Il 7 marzo 1277 venivano condannate dal vescovo di Parigi Etienne Tempier(1) 219 proposizioni con la conclusione di un lungo dramma maturatosi con il progressivo ingresso della speculazione aristotelica nel mondo cristiano occidentale, progressivo incedere invano ritardato dalle condanne, dalle ammonizioni ecclesiastiche, dalla lotta serrata che da parte di pensatori francescani, da parte tomista, per taluni aspetti, si era condotta.

Numerose dottrine riconducibili ad Aristotele, Avicenna, Averroe’, direttamente o per il tramite di Boezio di Dacia e Sigieri di Brabante vennero severemante condannate”(2).Invero, la condanna includeva anche alcune tesi attribuite a San Tommaso d’ Aquino e ad Egidio Romano.Come nella precedente condanna che ebbe per oggetto un numero molto più esiguo di tesi, il nuovo editto di Tempier intendeva segnatamente interdire il determinismo, conseguenza del naturalismo, la tesi dell’ eternità del mondo contraria alla cristiana dottrina della Creazione, una sorta di panpsichismo che attribuisse vitalita’ ai corpi astrali e la tesi professata da taluni filosofi arabi che asseriva l’influenza astrale sulla volontà umana.

Prima di entrare nel merito dell’ editto del 1277 è d’ uopo un’ analisi delle cause storiche, del terreno che ha preparato l’editto, che in nessun modo può essere considerato un atto repentino, ma che come sostenuto dal Bonafede nel passo che ho riportato pocanzi, all’ esordio del mio lavoro, costituisce l’epilogo di precedenti misure dell’ autorità ecclesiastica contro le deviazioni dalla retta fede.

Occorre tenere conto, sul piano storico, di una serie di fattori che hanno indotto l’ autorità ecclesiastica nel corso del XIII secolo in guardia rispetto alla proliferazione dell’ eresia, a salvaguardia della “teocrazia intellettuale”….espressione che non gradisco tanto, preferirei precisare che in quella temperie la sollecitudine dell’ autorità era fare in modo che le discipline filosofiche e scientifiche non reclamassero un ruolo di emancipazione dalla Sacra Verità(3) e continuassero a mantenere il tradizionale ruolo di ” ancillae theologiae”.

Già nel corso del XII secolo, come testimonia Gilson (3) avvenne la traduzione e la diffusione nell’ Occidente cristiano delle opere aristoteliche (segnatamente ” Metafisica”, ” Logica”, ” Fisica”, ” De sensu et sensato”,etc).L’ Aristotele recepito dall’ Occidente era caratterizzato spesso da influenze platoniche o neoplatonizzanti, oppure da influenze arabe. Nella laboriosa opera di traduzione e divulgazione si erano distinti Gerardo da Cremona e Gundissalino (noto alla cultura filosofica medievale come Gundisalvi).Proliferavano già dottrine eretiche, ad esempio quella attribuita ad Almarico di Bene (1150-1207), che fu professore di logica e filosofia a Parigi. Da una glossa (Ostiensis) riconducibile a Enrico da Susa, apprendiamo che Almarico avrebbe insegnato una sorta di protopanteismo(4), insegnando che ” Deus est omnia”. L’ insegnamento di Almarico fu quanto meno equivoco, invece le dottrine dei suoi seguaci, i cosidetti “Amauriciani” furono inequicocabilmente eretiche e radicalizzarono la posizione del loro maestro. 

La condanna pronunciata dall’ autorità ecclesiastica nel 1210 coinvolse la dottrina professata da Almarico di Bene e quelle di Scoto Eriugena, assertore di una fumosa teofania divina e segnatamente della nefasta dal punto di vista teologico dottrina della concreazione simultanea di Dio e degli intellegibili. Scoto Eriugena negava persino la possibilità della visione beatifica, opera della Grazia Soprannaturale(5).

L’ autorità ecclesiastica condannò altresì la dottrina di Davide di Dinant (1160-1217), autore del ” De divisionibus”, opera oggi andata perduta e conosciuta soprattutto attraverso le analisi dli Alberto Magno, San Tommaso d’ Aquino, Nicola Cusano. Tutti gli enti sono ripartibili in tre categorie, enti materiali, spirituali e sostanze separate e i loro principi trascedentali sono rispettivamente la materia (hyle), lo spirito (nous), Dio ( eus). Egli aveva in senso panteistico identificato Dio ( Deus), la materia( hyle), e lo spirito (nous), come abbiamo appreso dal Commento alle Sentenze di San Tommaso d’ Aquino(In II Sent.XVII, I,1). Dio, la materia e lo spirito sarebbero dunque per Davide di Dinant una medesima entità. 

