di Lorenzo Roselli

Sarebbe non dico rincuorante, ma almeno simpatico, leggere da parte di Famiglia Cristiana, dopo la penosa battaglia condotta contro Halloween, un chiarimento sul “San Valentino” festeggiato dalle masse quest’oggi.
Perché l’abito non fa il monaco e il nome del martire di Terni che l’italianizzazione dall’anglosassone idioma porta con se, non rende Valentine’s Day (Giorno del Valentino, usando una traduzione letterale) una festività di origine cattolica (diversamente da Halloween il cui folklore resta un derivato, magari distorto, del modo in cui i cristiani celti festeggiavano la Veglia di Ognissanti).
La “festa degli innamorati” non è infatti la secolarizzazione di un carattere popolare del culto a Valentino martire: questa festività è stata letteralmente inventata dalla borghesia londinese di fine XVII secolo.
Festività fondata sull’uso morboso di scambiare biglietti decorati (tal volta dai contenuti anche piuttosto licenziosi) tra amanti che si incrociavano nei salotti bene della città: un modo “discreto” per intrattenere relazioni molto difficilmente di tipo coniugale. Questi biglietti decorati, chiamati “valentini” in onore di un verso dell’Amleto di Shakespeare («Domani è il giorno di San Valentino […] ed io una vergine alla tua finestra per essere la tua valentina», Atto IV, scena V), divennero talmente comuni che nella madre patria del capitalismo le grandi case editrici iniziarono a produrli industrialmente e commercializzarli al punto che nella prima metà dell’800 la loro circolazione si attestava sull’ordine delle decine di migliaia per tutto l’Impero.
Il riferimento a Valentino da Terni (e di conseguenza lo scambio proprio nel giorno della sua memoria liturgica che anche presso l’High Church anglicana si colloca il 14 febbraio) sta letteralmente tutto in questo virtuosismo letterario, tanto che l’attributo di “santo degli innamorati” è estraneo al suo culto che tradizionalmente lo vede come protettore degli epilettici (che, stando all’Agiografia, guarì miracolosamente in più occasioni durante il suo ministero). Sarebbe simpatico, dicevo, ma ovviamente sulla pagina di Famiglia Cristiana troverete diversi consigli su come “passare un bel San Valentino” e tanti auguri boomeristici per la festa degli innamorati.
Su Radio Spada mi ero già occupato alcuni anni fa della «leggenda della festa degli innamorati» che nulla ha a che spartire con la Tradizione cattolica e il glorioso episcopato di San Valentino martire.
A giudicare dall’origine oltre che dai modi con cui questa sagra del cioccolatino e della frase fatta viene concretamente vissuta, oggi mi spingo a dire che in questa americanata (o per meglio dire, anglosassonata) a buon mercato vedo qualcosa di financo sacrilego.

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