Da alcuni giorni si parla di una grande epurazione: il segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, l’arcivescovo Morandi sarebbe stato rimosso e spedito nella diocesi di Reggio Emilia – Guastalla (notizia confermata oggi). Insomma un arcivescovo che dovrebbe fare il vescovo: punizione esemplare, l’ennesimo colpo di mano di Bergoglio per sferzare l’autore del responso dottrinale (negativo) relativo alla benedizione delle coppie gay. 

Ora cerchiamo di fare chiarezza per evitare improbabili viaggi immaginari in cui alabarde conservatrici si incrociano con sciabole progressiste nella difesa della Santa Fè. Proviamo, per dirla in breve, a tornare alla realtà.

Morandi non solo ha svolto tutta la sua carriera “romana” sotto Bergoglio, prima come sottosegretario alla CDF (2015), poi come segretario della stessa e arcivescovo (2017), ma lo ha fatto mantenendo un ruolo chiave presso la struttura deputata ad esprimersi sulle materie della Fede nel momento storico in cui le peggiori aberrazioni hanno trovato spazio. 

La sua nomina come sottosegretario alla Congregazione è del 27 ottobre 2015, pochi giorni dopo la presentazione della relazione dei vescovi sul disastroso Sinodo della Famiglia. Nei suoi anni alla CDF ha visto vergare da Bergoglio alcuni tra i più devastanti documenti della storia post-conciliare: da Amoris Laetitia, al testo di Abu Dhabi, da Querida Amazonia a Traditionis Custodes. Dissociazioni pubbliche non ne risultano, su quelle informali, private o interiori non ci si può esprimere senza finire nel chiacchiericcio, o almeno senza cercare ciò che è difficile provare e che poco sposta.

Quanto alla questione sulle coppie gay, qualcuno pensa che un documento del genere sia pubblicabile senza l’assenso di chi sta in altissimo loco? E se anche fosse: non saremmo di fronte all’ennesimo sintomo di uno sbandamento generale, di un caos che invece di far onore ai luoghi da cui si manifesta, finisce per coprirli ancor più di ridicolo? Ma poi, ribadiamo: c’è veramente una singola persona che voglia sostenere che vi fosse un anticonciliare o un alfiere della Tradizione alla segreteria della Congregazione che ha sdoganato tutto il “bergoglismo dottrinale”? Suvvia, gente: siamo alle solite sfumature del parlamento neomodernista, magari visibili – per carità – ma sostanzialmente irrilevanti.

Ciò che risulta più curioso è infine lo strabismo di certo mondo “conservatore” su un ulteriore fatto particolare. Se sulla questione vaccinale la larghissima maggioranza dei teologi (anche “tradizionalisti”) ha concluso la questione riferendola all’ambito della cooperazione remota (dunque non necessariamente peccaminosa) al male, va tenuto presente che il documento Vaticano sui sieri anti-Covid è firmato proprio da Ladaria e Morandi. Sarebbe almeno comico che da ambienti affini a quelli che hanno contestato quel pronunciamento (in particolare d’area woitilian-ratzingeriana), oggi Morandi improvvisamente passasse per eroe dell’antibergoglismo. 

Un ultima nota: davvero non potrebbe trattarsi, a prescindere di tutto, di epurazione? Ci verrebbe da rispondere: poco importa, viste queste premesse. Ogni speculazione, per quanto fondata e persino probabile, rischia di stagnare nell’inutile pettegolezzo. E soprattutto: non sarebbe certamente qualcosa di nuovo, il regno argentino ci ha abituato a stelle che sorgono e rapidamente cadono. 

È il bergoglismo, bellezza!



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