Il Patriarca scismatico di Mosca ha recentemente tuonato contro l’ideologia omosessualista, i gay pride, il corrotto Occidente e ha parlato di guerra metafisica, elevando lo scontro con l’Ucraina a una sorta di crociata di civiltà.

Condivisibile la pars destruens, in particolare il rifiuto delle ideologie mefitiche di marca liberale, ma piano con gli entusiasmi, con le antiche ricerche del papa straniero (minuscole volute), del guru dispensatore di panacee e di spiritualità un tanto al chilo. Piano insomma con la vecchia forma mentis che esige erbe rigorosamente più verdi nel giardino del vicino, ammesso che davvero sia vicino e che davvero si tratti di giardino.

Chiariamo subito un punto di dottrina che nell’era della società liquida ci premunisce dall’evitare lo sprofondamento in una laguna laterale: quella della Fede liquida. Kirill regge un’entità scismatica, separata dalla Chiesa di Cristo, entità che ordinariamente conduce alla dannazione i suoi consociati. Lo ricorda il grande Pio IX nel Sillabo anatemizzando la proposizione XVII.: ”Almeno hassi a bene sperare della eterna salvezza di tutti coloro che non sono nella vera Chiesa di Cristo”. Ovvero: non si può sperare bene di questa presunta salvezza. La condanna riprende le sentenze della Scrittura e tutta la dottrina della Chiesa (vedere tra altro Alloc. Singulari quadam, 9 decembre 1854.; Encicl. Quanto conficiamur, 17 agosto 1863; per approfondire: Sed gladium. Dottrina e Sacra Scrittura contro l’ecumenismo). Allo scisma, come noto, i dissidenti russi (non chiamiamoli ortodossi che vuol dire di “retta dottrina”) sommano una lunga serie di deficienze dottrinali, che non ripercorriamo in questa sede.

Chiarito questo entriamo nel merito. Kirill, che ha fatto una parte importante della sua carriera come esponente ecclesiastico sotto il regime comunista sovietico, ci informa oggi di una battaglia intempestiva. Ha largamente ragione quando dice: Oggi è imposta una prova di fedeltà a questo potere mondiale, una sorta di lasciapassare per quel mondo “felice”, un mondo di consumo eccessivo, un mondo di apparente “libertà”. C os’è questo test? La prova è molto semplice e allo stesso tempo terrificante: si tratta di una sfilata dell’orgoglio gay. La richiesta di avere una sfilata dell’orgoglio gay è una prova di fedeltà a quel mondo molto potente; e sappiamo che se le persone o i paesi rifiutano queste richieste, non fanno parte di quel mondo, ne diventano estranei.

Sono parole che tuttavia non aggiungono molto a quanto già sapevamo, avendo le Edizioni Radio Spada pubblicato un volume dal titolo inequivocabile: Sodoma distrutta. Le parole di Santi e Papi contro l’omosessualismo.

Quando però il patriarca scismatico sostiene: nel Donbass c’è un rifiuto fondamentale dei cosiddetti valori che vengono offerti oggi da coloro che rivendicano il potere mondiale, ecco, lì iniziano le perplessità. Non ci risulta, insomma, che le corpose minoranze russe residenti nelle Repubbliche Baltiche, Stati liberali e progressisti in cui si inscenano popolarissimi gay pride, anzi in cui è quasi un’istituzione il Baltic Pride – una parata per l’orgoglio LGBT che si ripete su base annuale a rotazione tra le tre capitali: Tallin (Estonia), Riga (Lettonia) e Vilnius (Lituania) – ecco, dicevamo, non ci risulta che a beneficio di queste minoranze sia stata promossa un’azione militare, peraltro con la certezza dello scontro frontale con la NATO. Che la Russia viva in una sorta di totale opposizione all’Occidente è cosa smentita, fino a poco fa, in larga parte delle sedi internazionali. Valga per tutti, pur fra molti distinguo del discorso putiniano, quanto detto dal Presidente russo il 27 gennaio 2021 al World Economic Forum: Un’agenda positiva tra l’Ue e la Russia è un interesse comune di Mosca e Bruxelles, dobbiamo tornare a tendenze positive, aumentare le interazioni, da un punto di vista economico come partner naturali.

Nemmeno ci risulta che la battaglia metafisica invocata dal patriarca sia estesa al tema della persecuzione anticristiana, dal momento che uno dei più solidi alleati diplomatici di Mosca in questa vicenda bellica risulta essere la Cina, persecutrice della Fede, dilaniatrice dell’unità della Chiesa e moralmente corrotta almeno quanto il putrido Occidente.

Che poi la società russa sia tutto un germogliare di virtù da opporre senza esitazione alla decadenza euro-americana è una favola che, giustamente, nemmeno Kirill vuole prendere troppo sul serio: con una demografia a dir poco altalenante, con una pratica religiosa tutt’altro che granitica, con un tasso di “occidentalizzazione” non trascurabile, con un tessuto sociale in cui l’aborto – ancora tutelato legalmente, nonostante qualche vincolo introdotto – è in calo, ma ancora ampiamente praticato, e anche volendo sorvolare sulla disinvoltura in tema di vincolo matrimoniale, non esistono basi per vanterie particolari.

C’è poi la grande questione delle eccentricità stesse del patriarcato moscovita e dei suoi satelliti: dalle aperture eterodosse sulla fecondazione in vitro, fino ad una sorta di canonizzazione del vaccinismo ad opera di alcuni suoi alti dignitari, si apre uno scenario che rischia di confondersi coi deliri di casa neomodernista. Altro che “Terza Roma”, espressione oltre tutto caratterizzata da significati di antiromanità, di scisma, di errore, spesso ignorati da chi la usa.

Nelle vicende storiche degli scismatici si ripete l’eterno problema della fuga dall’ordine della Chiesa, la perdita del vero centro, perennemente surrogato, non necessariamente in modo pienamente cosciente, con nuovi “centri” tutti politici: l’antico fallo del cesaropapismo che tende a rendere i funzionari religiosi russi come un’appendice del potere politico di Mosca e gli ucraini di quello di Kiev (basti vedere alcune dichiarazioni di questi giorni o le vecchie foto del patriarca Filarete di Kiev con il Segretario di Stato USA, Kerry, nel 2014). Accadeva già, largamente, nella seconda metà del ’900 sotto l’Unione Sovietica, ovviamente con ogni cautela di giudizio sul foro interno.

In conclusione di questo impopolare articolo, confermiamo dunque le parole di uno precedetemente pubblicato su queste pagine (Tre errori tipici sulla vicenda russo-ucraina): Ove fossimo costretti ad un bambinesco gioco della torre, è evidente che la compagnia filo-Kiev degli Schwab, dei Biden, delle Von der Leyen, dei Macron, ci rende quasi sopportabile la vicinanza ai barboni scismatici moscoviti e alle cordate degli oligarchi putiniani che con entusiasmi alterni reggono il moccolo al governo russo. Ma quanto detto fin qui è sufficiente a chiarire l’inutilità di questo esercizio.


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Immagine in evidenza: Audizione pubblica sulle armi nucleari e il disarmo, organizzata dal Consiglio Mondiale delle Chiese (1981) presso la VU, Amsterdam / Panoramica della giuria / Pubblico Dominio.