Egli desumerebbe l’ identità tra Dio e la materia dalla possibilità dell’ intelletto di appercepirli contemporaneamente. Infatti l’ intelletto apprende astraendo la forma dal sensibile, ma dal momento che ne’ Dio ne’ la materia (potenza pura) possiedono orma l’unica possibilità della loro prensione è l’ ipotesi di un’ appercezione simultanea, ergo di una loro identità ontologica trascedentale(!!). Questa dottrina è contraria sia alla Fede che alla retta ragione.

Mentre nel XII secolo l’influenza avicenniana sulle dottrine agostiniane aveva originato il cosidetto” Agostinismo Avicennizzante”, nel XIII secolo si diffuse invece tramite Sigieri di Brabante e Giovanni de Jandun l” Averroismo Latino”.La notevole influenza esercitata dalla filosofia araba in Occidente comportò che essa entrasse inevitabilmente in conflitto con la filosofia cristiana e la “scuola francescana” che professava l’agostinismo, in pratica il vessillo di battaglia impugnato dal vescovo Tempier nel 1270 e poi ancora nel 1277, si trovò impegnata su due fronti: la lotta contro l’ averroismo e contro il naturalismo aristotelico.Intanto, agli inizi de XIII secolo era nata l’ Università di Parigi tramite un accordo tra Filippo Augusto e Innocenzo III (preceduta da quella di Bologna, specializzata nello studio del diritto e seguita da quella di Oxford che coniugava il tradizionalismo teologico di matrice agostiniana con studi scientifici all’ avanguardia, segnatamente nel campo dell’ ottica). “Università” non era allora intesa necessariamente come un edificio, ma ad esempio nel caso di Parigi, come un’ associazione di maestri e scolari provenienti dalle scuole cattedrali per studiare insieme tematiche filosofiche, cui veniva dato impulso tramite le “Quaestiones disputatae” e le “Quaestiones quodlbetales”.

A mobilitare le autorità ecclesiastiche ben prima dei due editti di Stefano Tempier avevano contribuito indubbiamente due aspetti.– una metodologia più ” empirista” adattata da molti dottori delle arti liberali nell’ affrontare i problemi filosofici( senza identificare naturalmente questo”empirismo primordiale”, che si accentuera’ nei secoli successivi, ma che già era sufficiente a inquietare un Roberto di Courcon o un Etienne Tempier, con l’ accezione che esso assumerà in età moderna). Molti maestri delle arti liberali rivendicavano il diritto di studiare le problematiche filosofiche in piena autonomia da preoccupazioni di natura teologica.Questo “spirito empirista”, paradigmatico dell’avvento di una nuova temperie, esplose presso l’ Università di Oxford, rappresentato dagli studi di “Prospettiva” di Ruggero Bacone, per quanto le autorità ecclesiastiche tendessero a non interferire nelle attività dell’ Università inglese e concentrassero maggiormente i propri controlli e divieti in quel di Parigi e di Tolosa.

  • a concorrere al clima di controversie che generarono l’ editto del 1277 fu anche una certa rivalità tra i dottori in teologia (titolo per il quale si richiedeva il superamento di tre” baccalaureati”, biblico, sentenziario e formato e che si poteva esercitare secondo lo statuto di Roberto si Courcon del 1215 solo a 34 anni di età) e maestri delle arti, un aspetto certamente rilevante, a condizione di non considerarlo la causa esclusiva dell’ editto.

Per quanto riguarda l’ esercizio delle arti liberali, Gilson testimonia un certo declino degli studi di diritto, in particolar modo del diritto romano ché le autorità ecclesiastiche tendevano a scoraggiarne lo studio in quanto si trattava di una materia” pagana”. Nuovo impulso riceve la retorica e la dialettica, al punto che un certo numero di maestri delle arti liberali ” si dedicavano esclusivamente a questa scienza e si rifiutavano di varcarne il confine per arrivare fino alla teologia”.Peraltro, una volta scoperti i libri di Aristotele, ora la dialettica aveva un’ ampia materia cui applicarsi, a differenza che all’ epoca di Abelardo, quando questa scienza si riduceva a un complesso di regole formali per le quali mancava una vera e propria materia. 

Una serie di provvedimenti ecclesiastici prepararono dunque il terreno a quello di Tempier.Esso fu già preannunciato fin dal 1210, allorche’ il concilio provinciale di Parigi presieduto da Pietro di Corbeil, allora arcivescovo di Sens, proibì l’ insegnamento delle dottrine naturaliste aristoteliche e mise al bando l’ insegnamento della ” Metafisica”, della ” Fisica”, di tutti i libri di scienza naturale. Fu consentito invero l’ insegnamento dell'” Organon”. Nel 1215 Roberto di Courcon Interdisse l’ insegnamento delle dottrine di Aristotele, Almarico di Bene, Davide di Dinant e Maurizio di Spagna(6). Dopo il rinnovo delle proibizioni proclamato da Gregorio IX qualche anno dopo, Innocenzo IV avrebbe inasprito le sanzioni nel 1245, dato che le opere aristoteliche continuavano a diffondersi e a essere studiate con entusiasmo dai maestri delle arti liberali, estendendo anche all’ Università di Tolosa il divieto di insegnare dottrine aristoteliche.Urbano IV rinnovo’ l’ interdetto nel 1263. Dal punto di vista di Innocenzo III o Gregorio IX, l’ Università di Parigi non poteva essere che il più potente mezzo di azione di cui la Chiesa disponeva per diffondere la verità religiosa nel mondo intero”(Gilson).

Dal naturalismo aristotelico derivavano una fonte inestinguibile di errori che potevano avvelenare la Cristianità. Gli ordini Mendicanti furono insediati da Gregorio IX presso l’ Università di Parigi affinché si facessero custodi della verità Cristiana, la cui apologia doveva costituire il fine di qualsiasi speculazione.

La prigioniera catturata al nemico, alla quale un israelita si unisce dopo averle rasato i capelli e tagliato le unghie, non deve dominarlo, ma servirlo come una schiava. Lo stesso accade per la verità teologica che, dominando viriomente tutte le altre scienze, esercita la sua autorità su di esse come lo spirito la esercita sulla carne per dirigerla sulla retta via ed impedirle di errare”( Gregorio IX).

Si tratta di uno stralcio dell’ allocuzione inviata dal pontefice ai maestri di teologia nel 1228. Allora essi venivano invitati da Gregorio IX non solo a non cadere nella vanagloria con la speculazione filosofica, a non ostentare la propria sapienza, ma altresì a occuparsi il meno possibile di filosofia e in ogni di caso di trattare la speculazione filosofica, come mezzo per l’ apologia della Verità del Magistero depositata negli scritti dei Santi Padri.È importante aver sottolineato lo zelo polemico del cardinale Ugolino verso la filosofia intesa come occupazione onnipervasiva perché alcune proposizioni condannate nel 1277 avevano appunto come oggetto la vanagloria dei “philosophi”.

Rispetto all’ editto del 1270, quello sancito sette anni dopo confermò la condanna delle tesi dell’ “averroismo latino”(eternita’ del mondo, affermazione dell’ unico intelletto possibile, materiale e corruttibile, emancipazione della ratio philosofica rispetto alla teologia), di Almarico, di Bene e di Davide Dinant, ma estese la condanna a 219 proposizioni , su alcune delle quali si sarebbe potuto chiudere un occhio, dal momento che non erano espressamente antitetiche al magistero ecclesiastico.A essere chiamati in causa furono anche Egidio Romano e San Tommaso d’ Aquino, ma gli storici della filosofia medievale tengono a precisare scrupolosamente che successivamente il magistero avrebbe revocato l’ interdetto verso le tesi tomiste(7). Durante la temperie degli editti di Tempier, il tomismo dunque non era considerato la cristiana “philosophia perennis”, ma semplicemente una delle possibili sintesi tra cristianesimo e filosofia pagana.

La filosofia custode e depositaria del magistero ecclesiastico era ” l’ agostinismo” di San Banaventura, Enrico di Gand, Giovanni Peckam, Robert Kilwardby. La visione agostiniana era anche sostenuta dai dottori dell’ Università di Oxford, come Ruggero Bacone e Roberto Grossatesta che seppero genialmente produrre una sintesi tra agostinismo teologico e studi scientifici all’ avanguardia nel campo dell’ ottica( basandosi sopratutto sulle scoperte e sui guadagni del filosofo arabo Al Hazen).

I dottori di Oxford non corsero dunque il rischio di sostenere in filosofia tesi naturaliste e questo fu il motivo per cui non furono chiamati in causa dall’ editto del 1277.La condanna dell’ “averroismo latino” non era che l’ apripipista verso la più ampia condanna della fisica e della filosofia naturale aristotelica. Tempier e i suoi consiglieri diffidavano verso qualsiasi sintesi tra cristianesimo e aristotelismo, il solo fatto che la filosofia cristiana (tomismo compreso) elaborasse la filosofia della natura dello Stagirita avrebbe comportato l’impossibilità di oltrepassare un residuo di paganesimo.

Con la condanna delle proposizioni attribuite a San Tommaso( poi revocata successivamente) non si intendeva di certo colpire l’ avversario dell’ averroismo, ma eventualmente il pensatore il quale volendo utilizzare quanto più era possibile il pensiero aristotelico poteva avere fatto dei passi incauti nel campo avversari”(8).

Enrico di Gand(1217-1293) poté riscattarsi del fatto che la sua opera filosofica non fosse stata granché divulgata(9) grazie alla notevole autorità ricoperta come consigliere di Tempier, avendo avuto peraltro notevole voce in capitolo presso il vescovo di Parigi al fine della condanna non solo dell’ averroismo, del naturalismo, ma altresi di alcune tesi tomiste e di quelle del suo avversario Egidio Romano.

Non apprezzo’ la concezione del Dottore Angelico” che considerò inficiata di naturalismo e intellettualismo(10). In particolare, la tomista dottrina dell’ anima unica forma sostanziale e atto del corpo non dava ragione della peculiarità dell’ anima umana stessa, aperta all’ influenza degli intellegibili, rispetto alle forme dei bruti. Ad essa contrappose la dottrina di un’ anima intellettiva come sostanza indipendente dalla materia corporea accanto alla forma sostanzialw del corpo. Troppo prigioniera del naturalismo dovette apparire a Enrico di Gand anche la dottrina tomista dell” abstrahatio universalis”; consentendo essa all’ intelletto la prensione del ” concetto universale”(“uomo”), ma non già dell’ essenza intellegibile( platonicamente considerata “più vera” dell’ individuo) per la cui prensione si richiede un procedimento logico deduttivo a partire dalla nozione di ” essere”, dunque senza l’ ausilio dell’ esperienza sensibile.(11).

Enrico di Gand diffidava insomma del considerevole “margine di autonomia” che l’ Aquinate avrebbe conferito all’ esperienza naturale, alla “ratio philosophica” e all'” intelletto” rispetto al ruolo e alla causazione divina nelle questioni gnoseologiche e ontologiche ( il ruolo dell'”illuminazione divina” dell’ intelletto, motivo genuinamente agostiniano, rimane nella ” Summa theologica” sostanzialmente sullo sfondo, mentre esso e’ preponderante nella visione dei dottori della ” Scuola Francescana”).

Con rispettosa riserva critica verso San Tommaso, Enrico di Gand, Giovanni Peckam e Roberto Kilvardby rivendicano di essere loro ad aver realizzato l’ accordo tra Rivelazione e ” ratio philosophica” e Tempier sarebbe stato dalla loro parte. Cadde in disgrazia presso il vescovo di Parigi Stefano Tempier anche Egidio Romano (1247-1295) (12) ,da molti storici del pensiero medievale considerato un allievo tout court di San Tommaso d’ Aquino, mentre in realtà seguì un proprio percorso (concordava con l’ Aquinate sulla distinzione reale tra “essenza” ed ” esistenza” e sull’ unicità della forma sostanziale nell’ individuo, ma nella sua opera sopravvivevano alcune dottrine agosiniane).

Notevole rivalità vi fu tra lui ed Enrico di Gand contro il quale scrisse il ” Liber contra gradus et pluralitatem formarum” (difendendo, come San Tommaso, l’unicità dell’ anima umana come atto del corpo e polemizzando contro la dottrina della pluralità delle forme, sostenuta invece da Enrico di Gand e generalmente dagli autori della ” Scuola Francescana”).

