È forse la storia della metafisica il terreno della contrapposizione tra due fondamentali concezioni dell’ essere o due possibili ontologie, quelle” essenzialistiche” e quelle ” esistenzialistiche”, come voleva E.Gilson (1)?

Per Andrea Dalledonne (2), divulgatore e sistematizzatore della visione del ” tomismo essenziale”, di cui considera il dott.Cornelio Fabro insuperabile maestro, non si tratta tanto di questo.

Si tratta piuttosto dell’ oblio da parte della direttrice della metafisica scolastica successiva a San Tommaso d’ Aquino, di tutto il filone del razionalismo metafisico soggettivistico moderno, della neoscolastica(3) e dell’ immanentismo gnostico in generale dell’ “actus essendi” nel suo carattere di emergenza trascedentale, come fondamento delle “essenze” e delle “esistenze”, di tutti gli ” acta secunda”, nonché di tutta l’ umana attività intenzionale. La denuncia di M.Heidegger dell'” oblio dell’ essere” da parte della metafisica, da Anassimandro sino a Nietsche, ha una sua legittimità, per quanto l’ autore di ” Essere e Tempo” non oltrepassi a sua volta una visione essenzialistica di eredità hegeliana ed immanentistica e la sua speculazione culmini in una fumosa nozione di “essere” come “evento”, oggetto ben più di poesia che di speculazione filosofica. Le obiezioni di Heidegger in merito all’ “oblio dell’ essere”in effetti sono valide contro tutte le metafisiche, ma trovano un argine invalicabile solo nella concezione dell'”actus essendi” dell’ originario tomismo, che successivamente gran parte del ” tomismo storico” ha contribuito a deteriorare (anche da parte di non pochi scolastici pur convinti di riprendere con fedeltà la ” philosophia perennis”).

L’ assoluta emergenza trascendentale dell’ “actus essendi” fondamento delle ” essenze” e delle ” esistenze”, di tutta l’ attività teoretica comporta che si riducano a pseudo problemi le seguenti questioni: ” l essere va identificato con l’ essenza o con l’ esistenza”? “la conoscenza ha come oggetto il particolare hinc et nunc oppure l’ universale”?Infatti lo stesso nesso tra “essenza” ed “esistenza”non costituisce il prius ontologico, perché presuppone il plesso trascedentale tra “essenza”( potenza da attuare) e ” actus essendi”(4).Nel suo carattere stesso di “emergenza trascedentale” l'”actus essendi” fa sì che ” prensione del particolare” e conoscenza dell’ universale”(la cifra della spiritualità e immortalità dell’ anima) non siano momenti separati, ma si compenetrino.

 La direttrice dell’ immanentismo moderno che ha posto nella coscienza il luogo della prensione della verità ha condotto dapprima all’ ontofobia, come ha mirabilmente dimostrato Vittorio Possenti, (5) e poi all’ annichilamento strictu senso dell’ idea di verità.L'”actus essendi”, non già la coscienza, è” il cominciamento” della filosofia.Il tomismo originario è la via opposita rispetto alla direttrice immanentista (6 )moderna che a partire dal soggettivismo razionalista cartesiano, attraverso l’ hegelismo, sino ad Heidegger,ha condotto allo sbriciolamento dell’ idea stessa di verita’. In particolare, F.W.Hegel ha preteso formulare una deduzione genetica di tutte le categorie della logica, senza incontrare il terreno dell’ esperienza. L’: “essere puro” hegeliano, prima determinazione della ” Scienza della logica”, è un’ astrazione vuota di ogni contenuto, che poco differisce dal ” nulla”.

Alla fine, lo Hegel identifica” essere puro” e ” pensiero puro”(7).In termini di sano tomismo, il ” pensiero puro” in nessun modo può costituire il ” cominciamento” della filosofia.Infatti, il pensiero è sempre pensiero- di , intenzione del reale e giammai scevro d contenuto. In secondo luogo, l'”actus essendi” è universale, ma in nessun modo vuoto, privo di contenuto, al contrario, esso è “illud quod primo intellectus concipit quasi notissimum et in quod omnes conceptiones resolvit”( De Veritate, q.1 a.1). L’ “actus essendi” va in ultima analisi riconosciuto come fondamento di tutta la filosofia nella sua valenza ontologica, non psicologica né fenomenologica.Una volta che esso viene smarrito, quell’ interrogazione dell Esser-ci e sull’ Esser-ci di cui parlò M.Heidegger è destinata a perpetuarsi senza possabilità di risposta.

