Sintesi della 683° conferenza di formazione militante a cura della Comunità Antagonista Padana dell’Università Cattolica del Sacro Cuore in Milano, non tenuta in seguito alla chiusura dell’Ateneo a causa di Coronavirus, preparata nella festa di San Francesco di Paola (2 aprile 2022) e completata nella Domenica delle Palme (10 aprile 2022) Relatore: Silvio Andreucci (testo raccolto a cura di Piergiorgio Seveso). Questa conferenza segna il compimento delle SETTECENTO conferenze tenute all’Università Cattolica nel corso di vent’anni (2002-2022) dal gruppo MUP-CAP

Werner Sombart, sociologo ed economista tedesco vissuto tra la seconda metà dell’ 800′ e la prima del 900′(1863 Erlsleben-1941 Berlino) non ha certamente ricevuto dopo la morte la meritata valorizzazione da parte della manualistica sociologica accademica, né in Italia né in Germania, pur essendo stato il “più famoso professore accademico del Novecento”, nonché autore di trentacinque libri, molteplici saggi e contributi su volumi collettivi, collaborazioni con varie riviste(1). Il centenario del suo anniversario della nascita è passato pressoché sotto silenzio.

Fu osteggiato nella fase primitiva della sua attività da economista e sociologo, quando era apertamente sostenitore di dottrine marxiste, tanto piu’ che riuscì a conquistarsi una docenza presso l’ Università di Berlino (dal 1890) e di Breslavia( dal 1906), nonché un incarico di condirettore presso l'” Archiv fur Socialwissenschaft und Socialpolitik”, ma a lungo fu osteggiato dal mondo accademico.Fu criticato successivamente da storici e sociologi che gli rimproveravano di aver ” tradito” la lezione di K.Marx, da cui Sombart in effetti si sarebbe progressivamente discostato a partire dal 900′, pur continuando a riconoscere alle sue dottrine economiche una certa rilevanza.

Insomma, Werner Sombart dovette in qualche modo fare il callo a un atteggiamento di ostracismo, intervallato da ben pochi riconoscimenti, nonostante le sue doti di economista ( fondo’ peraltro la ” nuova scuola tedesca”) e di sociologo nulla avessero da invidiare a quelle di M.Weber, che sulla sua concezione esercitò un’ influenza decisiva, soprattutto per quanto riguarda il ruolo storicamente incidente esercitato dalle confessioni religiose sulle forme dell’ economia.

Avversato dalla destra conservatrice al tempo in cui sosteneva dottrine economiche marxiste, avversato dai marxisti una volta che le sue analisi socio-economiche presero le distanze dal monolitico “materialismo storico” che pretende di ridurre tutte le espressioni dello ” spirito” a epifenomeni della ” materia sociale”(2), Sombart venne altresì immeritatamente emarginato dal mondo accademico anche dopo la morte, tanto in Germania quanto in Italia. Gravavano su di lui l’ infausta fama di aver aderito al “nazionalsocialismo” (a differenza della maggior parte degli esponenti della ” Konservative Revolution” che, ad esempio Moeller van den Bruck, mantennero un margine di autonomia culturale e ideologica) nonché quella di “antisemitismo”, per quanto controverso.

L’oblio dell’ opera di Sombart, insomma, si spiega con il ” filtro liberale” che ha permeato la pubblicistica del secondo dopo guerra, in Italia come in Germania, refrattaria al confronto e all’ approfondimento della “Conservative Revolution” in quanto essa evocherebbe la “barbarie nazista”( il destino di Sombart in questa guisa era segnato dal momento che egli fu non solo “rivoluzionario conservatore” ma, almeno per un certo periodo, anche ” nazionalsocialista”).

Una pubblicista liberal- progressista che mira a demonizzare e non già a storicizzare e contestualizzare il trascorso della “barbarie nazista, e a reclamarne l’assoluta necessità del ” trascendimento storico”.Nondimeno, come ha rimarcato Ernst Nolte, questo ” filtro liberale” che ha preteso di cancellare una porzione dela storia (che è pur sempre parte integrante dell’ identità di un popolo) ha avuto in Germania, a partire dal 1945, delle conseguenze drammatiche nella misura in cui ha determinato una crisi dell’ “identita tedesca” stessa(3) .De hoc satis.

Fiorenza Manzalini classifica in due categorie i “pregiudizi” o fraintendimenti, databili al tempo del suo insegnamento accademico, che ne avrebbero ostacolato la divulgazione dell’ opera; nella prima rientrano il fatto di avere, a giudizio dei marxisti, “tradito Marx” e avere ottenuto favori per la sua carriera accademica durante il nazionalsocialismo, nonché il ” contributo all’ ” antisemitismo”; nella seconda categoria ella fa rientrare un approccio impreciso nella documentazione, nonche’ la frammentarieta’ e imprecisione della metodologia e dell’ esposizione(4).

La studiosa del pensiero di Sombart cita la critica del dott.Krause per quanto riguarda il sombartiano “tradimento di Marx”; il Nostro a partire dal 1896 si sarebbe distaccato progressivamente dalle dottrine marxiste per la loro deficienza di carattere scientifico; per il primato indebitamente tribuito alla ” materia sociale”, ovvero ai rapporti di produzione, rispetto a cui il ” libero arbitrio” mantiene un’ autonomia, nel senso che ciascun individuo può decidere se subordinarsi ad essi o meno; infine, la tesi materialista- storica, secondo cui la genesi di ogni espressione dello ” spirito” andrebbe rintracciata nella ” materia sociale” non è  comprovabile scientificamente: dacché non sono soltanto le componenti economiche a plasmare l’identita’ di un popolo, ma anche e su tutto espressioni dell’ arte, il culto religioso, in ultima analisi le manifestazioni della spiritualità.

Quanto finora esposto  fa bene comprendere come  per W. Sombart e per tutti gli esponenti della “Konservative Revolution” il marxismo non abbia costituito un’ ideologia antitetica “tout court”, ma al contrario come sia stata necessaria la processualita’ di un incontro- scontro con esso.

La ” morale rivoluzionaria” che permea il ” materialismo dialettico” condensa in sè una promessa di palingenesi, in essa irrompe quel fattore della “decisione” che intende oltrepassare la borghese e scientista civiltà borghese, dominata dalla ” ragione strumentale”(5).Tuttavia, il limite del marxismo consiste nel disaminare il concetto di “alienazione” esclusivamente in un orizzonte materialista e nella negazione di autonomia alle espressioni dello” spirito”. Per Sombart la scienza economica marxista insomma rivela di non avere soluzione di continuità rispetto alle teorie dell’ economia classica.Attaverso la critica al marxismo, il Nostro intendeva risalire alla critica al ” capitalismo”A cavallo tra 800′ e 900′ in Francia molti intellettuali (gia’ socialisti provenienti da varie tendenze) che poi hanno dato forma al cosidetto” socialismo nazionale” (De Man, Paul Marion, Berth,etc) hanno percorso un processo di ” revisione critica” del marxismo simile a quello di Werner Sombart. E altrettanto fecero Herve’ e Lagardelle intorno agli anni 40′.

Il marxismo fu revisionato nella direttrice di ” un violento antimaterialismo che portò a una revisione etica e al tempo stesso spiritualistica”(6).Tanto De Man quanto Sombart attraverso la critica al marxismo (la cui revisione poteva peraltro approdare a un’ altra soluzione, quella ” socialista liberale” di Jaures in Francia e di Bernstein in Germania) risalivano alla critica del capitalismo:l’ intuizione geniale, sotto l’ influenza anche di Bergson, Scheler, Nietsche, della superiorità dei valori vitali ed estetici su quelli economicisti, l’intuizione che il socialismo non potesse essere” dedotto dal capitalismo” sul terreno di una lotta di classe.

Il socialismo in senso spirituale e nazionale preesisteva, in realtà, al capitalismo.Sombart prese dunque le distanze nei primi anni del 900′ dalla deterministica sociologia marxista, che riducendo le manifestazioni dell’ arte, del diritto, della religione, della politica a epifenomeni o soprastrutture della forma di produzione concludeva in ultima analisi al concetto che l’economia fosse principio causale di tutta la cultura (7).