Dopo aver rifiutato di ritrattatare il suo scritto, fu costretto ad abbandonare Parigi ove poté farvi ritorno soltanto nel 1285.

L’ argomento ” filosofia”, come già si è evinto, doveva essere centrale nell’ editto del 1277. Non si deve credere che esso intendesse interdire la speculazione filosofica in quanto tale; se mai vi fosse stato presso quella seduta un partito tanto radicale contro la scienza filosofica, esso costituì senza dubbio la minoranza.La granparte dei consiglieri di Tempier condannava l’ esercizio della filosofia inteso come vanagloriosa ostentazione della propria sapienza, in conformità all’insegnamento di San Paolo secondo cui assomiglia a un cembalo sfiatato colui che possedesse tutta la sapienza del mondo ma fosse privo del dono della Carità. E naturalmente, si condannava la pretesa di autosufficienza della “ratio philosophica”, la rinunzia ad essere supportata dalle verità di Fede, dalla Rivelazione, il fatto di considerare bastevoli i guadagni dei pagani, inficiati di errori.

L’editto era così fedele anche all’ insegnamento di Giovanni de la Rochelle, successore di Alessandro Hales alla cattedra francescana di teologia dell’ Università i Parigi,che era tanto lungi dal dispregio della scienza filosofica da lamentare il fatto che “molti sotto l’ influenza di Satana ostacolassero gli studi filosofici e non volevano che i cristiani fossero colti”( Gilson). E altresì era fedele al magistero di San Bonaventura secondo cui  ” claritas scientiae pholosophicae est magna secundum opinionem hominum mondialum, parva tamen in comparatione ad claritatem scientiae christianae” e “multi philosophi, dum se voluerunt dividere a tenebris erroris, magnis erroribus se immiscuerunt, dicentes enim se esse sapientes, stulti facti sunt, superbientes de sua scientia, luciferani facti”.(13).

Tra le proposizioni indice di vanagloria, vacua saccenza, invero massima stoltezza condannata dall’ editto del 1277 figuravano le seguenti:” Quod non est excellentior status, quam vacare philosophiae”(prop.40), ” Quod sapientes mundi sunt philosophi tantum”( prop.154). Altre proposizioni interdette erano indice di un razionalismo filosofico radicale, che espungeva completamente il lume della fede dal terreno della filosofia, talvolta non aveva scrupolo a ridurre a ” mitologia” (“fabula) la scienza teologica,  atteggiamento di dispregio verso la teologia, più radicale persino dello stesso averroismo, che invece ammetterà una doppia verità, una di natura razionale e l’ altra teologica. Questo razionalismo radicale era un’ impostazione rara durante il XIII secolo, ma blasfema e preoccupante .ln merito ad esso, l’ editto del 1277 condannò proposizioni di questo genere:” Quod nihil est credendum, nisi per se notum vel ex per se notis possit declarari”( prop.37) ” Quod lex christiana impedit addiscere”(prop.175). La riduzione della scienza entro l’ orizzonte delle proposizioni evidenti per se ( “nota per se”) o per dimostrazione(” nota per aliud”) è contro il magistero e altresì contro la sana ragione: nell’ ambito delle entità immateriali e degli argomenti teologici la ratio philosophica , lasciata a se stessa, non può andare lontano e occorre postulare” credo, ut intellegam”.

In ultima analisi, lo spirito che animo’ l’ editto del 1277, Tempier e i suoi consiglieri, fu il medesimo che permeava la concezione di San Bonaventura nelle ” Collationes”; a più riprese, egli aveva denunciato la pericolosa influenza sull’ universo cristiano esercitata dall’averroismo e dalla cosmologia araba permeata di necessitarismo metafisico , nondimeno il ” Doctor Seraphicus” aveva infine accusato l’ aristotelismo stesso di aver preparato il terreno all’ averroismo: in particolare, per quanto riguarda la negazione del libero arbitrio, l’ affermazione del determinismo degli atti umani, per cui ogni azione deriverebbe necessariamente dall’ essenza o natura. Giulio Bonafede , con ogni probabilità, ha enfatizzato l’ antiaristotelismo del “Doctor Seraphicus”, mentre Gilson non ha mancato di sottolineare che egli non andò esente da una dose di influenza aristotelica in un periodo in cui le dottrine aristoteliche circolavano in maniera considerevole non solo presso i dottori delle arti liberali, ma anche presso i dottori di teologia . Ma questa influenza dell’ aristotelismo su San Bonaventura cessava laddove cominciava il dominio dlla scienza morale, perché egli non poteva in alcun modo accettare il determinismo dello Stagirita(14).In ogni caso, la scienza naturale aristotelica avrebbe condotto senz’ altro alle aberrazioni dell’ averroismo, qualora fosse venuto meno il paziente lavoro di vaglio critico e  di epurazione dei testi dagli errori, vivamente raccomandato a dottori delle arti liberali e a teologi da papa Gregorio IX.