Per la sua natura di ” emergenza” trascedentale l'” actus essendi” non si esaurisce nell’ esperienza sensibile (la sperimentabilita’ di un ente è segno, sintomo della sua esistenza, ma non ne è la causa come sosteneva Berkeley) non è concettualizzabile (l’ astrazione approda all’ universale comune a più singolari, ma non attinge il fondamento trascedentale dell’ “actus essendi”), infine non è oggetto del giudizio predicativo. Esso infatti pertiene alla sfera dell’ essere logico, attribuisce o disgiunge un predicato dall’ essenza di un soggetto, ma non entra nella sfera dell” essere” ontologico”.Il giudizio predicativo infatti nulla può dire in merito all’ esistenza del ” soggetto” e del ” predicato e il suo fondo è sempre l” essere” ontologico: è vero nella misura in cui congiunge o disgiunge due essenze effettivamente congiunte o disgiunte. Inoltre l”essere” del giudizio ha carattere di indifferenza rispetto all’ esistenza del proprio oggetto che può essere non solo un ente sostanziale o accidentale, ma anche un ente di ragione. “Il solo riferimento al giudizio non può dire nulla di preciso, perché l” esse” del giudizio è fondato e non fondante e perciò derivato e non originario; come l’ essenza ch’ è appresa nella semplice apprensione è fondata sulla presenza della natura delle cose, così l”esse”( o non “esse”) del giudizio è fondato sull’ atto di essere (“o non- essere” delle cose)”(8).

L’essere predicato dal giudizio è puramente funzionale; lo aveva intuito anche Kant, affermando che l”esistenza non è un predicato” e tuttavia aveva escluso l'” actus essendi” dalla speculazione metafisica e aveva concepito l” essere” in maniera puramente funzionale e categoriale( naturalmente i successivi filo- kantiani avrebbero ereditato e approfondito questa deviazione formalistica della concezione dell’ ” essere” che va ” obstinate contra” rispetto alla sana dottrina tomista). L’osservazione di M.Heidegger secondo cui la ” pretesa dell’ essere” non può esaurirsi nel giudizio( ciò che è una forma indebita di ” oblio dell’ essere” in una categoria logica) è corretta verso tutte le metafisiche essenzialiste( compresi molti contemporanei neo- tomismi) ma trova nella dottrina dell’ ” actus essendi” della philosophia perennis un argine, in quanto è l’ unica metafisica che non puo’ essere accusata di aver obliato l” essere”. Nella concezione della “philosophia perennis” l’ìimmanenza dell’ essere creato è rapporto costitutivo con la Trascendenza dell’ “Ipsum esse subsistens” .

Si tratta quindi della “via opposita” rispetto al “principio di immanenza” moderno(che non solo mena dritto all’ ateismo, ma contiene in nuce l’ ateismo stesso) su cui di fonda il razionalismo soggettivistico , quella direttrice che attraverso Spinoza, Kant, Hegel culmina in M.Heidegger (di cui è apprezzabile, per la ” pars destruens”, la critica all'” oblio dell’ essere” da parte delle cattive impostazioni metafisiche essenzialiste, ma la cui posizione polemica verso il creazionismo cristiano rimane inglobata in un orizzonte immanentista- gnostico).

Esasperando la differenza ontologica tra Essere ed ente, il filosofo di “Essere e Tempo” aveva criticato le categorie di ” causalità” e ” partecipazione” attraverso cui San Tommaso d’ Aquino aveva dimostrato la dipendenza dell’ essere creato contingente (che non ha in se la ” ragione di esistere”) dall’ Ipsum esse subsistens”. La metafisica cristiana avrebbe obliato l’ ” essere” nel Sommo Ente”, in Dio, che in quanto Sommo Ente si colloca al vertice di tutti gli altri enti da esso dipendenti, ma pur sempre Ente rimane senza esprimere l’ Essere.

