un conflitto ancora aperto, che arde a fuoco lento – demoralizzante per quei militari che è bene avere molto amici quando si deve pianificare la propria successione;
  • Perché dopo due anni di flagranti bugie sul Covid, il giornalismo occidentale faticherebbe molto a controbilanciare autorevolmente le argomentazioni russe (che, ribadisco, sono sensate);
  • Perché è verosimile che se nel conflitto, ad esempio, entrassero UK e Australia (ricordate AUKUS solo qualche mese fa?), e già Londra ha dato segnali in tal senso, allora entrerebbe anche la Cina, più o meno apertamente, bilanciando le cose;
  • Perché, pur rischiando la Russia di uscire da SWIFT (il sistema finanziario che usiamo tutti noi) con un’invasione, dopo anni di sanzioni il baricentro dell’economia russa s’è spostato un po’ più a est e i problemi maggiori li avrebbe poi l’UE (centinaia di miliardi di insoluti);
  • Perché la NATO di per sé è una minaccia esistenziale per la Russia, ma dopo il golpe Maidan in Ucraina si va consolidando l’ostilità antirussa e questo è un problema enorme nel breve e medio periodo – invadere ora spezzerebbe questo rischioso trend;
  • Perché anche in Siria la Russia ha iniziato a fare sul serio, impedendo gli airstrike israelo-americani, un atto senza precedenti dal 2015, con degli interlocutori, a Tel Aviv, che spesso non vanno per il sottile, ma che per ora non fanno mosse sconsiderate;
  • Perché la questione Covid ha indebolito Putin in patria e i russi non sono un popolo a cui dire di mettere la mascherina per decreto (al contrario della maggior parte degli “snowflake” occidentali);
  • Perché in una situazione di forte stress della popolazione avere un capro espiatorio fa molto comodo e gli ucraini sono quello ideale, essendo considerati mediamente dei subalterni dai russi, al pari forse solo dei polacchi;
  • Perché persino chi vota dem in America ha capito che Joe Biden è rimbambito e dopo solo un anno ha sondaggi da brivido: non avrebbe la forza politica di giustificare una guerra aperta con la Russia (di cui infatti non parla mai), specialmente ricordando le conseguenze sociali di padri di famiglia morti per giocare a rompere le scatole a Putin a migliaia di chilometri di distanza dal confine americano;
  • Perché, e questo è stato quanto mi ha definitivamente convinto che si faccia sul serio, la Russia ha avanzato delle richieste diplomatiche poco accettabili per gli americani, per cui ha richiesto risposte scritte (già recapitate, ma non rese pubbliche), tra cui il ritiro della NATO dai paesi ex-URSS;
  • Perché dopo aver testato sul campo in Siria parte del nuovo arsenale, l’esercito russo è più pronto che mai, mentre quello americano fa vaccini e diversity training;
  • Perché per quanto hardware militare è stato ammassato intorno al confine ucraino, alcuni analisti stimano che ci vorrebbero tra i 4 e i 6 mesi per riportarlo indietro.

Nella più rosea delle ipotesi, stavolta Putin sta trattando facendo capire di essere disposto ad andare fino in fondo. Nella peggiore, prepariamoci al peggio.



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Immagine: Kremlin.ru, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons