Alcune premesse: al netto della correttezza dell’opposizione ad alcune normative del governo italiano in tema sanitario e al modello socio-politico a cui certe conventicole lavorano (entro fine mese Radio Spada pubblicherà un libro su questo tema), ciò che lascia perplessi è il mutamento del linguaggio che sta determinandosi in “casa cattolica”. E si sa: cambiare il linguaggio significa prendere la via più spedita per cambiare le idee.

Già due articoli su questo sito sono stati dedicati al tema:

Ora passiamo ad un’altra espressione molto facilmente equivocabile, ovvero quella che invoca ”una nuova Norimberga”, quasi fosse un modello di diritto. “Voglio che ci si ricordi del primato della coscienza, pretendo la libertà di opinione perché difendo i miei diritti civili e rigetto ogni regime totalitario: per questi governanti ci vuole una nuova Norimberga!”, è una frase che tendenzialmente va bene in un centro sociale o in una sede del partito radicale: oggi cerchiamo di spiegare l’ultimo pezzo.

Prima questione, giusto per rinfrescare la memoria: le potenze sconfitte della Seconda Guerra Mondiale avevano ideologie in parte (Fascismo, ad esempio con la condanna di Pio XI nella Non abbiamo bisogno), o largamente (Nazionalsocialismo, ad esempio con la condanna di Pio XI nella Mit brennender Sorge) inaccettabili. Questo fatto dalle parti di Radio Spada lo ricordavamo anche quando era molto impopolare e “costoso” nell’ambiente “tradizionalista”, ovvero quando non era ancora di moda un antifascismo ”a tema”, come oggi. Ma gli errori degli sconfitti non giustificano gli abusi dei vincitori, che si verifichino a Piazzale Loreto o a Norimberga.

Seconda questione: Norimberga fu simbolo politico e catalizzatore morale dei pessimi assetti internazionali successivi: era il tribunale dei trionfatori (franco-anglo-americani da un lato, sovietici dall’altro). Il mondo diviso tra gli errori del liberalismo e del comunismo passa anche visivamente da quel fatto, basta guardare come era allestita la sala del processo (foto sopra).

Terza questione: la fiera dell’ipocrisia. Chi firmava le condanne rappresentava in buona parte Stati ben lontani dall’essere impeccabili sugli stessi temi per cui ci si ergeva a giudici, basti pensare a chi furono gli autori della strage di Dresda, del bombardamento di Montecassino o del lancio delle due bombe atomiche sul Giappone. Per quanto concerne i sovietici basta gettare un’occhiata sul numero di vittime di quel regime, o degli altri con esso conniventi o simpatizzanti.

Quarta questione: Norimberga non fu un tribunale imparziale ma guidato da logiche politiche. Non fu un processo fondato sul genuino diritto ma sul più forte che si fa giudice e chiude i conti di una guerra che ha appena condotto contro lo sconfitto. Che poi gli sconfitti meritassero la condanna è altra questione.

In poche parole: Norimberga non è un modello.


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Immagine: Unknown author, Public domain, via Wikimedia Commons