di Luca Fumagalli

Quando sta per morire il Papa che è succeduto a Begoglio e che ne ha continuato l’opera di riforma, a Roma, proprio davanti a Piazza San Pietro, avviene il primo attentato jihadista della storia d’Italia: un tunisino travolge la folla con un pullman carico d’esplosivo, provocando più di cinquanta morti. Nel frattempo la Curia è in subbuglio e tanto i progressisti quanto i conservatori si danno da fare per trovare un candidato credibile al soglio petrino. I primi puntano sul cardinale Warren Hamilton, un ex rugbista sudafricano famoso per aver conciliato moltissimi casi di pedofilia prima che arrivassero in tribunale, facendo così risparmiare alla Chiesa un sacco di soldi; il campione dei tradizionalisti è invece Angelo Vignale, Prelato dello IOR e missionario in odore di santità. Hamilton, intenzionato a passare al setaccio i conti della banca vaticana nella speranza di trovare delle irregolarità sfuggite al rivale, decide di ricorrere all’aiuto del giovane gesuita Alessio Macchia e del fratello di quest’ultimo, Giovanni, un avvocato specializzato in questioni finanziarie. Allo stesso modo Vignale manda in Sudafrica monsignor Freschi alla ricerca di qualche scheletro nell’armadio di Hamilton. Mentre la squadra della polizia di cui fa parte anche Laura, compagna di Giovanni, indaga sull’attentato, lo scenario si complica, rivelando poco alla volta legami tanto impensabili quanto inquietanti.

L’opzione di Dio, terzo romanzo dell’avvocato Pietro Caliceti, è un thriller di sicuro fascino, sorretto da un buon ritmo complessivo che culmina in un finale al cardiopalma. Ambientazioni e personaggi sono costruiti con perizia; pure i risvolti della vicenda principale sono coerenti, rivelando il talento di un autore che mostra di essere a proprio agio con la materia trattata, tra delitti, questioni legali e operazioni finanziarie poco pulite. Anche se si incontrano brani caratterizzati da una volgarità che appare un po’ troppo gratuita e ogni tanto i dialoghi scadano in “spiegoni” scarsamente credibili, la tensione è così ben congeniata che il romanzo si fa leggere tutto d’un fiato nell’ansia di trovare il senso di una storia sempre più contorta e oscura.

Al lettore tocca seguire diverse piste che si intrecciano: alle indagini di Laura e dei suoi colleghi si affiancano, come in uno specchio, quelle simili ma opposte dei fratelli Macchia e di monsignor Freschi. A ciò si aggiunge la politica vaticana, con i suoi intrighi, i giochi di potere e i botta e risposta tra Hamilton e Vignale. Lo sfondo è un mondo sporco, cinico, dove, al netto di momenti radiosi in cui si rivela il bene, a trionfare è più che altro la miseria degli uomini. Persino la Chiesa è avviluppata in una crisi apparentemente senza speranza d’uscita, lacerata all’interno e indebolita dagli attacchi esterni.

Da qui deriva la nostalgia per una Fede autentica che muove le azioni dei Macchia e di Freschi, e che si sostanzia in quel titolo, L’opzione di Dio, che rimanda ai due stendardi evocati negli esercizi ignaziani. A ognuno dei protagonisti toccherà quindi fare una scelta tra bene e male, tra verità e menzogna, una scelta che non mancherà di segnare il loro destino.

Il libro: Pietro Caliceti, L’opzione di Dio, Baldini+Castoldi, Milano, 2020, 416 pagine, 19 Euro.