L’ editto nella condanna dell’ averroismo denunziava i tre errori già stigmatizzati dal ” Dottor Seraphicus”: “contra causam essendi”, ” contra rationem intelligendi”, ” contra ordinem vivendi”(15). ” Contra causam essendi” è la tesi dell’ eternità del mondo.Tra le proposizioni condannate in riferimento alla tesi dell’ esistenza del mondo ” ex aeterno”, menziono almeno le seguenti:”quod primum non potest aliud a se producere, quia omnis differentia quae est inter agens et factum, est per materiam”(prop.55); “quod ab uno agente non potest esse multitudo effectuum”(prop.44). Contro la tesi avicenniana dell’ eternità del mondo, il magistero e la retta ragione insegnano che Dio, Essere Necessario e Causa Immanente, può altresi essere causalità transitiva, ovvero produrre effetti al di fuori di sé; inoltre gli enti creati preesistono come intellegibili nella Mente Divina nella modalità di futuri effetti contingenti, prodotto cioè di Libera Volontà, e non già nella modalità di futuri effetti necessari.La tesi dell’ eternità del mondo si involve in aporie irresolubili. In particolare,” non potrebbe esistere simultaneamente un’ infinità di oggetti o di individui; ora se il mondo fosse eterno, vi sarebbe un’ infinità di uomini, e quindi vi sarebbe attualmente anche un’ infinità di anime immortali, il che è contradditorio”(Gilson).

Correlate alla prop.44 condannata, ve ne erano altre due:”quod Deus non cognoscit alia a se”(prop.3) e “quod Prima causa non posset pluros mundos facere”; consapevole della condanna del vescovo di Parigi a questa seconda proposizione, Richardus de Mediavilla (1249-1308), teologo dell’ Ordine Francescano, difenderà apertamente la tesi della possibilità della Creazione Divina di una pluralità di universi, essendo nelle facoltà del Creatore di imprimere un moto di traslazione all’ ultimo Cielo, tradizionalmente considerato fisso(15). “Contra rationem intelligendi” la tesi del necessitarismo arabo secondo cui”tutto avviene secondo necessità”, sia nella declinazione per cui la volontà umana sarebbe necessariamente determinata dall’ oggetto estrinseco all’ azione, sia in quella per cui di necessità soggiacerebbe all’ influenza astrale(” quod voluntas nostra subiacet potestati corporum coelestium”, prop.162). ” Contra ordinem vivendi” infine la nefasta tesi averroista dell’ unità dell’ intelletto possibile, corruttibile e separato. In questa tesi, che annichilisce strictu senso l’ individualita’ della Persona umana, la Personalità e il libero arbitrio si riassumono le due precedenti posizioni eretiche. L’ averroista tesi secondo cui l’ intelletto avrebbe una relazione puramente estrinseca rispetto all’ individuo, alla stregua di quella che intercorre tra il comandante e la sua nave, produceva il duplice effetto dell’ annichilamento della vita intellettiva e della scienza morale.

Se molti studiosi contemporanei della filosofia medievale hanno denunziato nelle condanne formulate dall’ editto del 1277 un eccessivo zelo, ciò è avvenuto perché essi inevitabilmente hanno operato e giudicato l’ editto stesso nel proprio orizzonte, ovvero quello di una già avvenuta emancipazione della ragione filosofica rispetto alla teologia; si può concedere che alcune tesi potessero essere risparmiate dalla condanna, essendo in quel caso sfumato il confine tra ortodossia ed eterodossia.