Nella nuova prospettiva della “Konservative Revolution” guadagnata dal Nostro Autore, il ” socialismo” si dissociava dal determinismo materialista, si rivestiva di valori eroici e aristocratici, si fondava su imperituri valori spirituali, assumeva l’idea di “nazione” in quanto idea preesistente, più elevata, più nobile e spirituale rispetto a quella di ” classe sociale”. Concepiva l’ idea di una comunità organica nazionale interclassista, includente la giustizia sociale, ma non il cosmopolitismo e l’egualitarismo astratto. Detta impostazione comunitaria rifiutava la decadente democrazia parlamentare borghese, l’ individualismo sociale, il primato del ” regno della quantità”, l’ edonismo elevato a principio onnipervasivo dell’ intera esistenza. Tanto il capitalismo quanto il collettivismo erano, secondo Sombart, permeati dall’ individualismo, dall’ atomismo sociale, dal momento che il collettivismo marxista non era che una forma di comunitarismo artificioso e forzato.

Sombart prese dunque le distanze dall'”assoluto” marxista dell’ “economia” (rifiutando peraltro il fondamento di qualsiasi” assoluto”, compreso quello ” morale”)come “struttura” fondante ogni manifestazione culturale e spirituale, essendo il reale sostanziato dalla forza generatrice dello Spirito(“Geist”) inteso comunque in un’ accezione differente da quella hegeliana.” llo spirito viene assegnata peraltro la facoltà di dare forma a tutto ciò che l’ essere umano è in grado di produrre”(8).La teoria sombartiana dell’ organizzazione delle forme culturali dell’ umanità in un saggio del 1938 è fondata sull’ assunto che esse siano determinate e plasmate dal ” Geist ” e riconducibili alla “cultura oggettiva ” o a quella “soggettiva”.

Lo Spirito ricopre dunque una funzione preponderante, per cui l’ analisi dei fenomeni economici non può essere ridotta allo studio delle forme di organizzazione, ma altresì dovrà tenere conto delle forme immateriali riconducibili all’ orizzonte del”Geist”, quindi l’ intreccio di fattori culturali e psichici.Tra il XIX e il XX secolo anche intellettuali della statura di M.Weber e M.Scheler, per diversi tratti concordanti con le analisi di Sombart( ma non totalmente) tentarono di dare risposta alla domanda sulla ” genesi” del capitalismo(9).

È palmare che essi abbiano sostanzialmente rivoluzionato il paradigma adottato dai teorici dell’ economia classica, ereditato poi da K.Marx: quello dell’ attribuzione di un ruolo preminente alla dimensione economicistica: accomulazione delle risorse, rapporto tra lavoro e capitale, divisione- organizzazione del lavoro, costituzione della proprietà fondiaria, etc.Per Sombart, Weber e Scheler l’ analisi della forma del capitalismo, come quella di tutte le forme dell’ economia, non poteva esulare dai fattori culturali- psicologici, ad esempio le motivazioni etiche soggiacenti all’ impresa capitalistica.Il riduttivo approccio dei teorici dell'”economia classica” e di K.Marx, appiattito sulla considerazione delle forme dell’ organizzazione, non dava ragione del trapasso avvenuto nell’ eta’ contemporanea del ” capitalismo” da forma particolare dell’ economia storicamente determinata a generale stile di vita e “universale atteggiamento dello spirito”.

L’ evoluzione del capitalismo rispetto alle forme primitive che già sono rintracciabili nel basso Medievo si spiega con la divaricazione avvenuta nell’ era moderna tra l’ etica metafisica universalmente riconosciuta durante il Medievo e l’ “etica professionale individuale” costituitasi in piena autonomia agli albori della modernità e dunque emancipatasi dalla ” morale universale”(10). Mentre nel Medioevo la poiesi rinviava a una legge naturale- razionale, deducibile da un ordine cosmico universalmente riconosciuto,colui che intraprende in epoca moderna ritiene di poter dedurre dalla propria interiorità i precetti dell’ etica professionale. Si è già detto della notevole influenza esercitata da M.Weber su Sombart e nondimeno le loro analisi non sono sempre concordi; il Nostro non concorda, ad esempio, con l’ autore dell'”Etica protestante e la nascita del capitalismo” sulle origini stesse del capitalismo, intese poi in ultima analisi come le origini dello “spirito borghese” stesso, realizzato dalla sintesi tra razionalizzazione- calcolo e intrapresa(11). 

