Volentieri presentiamo ai lettori questo articolo da FSSPX-News.



La rivista Civiltà Cattolica ha appena pubblicato una articolo che chiede sostegno a un disegno di legge che dia un quadro ristretto all’eutanasia, con l’obiettivo di evitare un male peggiore, in questo caso l’espansione generale del suicidio assistito. Una presa di posizione che sorprende, in quanto si sa che la rivista dovrebbe essere pilotata dal Vaticano.

I fautori della cultura della vita non possono crederci. Il colpo è arrivato inaspettato, alle spalle.

Nell’ultimo numero di Civiltà Cattolica, padre Carlo Casalone – medico, già provinciale della Compagnia di Gesù, membro della Pontificia Accademia per la Vita e professore di teologia morale alla Pontificia Università Gregoriana – chiede l’adozione di un disegno di legge che disciplini l’eutanasia in in modo rigoroso.

Una posizione inquietante, quando sappiamo che nessun numero della famosa rivista dei gesuiti può essere pubblicato senza aver prima ricevuto il via libera della Segreteria di Stato, il più potente dicastero del Vaticano. Per capire cos’è in gioco, è opportuno collocare la questione nel suo contesto.

L’Italia attualmente punisce il suicidio assistito con una reclusione compresa tra i 5 e i 12 anni, ma nel 2019 la Corte Costituzionale ha introdotto un’eccezione per i “pazienti tenuti in vita da personale medico […] e affetti da una patologia irreversibile, fonte di sofferenza fisica e psicologica che ritengono intollerabile, pur essendo pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli”.

Una decisione che ha avuto l’effetto di un terremoto in un Paese di forte tradizione cattolica. Tuttavia, la Corte ha lasciato una scappatoia legale dichiarando illegale un articolo del codice penale che punisce le persone che collaborano al suicidio assistito, elencando le condizioni per renderlo legale.

Prendendo come pretesto questa vaghezza, l’associazione Luca Coscioni ha lanciato, nel 2021, una petizione online a favore di un referendum sulla legalizzazione dell’eutanasia in Italia, raccogliendo oltre 750.000 adesioni, superando ampiamente la soglia delle 500.000 firme richieste. La consultazione popolare potrebbe tenersi nei primi mesi del 2022, se entro tale data non verrà adottata alcuna legge.

Perché nel frattempo il Parlamento italiano ha avviato, il 13 dicembre, l’esame di un disegno di legge sulla depenalizzazione del suicidio assistito. Sostenuto dalla coalizione di centrosinistra al potere, il testo sta affrontando l’opposizione dei partiti di destra e delle associazioni pro-life.

È qui che entra in gioco Civiltà Cattolica: “Vista la situazione del Paese, e la sentenza della Corte costituzionale [del 2019, ndlr], ci sembra importante che venga emanata una legge. (…) Anche se qui entrano in gioco valori difficili da conciliare tra loro, non ci sembra auspicabile sottrarci affossando il progetto di legge”, scrive padre Casalone.

Per alcuni, questa posizione inedita di un organo di informazione pilotato dal Vaticano tende a mostrare che l’inquilino di Santa Marta tiene le fila: padre Spadaro, direttore della rivista dei gesuiti, non è forse uno degli stretti collaboratori del Sommo Pontefice?

Dal versante di Civiltà Cattolica, si difendono da ogni resa incondizionata ai promotori della cultura della morte: si tratterebbe di “rendere meno problematico il testo della legge modificando gli articoli più dannosi”, in altre parole far passare una “legge imperfetta” per evitare un male peggiore.

Per padre Casalone, seppellire il disegno di legge attualmente all’esame del Parlamento rischierebbe di vedere un futuro referendum “favorevole all’allargamento generale del suicidio assistito”.

Forse va ricordato ai gesuiti di Civiltà Cattolica che non è moralmente ammissibile compiere un’azione obiettivamente immorale – quindi per un deputato sostenere attivamente un testo che legalizza il suicidio, anche con determinate restrizioni – al fine di evitare un male peggiore.

Dalla parte dei difensori del diritto alla vita, non ci si è lasciati ingannare: “questo articolo è una provocazione”, tuona Paola Binetti, senatrice di destra e numeraria dell’Opus Dei.

Dal canto suo Massimo Gandolfini, neurochirurgo e direttore del reparto di neuroscienze dell’ospedale di Brescia, uno dei portavoce del movimento per la vita, evoca una “capitolazione inaccettabile”, su una “questione non negoziabile come quella della vita”.

“Non capisco come, per porre fine a un male, se ne debba commettere un altro; questa idea mi ripugna”, afferma lo scienziato.

Reazioni di buon senso che non mancheranno di far risuonare lunghi echi all’interno delle mura leonine, che difficilmente riusciranno a soffocare del tutto.

(Fonte: Il Fatto Quotidiano – FSSPX.Actualités)


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