Ma in ogni caso- come concordano il Bonafede e il Gilson l’ editto del 1277 va storicizzato e compreso nel proprio tempo; Tempier, Enrico di Gand e i consiglieri che parteciparono a quella seduta intesero infine arginare, prendendo posizione contro il naturalismo, il necessitarismo e un razionalismo filosofico incipiente, contro le dottrine dell’ averroismo, del naturalismo aristotelico, di Boezio di Dacia, Maurizio di Spagna,etc una direttrice che altrimenti avrebbe portato a una secolarizzazione della ” ratio philosophica”, al misconoscimento della tradizionale visione della filosofia come” ancilla theologiae” .Le condanne del 1277 furono altresì il prodotto della consapevolezza del riemergere di un conflitto, per lungo tempo sedato, tra la vita cristiana alimentata dal Sacrificio sulla Croce e una vita pagana, “uscita dalle tenebre”, declinatasi negli errori del naturalismo o del razionalismo filosofico.

Dobbiamo prendere infine atto che l’ editto di Tempier del 1277 è caratterizzato da asistematicità e mancanza di organicità; non solo vi figurano ripetizioni, dispersioni, deficienza di classificazione sulla base di un tema unitario; gli studiosi si sono trovati spesso in difficoltà nel valutare il bersaglio della condanna; non è stato sempre agevole decifrare se la condanna fosse” ad hominem” oppure riguardasse un’ intera corrente filosofica, anche perché le singole proposizioni condannate non recano quasi mai il nome del filosofo.Il criterio migliore per ricostruire un orizzonte di fondo (che comunque ,secondo il Bonafede, è innegabile, nonostante il carattere del documento) (16) rimane, a mio avviso, fare riferimento ai tre temi focalizzati da San Bonaventura,” contra causam essendi”, ” contra rationem intelligendi”, “contra ordinem vivendi” cui di volta in volta ricondurre le singole proposizioni condannate.Cari amici di Radio Spada e della C.A.P, buona lettura!

Note (1)Etienne Tempier fu teologo agostiniano e vescovo cancelliere dell’ E’cole cathe’drale di Parigi dal 1268 al 1279.A una prima condanna nel 1270 di 13 proposizioni, mirata a combattere segnatamente il naturalismo aristotelico e l’ averroismo, ne fece seguire una seconda il 7 marzo 1277 con la quale l’ Interdetto fu esteso a 219 proposizioni, non solo di matrice aristotelica e averroista ma riconducibili anche ad Avicenna, Boezio di Dacia, Maurizio di Spagna, etc. Alcune proposizioni condannate furono attribuite a San Tommaso d’ Aquino, altre a Egidio Romano; ad es,quella relativa all’ unicità della forma sostanziale nell’ individuo sostenuta sia dall’ Aquinate, che da Egidio Romano, ma avversata dalla “Scuola Francescana”, da Giovanni Peckham, Enrico di Gand, Roberto Grossatesta, Pietro Olivi, San Bonaventura, i quali sostenevano la pluralità delle forme sostanziali nel composto.

(2) c.f.r Giulio Bonafede, “La condanna di Stefano Tempier e la ” Dichiarazione di Raimondo Lullo” in “Studia Lulliana”, 4(1)21-44, p.1La lista delle proposizioni condannate nel 1270 fu pubblicata nell’ opera di P. Mandonnet” Siger de Brabant”, Lovanio, vol.I, 1911 ma altresì edita da Denifle in ” Chartolarium Universitatis Parisiensis”, vol.I, pp.486-487.Invece nel vol II della stessa opera di P. Mandonnet( appendice,pp.175-191) venne pubblicata la lista delle 219 proposizioni condannate nel 1277.Nel suo contributo a “Studia Lulliana”, il Bonafede, a differenza di F.van Steemberghem, tende ad accentuare l’ opposizione di San Bonaventura ad Aristotele.

(3)c.f.r E.Gilson, “Storia della filosofia medievale dalle origini patristiche alla fine del XIV secolo”, Sansoni,Mi, 2004 ,p.431

(4) c.f.r E.Gilson,ibidem,p.438La prop.” Deus est omnia” non è eretica se intesa nel senso dell’ ” esse causale”,in quanto l'” esse divino”è partecipato dagli enti creati;nondimeno,essa e’ eretica se intesa in senso ontologico,ovvero nel senso di un’ identità tout court tra ente finito e Assoluto Divino.