Proprio in ragione dell’ assurgere in epoca moderna del capitalismo ad atteggiamento universale, in qualche modo metatemporale, a differenza d quanto sostiene Weber, non sarebbe possibile ascrivere l’ origine, l’ efficacia e il successo del ” capitalismo” unilaterammente nell’ orizzonte della civiltà protestante.

Anzi, il Nostro ritiene che le forme del protocapitalismo siano originate piuttosto in ambito mediterraneo, nel corso del basso Medievo, dal sodalizio tra lo spirito d’ intrapresa e l’ etica tomista. Il tomismo infatti sarebbe, a giudizio di Sombart, una concezione filosofica che ben si presta a formare lo “spirito di impresa”, essendo la sua etica fondata sul giusto mezzo tra ” avaritia” e ” prodigalitas”, insegnando la virtù della temperanza e dell’ equilibrio razionale tra opposti eccessi. In una delle fondamentali opere sociologiche,”Il Borghese”, Sombart ravvisa un nesso talmente decisivo tra lo “spirito borghese” e il “capitalismo”, che essi si rapportano come la causa al proprio effetto, sicché il capitalismo tramonterebbe solo a condizione del tramonto dello ” tipo” del borghese.

Nonostante Sombart consideri lo “spirito capitalista” di fatto coestensivo allo ” spirito borghese”, “effectus” di quest’ultimo, dalla sua opera “Il borghese” non risulta una valenza o un’ accezione puramente negativa del termine ” borghese”. Nelle attività imprenditoriali primigenie, nel basso Medievo, ove lo ” spirito di impresa” connotava tanto l’ attività del mercante quanto quella dell'”avventuriero”, del “crociato”, il borghese si caratterizzava per la “parsimonia”, per la capacità di pianificazione e razionalizzazione delle risorse, a differenza del “seigneur” che tendeva al lusso e allo sperpero(12).

La degenerazione del capitalismo, con tutti i suoi aspetti deteriori e le sue superfetazioni, esplode ai primordi del XX secolo.Il ” culto dell’ oro” diventa onnipervasivo dell’ esistenza.Il capitalismo degenere ha prodotto la materialistica civiltà di massa, il primato del “Regno della Quantità” sul ” Regno della Qualita”(parafrasando il pur aberrante R.Guenon), la dimensione onnipervasiva del ” mercato”, l’ abbruttimento della società dal punto di vista morale, l’ individualismo borghese, l’ edonismo sfrenato.È evidente che nel primo quarto del XX secolo il capitalismo europeo abbia conosciuto la prima grande crisi eclatante, che ha subito naturalmente una recrudescenza a livello mondiale con la ” Grande crisi” del 29′; e successivamente il capitalismo mondiale sarebbe stato caratterizzato da ulteriori periodiche e ricorrenti crisi.

La “democrazia parlamentare” decadente non è che l’ espressione sul piano politico del capitalismo degenere.Come accennato all’ inizio, prendendo segnatamente spunto dallo studio su Sombart della dott.Fiorenza Manzalini, una delle ragioni che ha portato all’ emarginazione dal punto di vista storiografico ed accademico di Sombart è stato il suo controverso ” antisemitismo”.

Non mi è possibile evincere se Sombart conoscesse i “Protocolli dei Savi di Sion”, né se ne avesse subito l’ influenza.La sua idiosincrasia nei confronti del “giudeo”, prototipo dello spirito mercantile senza scrupoli, dello spirito usuraio, del culto di Mammona va certamente contestualizzata, ma non può essere messa in discussione.Ma è necessario comunque storicizzare anche questo aspetto della visione di Sombart, tenendo sopratutto conto del fatto che tra 800′ e 900′ l'”antisemitismo” era un sentire molto diffuso e trasversale a tutte le ideologie.Il “capitalista” contemporaneo, a differenza dell’ avventuriero del Medioevo o del Rinascimento, a differenza dei primi” imprenditori”, in una temperie secolarizzata, non concepisce più il lavoro come una missione religiosa, come un’ attività per glorificare il Signore e neppure come l’antidoto alla noia che pervaderebbe l’ esistenza, in caso di ozio.

Il capitalista contemporaneo è esclusivamente assetato di profitto, senza scrupoli morali, l’ attivita’ mercantile stessa non ha più il carattere ponderato e ritmato delle sue origini, si è tradotta in una corsa al tempo, in una prassi forsennata.

