Volentieri offriamo ai lettori un estratto dal IV volume della Storia universale della Chiesa scritta dal Card. Hergenröther (La Chiesa educatrice nella società medievale e l’Impero carolingio). Seppur il tema trattato non risulti sovrapponibile alla gravità della crisi neomodernista, questo testo ci offre alcune importanti chiavi di lettura anche per l’attualità. Il cardinale nelle pagine successive spiegherà come le decisioni di Stefano VI verranno annullate dai suoi successori e Formoso riabilitato.


Con la morte di Formoso incomincia un’era di profonda depressione per la Sede romana, quale né prima né poi fu veduta. Il furore delle fazioni se ne impadroniva, minacciando di trascinarla con sé, a guisa degli altri troni, nella barbarie dei tempi. Nel termine di otto anni (896-904) nove pontefici si succedono. Bonifacio VI, eletto tumultuariamente, non regnò che quindici giorni. Tosto il partito spoletano, ritornato potente appresso la partita di Arnolfo, sollevò uno dei suoi, Stefano VI (propriamente VII). Egli sulle prime diede vista ancora di riconoscere il re di Germania; ma poco stante dichiarò Lamberto unico imperatore legittimo e oltraggiò la memoria di Formoso con cieco furore. Fece dissotterrare il suo cadavere e presentarlo innanzi ad un giudizio sinodale; quivi pronunziare lui Papa illegittimo e nulla la sua elezione; indi il cadavere mutilato gettare nel Tevere: ma salvato dalle acque fu di nuovo riseppellito. Questa vituperosa condotta di Stefano, che non proveniva da un errore, ma da odio fanatico, eccitò universale indignazione: in una sommossa il fanatico zelatore fu preso e strangolato in prigione (estate 897).

[…] Era questo un «secolo di ferro», in cui l’istruzione come la virtù era spenta, salvo in pochi monasteri; i sinodi, benché tuttavia numerosi, si occupavano i più in negozi di minor momento e locali; il clero si veniva rendendo ogni dì più secolare e mondano. Con tutto ciò, anche allora le cose non erano così mal ridotte in ogni luogo da non lasciare speranza di potersi ridestare e rinvigorire la vita religiosa. Anche allora vi aveva tuttavia delle anime forti, che valevano a imprimere un nuovo impulso: ed anche alla Sede di Pietro doveva pur venire l’aiuto, quantunque solo a poco a poco, per vie straordinarie e in modo transitorio. Roma, allora avvilita a capitale di un piccolo principato, doveva riprendere a mano a mano l’antica sua dignità di capitale del mondo e la sua sublime missione.

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Immagine: Concilio cadaverico, Jean-Paul Laurens (1870), Nantes, Musée des Beaux-Arts

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