M.Heidegger aveva dunque sostenuto l’ “apertura” degli Enti sull’ Essere e non già un rapporto di dipendenza causale tra Ente ed Essere.Nel sano tomismo di padre Fabro le categorie della ” partecipazione” e della ” causalita” non sono in contraddizione fra loro, al contrario, attraverso la partecipazione dell’ ” esse” divino increato da parte dell’ “esse” contingente e creato è possibile dedurre la dipendenza causale di quest’ ultimo dal primo. Una risoluta opposizione al principio costitutivo d’ immanenza che permea il pensiero moderno venne da S.Kierkegaard, il teologo danese che aveva sottoposto a livorosa critica la teologia liberale e la pretesa di una sistematizzazione concettuale dell’ Avvenimento Cristiano, segnatamente nella forma della deduzione hegeliana, nonché la moderna pretesa di imporre una religione stabilita, cui l’ autore di Aut- Aut aveva contrapposto i propri “Esercizi di Cristianesimo”(9) Il Dalledonne dissocia decisamente l’opera e la concezione di S.Kierkegaard dalla vaga galassia dell’ esistenzialismo (per quanto S.Kierkegaard venga dai più considerato come il ” padre dell’ esistenzialismo contemporaneo”) e la rivendica senz’ altro al ” realismo cristiano”(10), soprattutto per la sua rivendicazione della categoria della “decisione” del singolo contro le facili sintesi dell’ idealismo dialettico, l’ affermazione dell’ esistenza come aspetto di rottura del “sistema” e come irriducibile a ogni sistema, il decisivo primato accordato alla volontà rispetto all’ intelletto (ricalcando cosi il tomista ” intellego quia volo”), tanto più che rispetto alla decisiva scelta per il Cristianesimo, nulla o poco conta il possesso di una “scienza del cristianesimo”, per quanto approfondita, ma fondamentale è l’ autodeterminazione della Volontà nell’ abbndono a Cristo.

Dalledonne sottolinea, come anche fece padre Fabro, la critica kierkegaardiana a ogni forma di essenzialismo e pretesa di sistema, dal momento che la nozione di ” esistenza” del Kierkegaard giunge nei paraggi del genuinamente tomista “actus essendi”. Per quanto difettasse del rigore dimostrativo di San Tommaso, il “Kierkegaard maggiore” fu dunque un ” realista cristiano”Tra esse creato, finito, contingente ed esse divino, increato sussiste dunque un rapporto di causalità, ma Dalledonne dissente da un’identificazione tout court” tra contingente” e “creato”, superando dunque una tesi tipicamente avicenniana, ereditata poi dalla scolastica essenzialista.

Può esistere nell’ orizzonte del creato alcunché di necessario e immortale? Si, qualora possieda un ” esse” spirituale e una facolta’ spirituale, indipendente dalla materia e dalla sensibilita’. “In San Tommaso la nozione di contingenza ha significato soltanto fisico-metafisico a causa innanzitutto del gerarchico proporzionarsi dell’ esse partecipato dagli enti alla loro essenza; sicché l’ esse è spirituale negli Angeli e nelle anime, ma materiale nei corpi. In San Tommaso, insomma, ” contingenza” significa solo ” corruttibilita’”(11).

Dunque, nell’ ambito del creato , alle anime compete la ” necessità onto-metafisica” e la ” sussistenza partecipata creata”, dal momento che non derivano il proprio essere dal composto di cui esse sono forme.

Alle anime dunque compete la “necessita’ creaturale” dal momento che non derivano l’ esse dalla materia, ma lo possiedono” secundum rationem formae”(12).La ” spiritualità” dell’ anima umana, di conseguenza la sua immortalità, la possibilità di sussistere dopo la corruzione del corpo è attestata dal possesso di una facoltà spirituale: capacità di approdare all” universale”, ovvero di conoscere l’ essere nella sua assolutezza, non soltanto nel suo carattere sensibile e contingente.

La spiritualità delle anime umane è simile a quella degli Angeli; si tratta di enti che hanno l'”esse” per sè, sono cioe soggetti immediati dell’ atto di essere, che conviene loro in modo “definitivo” e “inseparabile”(13).

A S.Kierkegaard dunque si deve riconoscere una rivalorizzazione della volonta’, dell’ autodeterminazione ad aderire alla Rivelazione cristiana in palese antitesi rispetto all’ intellettualismo della teologia liberale che informa il razionalismo moderno, da Cartesio sino ad Hegel.A rigore, si dovrebbe affermare che l’ intellettualismo finisce laddove comincia la lezione dell’ autore di Aut-Aut, che ha insegnato il valore decisivo della Carita’ al fine di aderire al bene, il suo primato rispetto a tutte le virtù, comprese quelle teologali, tanto più che la più colta conoscenza teologica del fatto Cristiano sarebbe vacua, qualora l’ animo difettasse della Carità, in perfetto accordo con San Tommaso d’ Aquino (“intellego quia volo”).

Rimarcardo il primato della volonta’ su tutte le altre facoltà umane, Dalledonne non ha certamente inteso difendere una visione puramente “fideista”. La visione dell’ intelletto del “bene” è pur necessaria ed è completamente erronea e fuorviante la riduzione della libertà umana alla possibilità di compiere indifferentemente il bene e il male. Nondimeno, non è sufficiente, per quanto necessaria, la visione del retto agire da parte dell’ intelletto: il “bene” viene conseguito solo qualora la Volonta’ si autodetermini al suo conseguimento(14).

Bene si evince dalla disamina della concezione del Dalledonne che nel razionalismo moderno e contemporaneo l’ oblio dell’ “actus essendi”( riduzione dell’ ” esse” all’ ” essenza”) corra di pari passo con l” intellettualismo morale”, ovvero con l’ “oblio della liberta’”, con la riduzione cioè del ” male morale” a errore puramente teoretico.Illuminismo,razionalismo moderno, marxismo si involgono in una irresolubile aporia, nella misura in cui sbandierano sul piano ideologico la ” libertà di pensiero” e poi puntualmente negano il “libero arbitrio” in una visione geometrica – meccanicista ( B. Spinoza), materialista- meccanicista (Holbach, La Mettrie, Alembert, Helvetius,), in una visione che assorbe la persona umana nel tessuto della ” materia sociale ( marxismo).

L’ opera” Il rischio della liberta”: San Tommaso- Spinoza ( Marzorati,Milano,1990) è percorsa dalla fondamentale tesi secondo cui il ” libero arbitrio” umano è salvaguardato nella “philosophia perennis” che afferma la ” metafisica della trascendenza”, la dipendenza ontologica del finito contingente dal Divino Necessario Eterno e attraverso tale nesso di dipendenza la libertà umana si libera e si sviluppa appieno.

La liberta’ umana viene invece annichilata nel sistema immanentista gnostico spinoziano, insofferente verso la sussistenza del finito contingente, inglobante tutti gli aspetti e manifestazioni del finito in un’ impersonale e geometrica Sostanza Immanente come suoi ” modi”.  L’ immanentismo gnostico spinoziano è una delle principali moderne espressioni dell’ annacquamento e dell’ oblio dell’ ” actus essendi” in una visione essenzialista che ripone le proprie radici nella decadente scolastica suareziana, si approfondisce e ne aggrava gli errori nel razionalismo metafisico moderno.

L’ onnipervasiva e monolitica visione intellettualistica spinoziana annichila la vita morale stessa, la nozione di ” peccato”, il discernimento tra il ” bene” e il ” male”, dal momento che il ” male morale” viene in modo riduzionstico ricondotto a un errore dell’ intelletto, a un incoerenza nell’ ambito dell’ ” amor Deo intellectualis”.Nell’ opera del Dalledonne si esprime l’ indefessa apologia del “tomismo primigenio” , metastorico, contro le deviazioni del ” tomismo storico”, caratterizzato spesso da storture rispetto all’ autentico ” realismo metafisico” insegnato dall’ Aquinate, anche da parte di filosofi neo- tomisti convinti di proseguirne e divulgarne l’ autentica dottrina.

Dalledonne ha costantemente lumeggiato la citica di padre Fabro all’ immanentismo moderno, di cui prodotto è stata la sovversione della teologia modernistica(15), peraltro permeata di storicismo e relativismo ermeneutico( nato in ambito protestante ma poi diffusosi presto in ambito teologico cattolico), volta a distruggere il patrimonio della Chiesa Cattolica. La contemporanea crisi della teologia è sostanzialmente di natura metafisica.La sovversione filosofica che ha espunto il riferimento all’ Assoluto e al Trascendente peraltro non ha soltanto abolito l’orizzonte del Trascendente stesso, ma ha favorito una deleteria visione del soggetto umano stesso, che” privo del fondamento metafisico è travolto dal gioco irrazionale delle passioni e delle forze della storia”(16).

Bisogna prendere atto, con rispettosa riserva critica, di uno zelo apologetico talvolta eccessivo nei toni e refrattario alla comprensione delle ragioni e dei limiti altrui, eccessiva ad esempio la sua posizione critica verso E. Gilson che certamente non può essere chiamato in causa nella denunzia della sovversione metafisica e teologica(17).