Una delle più evidenti superfetazioni del capitalismo degenere, d’ altronde, è il pantecnicismo, la tecnica che fuoriesce dal proprio ambito di competenza e diviene onnipervasiva, sfuggendo al dominio dell’ uomo : la critica rivolta al pantecnicismo da parte di Sombart non e’ meno corrosiva di quella di C. Schmitt e di M. Heidegger ed è comunque un motivo centrale nell’ opera degli intellettuali della “Konservative Revolution”. Il Nostro arriva a prospettare lo scenario del Novecento, segnatamente nella temperie della”Grande Guerra”, come la riedizione di una nuova guerra di religione, che ora si disputa tra l etica mercantile” e l” etica eroica”. La prima appannaggio del mondo anglossassone, la seconda degli Imperi Centrali, non è esagerato affermare che la Prima Guerra Mondiale possa essere interpretata come una crociata degli Imperi Centrali, potenze continentali, espressioni dell’ “etica eroica”, contro la Gran Bretagna, potenza talassocratica, espressione del più bieco e infimo “spirito mercantilista”(13).

Componenti della prima forma di esistenza sono l’avidità di profitto, il colonialismo(14), il libertinismo, lo strumentalismo, il culto dell’ oro.Componenti dell'”etica eroica” sono il concetto di libertà inteso come consapevolezza di anteporre i doveri verso il prossimo e verso la patria ai diritti, il senso di abnegazione di sacrificio, di missione, il primato della comunità rispetto alle pulsioni individuali.Intendo ora chiudere il lavoro con un lungo passo di imperitura bellezza, che merita di essere riportato per esteso, del Sombart risalente al 1915, che bene esprime l’ orizzonte di questa ” nuova crociata” e soprattutto l’ impossibilita di compromesso tra” etica mercantile” ed ” etica eroica”. Esso ben esemplica le ragioni del tracollo del democraticismo- liberale, incarnato ad esempio in Italia dall’ ideologia del giolittismo (al di là dell’ opera storica di Giolitti stesso) che ha annacquato l’ ideale morale della pace nell’ imbelle ” pacifismo”, fondato sul tornaconto. “Per spirito commerciale intendo quella concezione del mondo che chiede alla vita:” che cosa puoi tu vita darmi?””Per la concezione eroica ,invece,la vita appare come una missione .Dobbiamo, nella vita adempiere ad un compito che ogni giorno si divide in mille altri.

La vita è una missione affidataci da una potenza superiore.Vivendo, trasfondiamo noi stessi nelle nostre opere. Questa dedizione del nostro io ci da l’ unica profonda soddisfazione che la vita terrena sia in grado di darci: essa ci procura la pace dell’ anima perché grazie ad essa realizziamo la riunione alla >Divinità, l’ essere separati o strappati dalla quale costituisce su questa terra il nostro maggior male e dolore”.”Le virtù dell’ eroe sono proprio l’ opposto di quelle del commerciante, esse sono tutte positive, danno o ridestano la vita, sono ” donatrici”:sacrificio, fedeltà, candore, venerazione, valore, religiosità, obbedienza, bontà.Sono virtù guerriere che trovano nella guerra il loro massimo sviluppo come, del resto, ogni forma di eroismo”(15).

Cari amici della Comunità Antagonista Padana e di Radio Spada, sono consapevole e onorato di aver tenuto su questo tema la settecentesima conferenza della storia del gruppo MUP-CAP.

Note

1) tra le opere di Werner Sombart menzionero’ le più importanti e notevoli al fine dell’ argomento quivi trattato” Gli ebrei e la vita economica”,III vll.,edizioni A.R, Padova, 1980- 1920 -” Il capitalismo moderno”, Ledizioni, Mi, 2020. Si tratta di un’ opera importantissima ai fini della ricostruzione della genesi del fenomeno del capitalismo e dello spirito capitalista che distingue tre fasi: un ” proto- capitalismo” o ” alto capitalismo” che sorge a Medioevo avanzato con l’ affermazione dei primi ceti mercantili; generato dallo “spirito di impresa” dell’ “avventuriero”che avrebbe partorito quello del mercante; una seconda fase definita” basso capitalismo” e infine il ” capitalismo contemporaneo”; è un’ opera in 3 volumi e in tutto, in 6 sottovolumi-” Il Borghese”, Longanesi, Mi, 1978,-” Il socialismo tedesco”, Il Corallo, Padova, 1981,-” Sull’ uomo”, Armando, Roma, 2016 -” Noo-soziologie”, Berlin, Duncker& Mumblot, 1956

