Volentieri offiamo ai lettori un interessante – e inquietante – estratto da Cristianesimo, proprietà e Great Reset. Breve esame del “Mondo Nuovo” tra distopia e Tradizione di L. Copertino. C’è di che meditare.


Ci informa ancora Wikipedia:

«Poco prima della riunione annuale del WEF del 2016 dei Global Future Councils, Ida Auken, una parlamentare danese, che era anche una giovane leader globale e membro del Council on Cities and Urbanization, ha caricato un post sul blog che è stato successivamente pubblicato da Forbes immaginando come la tecnologia potrebbe migliorare le nostre vite entro il 2030 se gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite fossero realizzati attraverso [la] … fusione di tecnologie [quella alla quale Schwab ha fatto riferimento nel suo articolo del 2015]. La Auken ha immaginato come la comunicazione digitalizzata, quindi il trasporto, l’alloggio e il cibo, si tradurrebbero in un maggiore accesso e in una diminuzione dei costi. Poiché tutto sarebbe gratuito, inclusa l’energia pulita, non ci sarebbe bisogno di possedere prodotti o immobili. Nel suo scenario immaginato, molte delle crisi dell’inizio del XXI secolo – malattie dello stile di vita, cambiamento climatico, crisi dei rifugiati, degrado ambientale, città completamente congestionate, inquinamento idrico, inquinamento atmosferico, disordini sociali e disoccupazione – sarebbero risolte attraverso le nuove tecnologie».

Ida Auken non è una semplice parlamentare, come dice Wikipedia, perché è stata Ministro dell’Ambiente del suo Paese. Accusato di utopia – già questo è indicativo della fonte dalla quale viene il modo di pensare tipico della cultura globalista –, in realtà il suo saggio è una descrizione dello scenario prossimo venturo. La società mondiale preannunciata dalla Auken, mentre si presenta con caratteri suadenti quali la gratuità dell’energia pulita e la riduzione dei costi dei servizi essenziali e dei beni di prima necessità – una prospettiva che attrae irresistibilmente la “sinistra arcobaleno” di cui la stessa Auken è esponente –, non potrà in concreto trovare realizzazione senza una pianificazione economica globale e senza politiche demografiche malthusiane. In un video che circola in rete Roberto Cingolani, già ministro alla transizione ecologica del governo Draghi, un tecnocrate che non ha mai fatto mistero delle sue idee transumaniste tanto da ritenere l’uomo “un parassita perché consuma energia senza produrre nulla”, onde supportare la necessità dell’introduzione della tecnologia 5G, sostiene che il pianeta sarebbe sovrappopolato in quanto “progettato” (un termine che la dice lunga sulla mentalità di questi tecnocrati) per non più di tre miliardi di persone, sicché ci sarebbe un surplus di quattro miliardi di uomini, evidentemente da ridurre[1].

L’obiettivo della “pace verde”, dunque, comporta inevitabilmente un controllo su scala mondiale dell’economia, in ordine al quale la concentrazione della proprietà in capo al vertice della piramide è senza dubbio più funzionale che non la sua parcellizzazione. In tal senso la proprietà personale diffusa è presentata come nemica del “green capitalism” mentre ad esso favorevole appare la proprietà impersonale, anonima, finanziarizzata, concentrata nelle grandi multinazionali. La piccola proprietà, personale o comunitaria, che è l’ideale sociale del Cristianesimo, dovrà essere surrogata, in nome dell’utopia “verde”, dall’uso temporaneo dei beni nella modalità contrattuale della locazione ed altre analoghe fattispecie:

«Benvenuti nell’anno 2030 – così la Auken nell’incipit del suo breve saggio, sopra richiamato, che gli ha dato anche il titolo –. Benvenuti nella mia città o dovrei dire “la nostra città”. Non possiedo nulla. Non ho un’auto. Non ho una casa. Non posseggo alcun elettrodomestico o vestito. Potrei sembrarvi strana, ma tutto ciò ha perfettamente senso per noi in questa città. Tutto ciò che voi considerate un prodotto, ora è diventato un servizio. Abbiamo accesso ai trasporti, agli alloggi, al cibo e a tutto ciò di cui abbiamo bisogno nelle nostre vite quotidiane. Poco per volta, tutte queste cose sono diventate gratuite, quindi non ha senso per noi averne tante»[2].

Quel che la Auken propone, a ben leggere tra le righe del suo discorso, è la dipendenza globale degli uomini dal Capitale Transnazionale, perché – dato che le cose pur utilizzate in locazione o noleggio o trasformate in “servizi” devono comunque avere un proprietario – solo quest’ultimo resterà unico proprietario dei beni prodotti dall’industria robotizzata. Il Capitalismo Globale riuscirà laddove il comunismo storico ha fallito, ossia nella realizzazione di un vero e proprio esproprio universale. L’articolo della Auken, a causa delle critiche che ha suscitato, è stato rimosso dal blog del Forum. Resta, tuttavia, ancora disponibile, ad oggi, sulla pagina Facebook del WEF, come indicato alla nota 2 della Prefazione, un altro video – 8 Predictions for the World in 2030 – nel quale un giovane sorridente assicura che “nel 2030 non avrai nulla e sarai felice”. Un programma chiaramente comunista, ma in uno scenario nel quale la proprietà non è concentrata nelle mani dello Stato, o di un partito unico assurto a Stato, ma in quelle del complesso mondiale del capitalismo multinazionale. Capitalismo in alto, comunismo in basso. La stragrande maggioranza dell’umanità non possiederà nulla, mentre la proprietà – non solo dei “mezzi di produzione” ma anche dei beni e dei servizi come pure delle tecnologie e del denaro virtuale – sarà monopolizzata da una ristretta Élite Mondiale.


[1] Per il video di Cingolani si vedano i link https://www.youtube.com/watch?v=aKYLaD1moTI per il singolo passaggio di riferimento e per la versione integrale il link https://www.youtube.com/watch?v=Alh2LDdpH9w. Si tratta di una relazione nella quale si affrontano, in una prospettiva di “miglioramento della qualità della vita”, i problemi dell’inserimento di nanotecnologia nel corpo umano, di riparazione digitale degli organi del corpo umano “guasti”, di robotizzazione delle funzioni organiche, ovvero di fusione tra uomo-macchina. Questo scenario distopico è perseguito dai circoli dai quali proviene Cingolani come un disegno, neanche tanto sottaciuto, di emancipazione dell’uomo dalle superate ed antiche credenze superstiziose di tipo religioso o filosofico, per espandere la potenza umana grazie alla tecnologia cibernetica, fino a fare dell’uomo stesso un cyborg

[2] Cfr. la riproduzione dell’articolo, tradotto, rinvenibile su https://www.maurizioblondet.it/leconomia-circolare-secondo-beppe-grillo/. L’originale, come spiegato oltre, non è più disponibile, n.d.r.

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Immagine tagliata: I. Auken, Johannes Jansson/norden.org, CC BY 2.5 DK, via Wikimedia Commons