(5)Alberico delle Tre Fontane fece comunque un tentativo di difendere le dottrine originarie di Scoto Eriugena, dichiarando che esse non erano eretiche in se stesse, ma lo divennero una volta manovrate dai Catari e dai ValdesiC.f.r E.Gilson,Storia della filosofia medievale,cit., p.439

(6) Circolava alla fine del XII secolo un trattato anonimo di un autore con ogni probabilità cristiano,ispirato al ” Liber de Causis”( che fu tradotto da Gerardo da Cremona),al” Fons Vitae” di Ibn Gebirol, a Proclo,ma soprattutto caratterizzato dall’ influenza di Avicenna per quanto riguarda l’ identita’ tra ” Dio” e ” necessario”, tra ” ente creato” e ” possibile”, ma anche per quanto riguarda l’ identificazione dell’ intelletto agente con la fonte degli intellegibili per la mente umana.Un’ opera molto probabilmente ascrivibile al cosidetto” agostinismo avicennizzante”.In quanto cristiano, l’ autore non poteva ammettere un’ intelligenza separata intermedia tra Dio e il mondo e quindi pensò bene di identificare l’ intelletto agente stesso con Dio,non incorrendo dunque nella condanna di Tempier del 1277 C.f.r Gilson,” Storia della filosofia medievale,cit.,p.442

(7) Giulio Bonafede,”La condanna di Stefano Tempier”, cit.,p.23
(8) ibidem
(9) Soltanto nell’ ultima fase dell’ attività filosofica cominciò a divulgarsi la fama di Enrico di Gand,anche per l’ autorità preponderante ricoperta in occasione dell’ editto di Tempier, presso cui aveva notevole ascendente.Nel XVI secolo inoltre l’ ordine dei Serviti assumerà come ufficiale la sua dottrina. Impegnandosi altresì a tradurre le sue opere e a divulgarle.
C.f.r Gilson,” Storia della filosofia medievale, cit., p.490

(10) sull’ argomento si confronti Gilson,” Storia della filosofia medievale”, cit., p.495″ Venuto da tutta un’ altra direzione dottrinale,egli ( Enrico di Gand)non ha potuto comprendere il significato profondo della dottrina tomista e non vi ha visto,di conseguenza,che una pericolosa invasione della teologia da parte della filosofia dei pagani e degli infedeli”.

(11) ibidem, p.493 Enrico di Gand sosteneva dunque una visione ontologica che accordava maggior realta’ agli universali intellegibili rispetto a San Tommaso.l’ essenza ideale ha un proprio essere irriducibile agli enti sensibili.

(12) l’opera di Aegidius Romanus meriterebbe piu’ ampia riflessione; per esigenze di sintesi,ricordo in linea generale che fu entrato nell’ Ordine degli Eremitani di Sant’ Agostino nel 1260,con ogni probabilita’ seguì le lezioni si San Tommaso tra il 1269 e il 1272, fu baccelliere e sentenziario nel 1276, occupò per sei anni la cattedra degli Agostiniani dopo il ritorno a Parigi dal 1285 al 1291.

(13) infatti,la filosofia separata è un atto di orgoglio che consiste nell'” errore pelagiano”,l’ autosufficienza accordata alla natura umana

(14) c.f.r Gilson,” Storia della filosofia medievale,cit.,p.505 il determinismo morale ha peraltro la nefanda consegunza di negare l’ opera della Grazia sopranaturale e ello Spirito Santo, la cui invocazione è necessaria dopo la ferita del “peccato originale”

(15) c.f.r San Bonaventura,” Collectio de donis”,coll.IV, n.12,3; coll.VIII, n.16-19;” In Haexameron”,coll.IV,n.1(16) c.f.r Giulio Bonafede,” La condanna di Tempier, cit.,p.27

Sintesi della 684° conferenza di formazione militante a cura della Comunità Antagonista Padana dell’Università Cattolica del Sacro Cuore in Milano, non tenuta in seguito alla parziale chiusura dell’Ateneo a causa di Coronavirus, preparata il venerdì santo (15 aprile 2022) e postata nella domenica in Albis (24 aprile 2022) Relatore: Silvio Andreucci (testo raccolto a cura di Piergiorgio Seveso). La conferenza numero 685 è stata una puntata speciale de “L’alabarda” dedicata all’opera poetica di Alessio Toniolo. La conferenza numero 686 è in preparazione.

Seguite Radio Spada su: