di Redazione

Il 18 febbraio 2016, nel pieno della mobilitazione delle famiglie italiane per il Family Day (un milione di persone al Circo Massimo), Francesco rispondeva alla “solita” intervista sull’aereo di ritorno da Città del Messico:

Io non so come stanno le cose nel Parlamento italiano. Il Papa non si immischia nella politica italiana” (…) “Nella prima riunione che io ho avuto con i vescovi nel maggio del ’13 una delle cose che ho detto: col governo arrangiatevi voi. Perché il Papa è per tutti e non può mettersi in politica, concreta interna di un paese. Questo non è il ruolo del Papa. E quello che penso io è quello che pensa la Chiesa e han detto in tanti perché questo non è il primo Paese che fa questa esperienza, ce ne sono tanti“.

Quattro anni dopo, nell’ottobre 2020, nel famoso documentario di Evgeny Afineevsky, premiato dallo stesso Pontefice, il Papa dice:

Le persone omosessuali hanno il diritto di essere in una famiglia. Sono figli di Dio e hanno diritto a una famiglia. Nessuno dovrebbe essere estromesso o reso infelice per questo. Ciò che dobbiamo creare è una legge sulle unioni civili. In questo modo sono coperti legalmente. Mi sono battuto per questo”.

Il 14 febbraio 2022, neppure due anni dopo, Bergoglio incontra Massimo Gandolfini, che sta organizzando una manifestazione per la tutela della Vita dal concepimento alla morte naturale, e gli esprime “straordinaria comunione di valutazione e di intenti sui temi antropologici: dunque vita, famiglia e libertà educativa”.

C’è proprio da fidarsi, no?


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