2)c.f.r. Fiorenza Manzolini,” Werner Sombart” in Gennaro Malgieri,” I conservatori.Da Edmund Burke a Russel Kirk”, Minotauro,Roma,2006,p.119″ W.Sombart è colpevole di aver negato- come M.Weber- la relazione fondamentale di causa- effetto tra struttura e soprastruttura, il carattere soprastrutturale di ogni forma di cultura rispetto all’ economia

(3) c.f.r. Ernst Nolte, “Dramma dialettico o tragedia”?, Settimo Sigillo, Perugia,1991 ,p.134″ Superare il fascismo senza misconoscere il suo diritto parziale è il presupposto più immediato della riacquisizione e della conquista di un’ identità tedesca”

(4) c.f.r Fiorenza Manzolini, Werner Sombart,cit.,p.118

(5)c.f.r Daniele Perra,” La fascinazione schmittiana per il fascismo”, in ” Essere e Rivoluzione”, Novaeuropa, Benevento, 2019, p.57

(6)c.f.r Zeev Sternhell, ” Né destra né sinistra”, Baldini & Castoldi, p.129 e sqq.Per quanto riguarda il contributo di Sombart al ” socialismo nazionale” in Germania, c.f.r Marcello Veneziani,” Processo all’ Occidente”, Armando, Roma, p.80

(7) c.f.r Fiorenza Manzalini,” Werner Sombart”, cit., p.119

(8) su tale tematica rinvio allo studio del dottor. Antonio Scopettuolo” Ragioni etiche e ragioni materiali,tra Werner Sombart e Max Scheler; le forme morali nell’ origine delle istituzioni capitalistiche all’ interno del dibattito weberiano in Rivista trimestrale di Scienza dell’ amministrazione, 3/ 2017,p.2

(9) ibidem,p.1

(10) per la comprensione dell’ evoluzione del capitalismo in epoca moderna non si può sottacere il trapasso da un etica universale metafisica alla frammentazione di una morale universalmente riconosciuta in una pluralità di concezioni soggettive (eta moderna)

(11) c.f.r Antonio Scopettuolo,”Ragioni etiche e ragioni materiali”, cit.,p.10

(12) a taluni sociologi la tesi del Sombart sulla dicotomia tra lo spirito del ” seigneur” e quella del ” borghese” parve troppo semplicistica, non tenendo conto ad esempio della mobilità sociale, cioè del trapasso di moltissimi nobili nella classe borghese

(13) non si trattava dunque tanto di ” lotta di classe” come prospettato dal marxismo, quanto di conflitto sul piano geopolitico tra la Gran Bretagna( potenza talassocratica) e la Germania( potenza continentale). Non diversamente dal Sombart prospettavano la situazione Niekisch e i fratelli Strasser, le cui posizioni erano, almeno tangenzialmente, riconducibili alla “Konservative Revolution”; questi ultimi non disdegnavano un asse tra la Germania e l’Unione Sovietica in funzione antianglosassone.Alla posizione del Sombart ha dedicato un breve spazio Daniele Perra in ” Essere e Rivoluzione”, cit., p.48.Rinvio altresi all’ articolo del dott.Claudio Mutti “L ‘ isola e il continente”, ” Eurasia- Rivista di studi geopolitici”,III/2017

(14) e’ un aspetto paradigmatico della differenza tra la politica di potenze talassocratiche come la Gran Bretagna e continentali come la Germania il fatto che quest’ ultima non ebbe necessità di costruire un impero coloniale extraeuropeo al fine di accrescere il proprio spazio vitale

(15) il lungo passo è citato da Augusto del Noce in ” I cattolici e il progressismo”,Leonardo, Mi,p.94.Il compianto filosofo torinese con acume rimarcò l’ irriducibilita’ della forma della ” Konservative Revolution” e dei fascismi rispetto alle forme reazionarie dell’ 800′ come l’ “ction francaise””

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