In ogni caso, una preziosa divulgazione della ” philosophia perennis” attraverso le opere di padre Fabro; nonché l’ auspicio che il ” tomismo di domani” possa lavare le deviazioni del ” tomismo storico” e recuperare il” tomismo primigenio” in modo da non espungere tout court, ma soddisfare le esigenze del pensiero moderno.Nella tomista ” philosophia perennis” alberga l’ unica modalità corretta di ” pensare il fondamento” e di fornire soluzione all’ heideggeriana critica dell’ “oblio dell’ essere” nella storia della metafisica. 

Amici di Radio Spada e della Comunità Antagonista Padana, grazie dell’attenzione.

Note

(1)cfr.” L’ Essere e l’ Essenza”,Massimo, Milano, 2007,p.XII (prefazione di Antonio Livi)”le ontologie essenzialistiche intendono l’ essere prevalentemente come essenza cioè come l’ universale,concettualizzabile e definibile; quelle esistenzialiste lo intendono come Dasein,concreta esistenza individuale non definibile.Alla galassia delle prime appartengono tutti i grandi sistemi metafisici della storia (da Platone a Plotino, da Avicenna a Suarez,da Cartesio a Spinoza a Hegel) mentre alla galassia delle seconde sono da annoverare le forme dell’ esistenzialismo contemporaneo, Sartre, Marcel, Jaspers, Heidegger.Dalledonne rivendico’ a Padre Fabro e non già a Gilson la corretta posizione sull’ actus essendi ( invece Paolo VI aveva elogiato il Gilson per la riscoperta di un’ autentica filosofia tomista (c.f.r ” Lettera del Santo Padre al prof.Etienne Gilson in ” Osservatore Romano,11-9-1975,p.1).Tra le riserve critiche del Dalledonne verso Gilson:aver identificato l” actus essendi” con l’ esistenza tout court facendolo scivolare sul terreno dell’ esperienza sensibile, aver considerato originario il nesso essenza- esistenza anziche il plesso trascedentale tra potenza o essenza e actus essendi

(2) Andrea Dalledonne fu docente associato di propedeutica filosofica presso la facoltà di Magistero dell’ Università di Perugia.La sua visione realista metafisica si dispiego’ in opere come ” Problematica metafisica del tomismo essenziale(1980),” Implicazioni del tomismo originario (1981),” Tomismo contro sovversione: Rileggendo Domenico Giulotti (1987), ” Il rischio della libertà: San Tommaso- Spinoza”(1990),” Valutazioni etico speculative del realismo metafisico(1993)

(3) a dir la verità, Dalledonne destitui’ il termine ” scolastica” di ogni fondamento nella storia della filosofia,a maggior ragione, il termine” neo- scolastica” tanto più che i cosidetti “neoscolastici ereditarono gli errori degli ” scolastici”

(4)c.f.rAndrea Dalledonne, ” Valenze etico-speculative del realismo metafisico, Marzorati, Settimo Milanese, 1993,p.24

(5)c.f.r Vittorio Possenti,” Il nichilismo in Nietsche e in Gentile come ontofobia” in ” Il nichilismo teoretico e la morte della metafisica”, Armando,Roma,1995, pp.63-65

(6) per Dalledonne il termine ” immanenza” non ha per se un significato negativo tout court, lo ha soltanto negli indirizzi della filosofia moderna che negano l’ apertura alla Trascendenza

(7) c.f.r E.Gilson, ” La deduzione dell’ esistenza” in “Essere e l’ Essenza”,cit.,p.201″ Essendo vuoto di ogni contenuto, ( l’essere) non è oggetto di rappresentazione o di intuizione, non è neanche l’ essenza che da parte sua implica già certe determinazioni dell’ essere, di fatto si riduce al pensiero puro con il quale si può dire che fa tutt’ uno”

(8)c.f.r Andrea Dalledonne,” Valenze etico- speculative”,cit., pp.36- 37″ Soggetto(S) e predicato( P) possono trovarsi a tutti i livelli del conoscere non solo reale,ma anche possibile,fantastico,puramente logico e la copula ” è” compie sempre la funzione di unire un soggetto a un predicato anche quando non c’ è nulla di essere cui corrisponde nella realtà; pp.32-33″” l’ opinione secondo cui l’ atto di essere si può conoscere mediante l’astrazione e di quella secondo cui lo si può conoscere mediante il giudizio…i primi due corollari del formalismo logico

(9) c.f.r Cornelio Fabro,”L’ esercizio del cristianesimo nel diario di Soren Kierkeaard,pubblicato in “Renovatio”,3,1985,p.407- 428 cui Dalledonne ha dedicato una riflessione nella più volte citata opera ” Valutazioni etico- speculative del realismo metafisico”(pp.81-206)

(10) per Dalledonne e per padre Fabro, l’ esistenzialismo contemporaneo sarebbe un tradimento di Kierkegaard nella sua direttrice prevalente di ” esistenzialismo ateo”(es. Sartre); tuttavia, anche il teologo protestante di formazione esistenzialista K.Barth avrebbe misconosciuto la portata dell’ opera di Kierkegaard. ll giudizio di E.Gilson è divergente ,essendo egli incline piuttosto a considerare Kierkegaard” padre dell’ esistenzialismo” contemporaneo,di cui M.heidegger e K.Barth avrebbero in parte raccolto l’ eredità. Gilson dissocia insomma l’ autore di aut- aut dal realismo metafisico tomista di fronte a cui sarebbe passato ” ad occhi chiusi”: per aver egli criticato la dottrina della verità come ” adaequatio rei et intellectus” in quanto oggettivante e per non aver compreso il significato fondamentale della tomista nozione di ” actus essendi”.E’ singolare che Gilson abbia rivolto a Kierkegaard la medesima critica rivoltagli dal Dalledonne: aver appiattito sulla mera esistenza l’ ” actus essendi”Secondo l’ autore di ” Essere e l’ essenza” inoltre in Kierkegaard sussiste una dicotomia tra la filosofia come speculazione oggettiva, che non coglie l ‘” esistenza”( per definizione, soggettiva) e la conoscenza etico- religiosa puramente soggettiva( anti- filosofia dunque?). Ma come concepire allora l’ esistenza se non tramite le connotazioni del ” tempo” e del ” movimento” attualmente vissuti?” tempo” e ” movimento” trascorsi infatti fuoriescono dalla soggettività e sono oggetto della speculazione oggettiva.Kierkegaard  anticipa qui forse motivi della gentiliana dottrina dell’ ” atto puro”? Gilson non menziona comunque esplicitamente Giovanni Gentile. Su queste tematiche rinvio a ” l’ esistenza contro la filosofia” in E.Gilson,”Essere e l’ Essenza”,cit.,pp.214-240

(11) c.f.r A.Dalledonne,” Valutazioni etico- speculative,cit.,p.60

(12) c.f.r.” Summa theologia”,I,q.44,a.1,ad.2″ Sunt quaedam necessaria quae habent causam suae necessitatis”.Si tratta degli Angeli e delle anime umane che conseguono la necessità e l’ eternità dal fatto di avere i se e di non riicevere da altro il principio della propria sussistenza

(13) c.f.r San Tommaso,”De anima”,art1 e Cornelio Fabro,” Breve introduzione al tomismo”,Roma,1960,p.40

(14) c.f.r Andrea dalledonne,” Valutazioni etico-speculative, cit., p.69″intelligenza e ragione si limitano a ” vedere” il bene,sono dunque moralmente neutre.La volontà,pur condizionata dall’ intelligenza,si autodetermina al bene con il proprio atto libero

(15) la critica a fondo alla sovversione modernista è stata segnatamente portata avanti da padre Fabro nelle seguenti opere”La svolta antropologica di Karl Rahner”, Rusconi, Milano, 1974 ,”L’avventura della teologia progressista”, Rusconi.

16) (Nota mancante)

17) In “Tomisme” E.Gilson sembra identificare tout court l’ esse” fondamentale con l'”esistenza”, in ” Essere e l’ essenza” a mio giudizio risale all’ ” actus essendi” e ne critica l’ identificazione con la mera esperienza sensibile.La posizione di Gilson sul problema

dell”Essere” ha dunque indubbiamente subito un’ evoluzione

Sintesi della 682° conferenza di formazione militante a cura della Comunità Antagonista Padana dell’Università Cattolica del Sacro Cuore in Milano, non tenuta in seguito alla chiusura dell’Ateneo a causa di Coronavirus, preparata nella terza domenica di Quaresima (20 marzo 2022) e postata nella festa di San Benedetto da Norcia (21 marzo 2022) Relatore: Silvio Andreucci (testo raccolto a cura di Piergiorgio Seveso). La conferenza numero 681 è in fase di pubblicazione e la numero 683 che segnerà le settecento conferenze tenute all’Università Cattolica nel corso di vent’anni è in fase di ideazione.

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