di Odessita Blu

Da quanto riportano i media italiani e internazionali, i negoziati tra Russia e Ucraina stanno faticosamente aprendo una via alla pace, che è ancora lontana ma non pare più impossibile: del resto, Putin ha probabilmente raggiunto il grosso dei suoi obiettivi e l’allentamento progressivo della stretta su Kiev parrebbe dimostrarlo.

E’ pacifico però che troppi sono gli interessi attorno a questa guerra, interessi che riguardano poco gli ucraini e ben di più le potenze che vedono in questo conflitto un momento chiave, prime fra tutte gli Stati Uniti, e non fanno mistero di volerne condurre le sorti anche al di là di ciò che sembrerebbe utile per la popolazione martoriata da oltre un mese di ostilità.

In quest’ottica, non può che destare allarme un fatto di grande rilevanza accaduto negli ultimi giorni. Stamani Mosca ha dato conferma di ciò che diverse voci dal fronte avevano già ventilato: venerdì 25 marzo gli ucraini hanno colpito un deposito di carburante nel territorio della Federazione russa, esattamente a Belgorod, a una trentina di chilometri dal confine. Dapprima, il bombardamento pareva fosse stato effettuato con missili, alcuni parlavano addirittura di un errore ma è ormai probabile che si sia trattato di un attacco con elicotteri entrati in Russia volando a bassa quota .

Kiev, dal canto suo, ha dichiarato che “non confermerà né smentirà” l’azione militare, che è ormai però attribuita agli ucraini anche dai media più schierati (mentre componevamo l’articolo è arrivata la smentita dal governo di Kiev su ogni coinvolgimento: questo per dire come siano caotiche e sfuggenti le comunicazioni in tempo di guerra, su tutti i fronti). A detta della compagnia titolare dell’installazione, non ci sono stati feriti nell’attacco e qualche ora dopo ci sarebbero state altre esplosioni nella stessa area, in un deposito di munizioni.

Come prevedibile, e come dichiarato dal portavoce del Cremlino Peskov, questo non crea certo un buon clima per il prosieguo dei negoziati. La Cina ha immediatamente dichiarato che Gli Stati Uniti sono colpevoli e istigatori nella guerra in Ucraina, mentre solo ieri il Pentagono ammetteva che il flusso di armi letali dagli Usa a Kiev è continuo ed è già giunto sui luoghi

Nulla fa presagire dunque una fine imminente delle ostilità, sebbene l’offensiva russa abbia ottenuto in sostanza i risultati prefissi (a un prezzo di vite molto alto e certo superiore a quanto messo in conto).

Se è evidente che l’Occidente ha un ruolo di supporto a una delle parti in conflitto, ebbene sempre meno può essere messo in dubbio che abbia anche un intento propulsivo del conflitto, che da azione di contenimento dell’attacco russo assume sempre più il ruolo di un’azione militare con obiettivi propri e ulteriori rispetto alla difesa dell’Ucraina. La presenza massiccia di contractors e militari di Paesi NATO, l’invio massiccio di armi anche a fronte dell’apparente ritiro russo da diverse aree del Paese e, da ultimo, il bombardamento in territorio russo, con velivoli e armi forniti dall’Occidente, proprio nel mezzo di delicatissime trattative e a pochi giorni da un vertice NATO cui ha partecipato anche la stessa Ucraina, possono essere ulteriori dimostrazioni di quanto poco, in realtà, si voglia la pace e di quanto ancora le genti ucraine dovranno aspettare, soffrendo, la fine della guerra.


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Foto di Алесь Усцінаў da Pexels