“Allora raccolsero delle pietre per scagliarle contro di lui, ma Gesù si nascose ed uscì dal tempio”
(dal Vangelo della Domenica di Passione)

Punto I – Avendo Gesù Cristo risuscitato Lazaro, ed essendosi divolgata la fama del miracolo, ch’è stato l’ultimo da Lui operato, ed il più strepitoso, riservato fin allora a posta per i suoi altissimi fini, si erano molti Giudei convertiti, riconoscendolo vero Figlio d’Iddio; ma essendo anche andati certuni a riferire alli Farisei il credito, che si facea perciò Gesù Cristo; subito questi si uniscono nella casa di Caifa co’ primati della Sinagoga a fare contro di lui la congiura. Hanno cercato altre volte di ucciderlo: ma ora son per venire a deliberata risoluzione.

Riflessione – Non può negarsi, né occultarsi la verità del miracolo, e ciò che a questi empi dovrebb’essere motivo di più ammirare, e venerar Gesù Cristo, è loro occasione di più inasprirsi, e infuriarsi per l’odio implacabile, che contro esso nutriscono. Oh a qual termine arriva una malnata passione! Un punto è questo, sopra del quale devo sovente riflettere nel meditare la Passione di Gesù Cristo. Chi fu la cagione di questa nel Giudizio del Mondo? Una cieca passione in que’ capi dell’Ebraismo. Chi fu la cagione della medesima nel Giudizio d’Iddio? Li miei peccati: ed onde nasce ogni mio peccato, se non che dalle mie interne passioni, e massimamente da quella, che predomina in me tutti gli affetti del cuore?

Colloquio – A leggere le Vite de’ Santi, si trova, che tutti sono divenuti Santi per aver atteso a mortificare le loro passioni: ma di queste istesse passioni, delle quali i Santi si sono serviti per farsi Santi, quante volte me ne sono io servito peggio che li Giudei, per congiurare contro di Voi, o mio Dio? Voi mi avete date le naturali passioni, affinché io mi prevalga di esse ad esercitarmi nella virtù: ed io di esse ne fo un fomento, ed istromento del vizio. Nel mio cuore, come nella Sala di Caifa, io chiamo di quando in quando queste mie passioni a consulta, e non si risolve alla fine, che di macchinare contra di Voi offese mortali. Ah che rimedio, o che ripiego saravvi per me? Non v’ha che Voi, che possa in questo aiutarmi, o mio Dio: e perciò umilmente vi supplico di concedermi questa Grazia, ch’io mi approfitti della Passione di Gesù Cristo a moderare talmente le mie passioni, che stiano sempre soggette alla ragione, e alla Fede, in obbedienza a’ Vostri Comandamenti. Sono molte, e son gravi le mie languidezze, per le mie molte inclinazioni viziose: ma la Vostra Sapienza, la Vostra Misericordia, la Vostra Grazia è assai più potente ad aiutarmi, e confortarmi nel Bene, di quello ch’io sia a precipitarmi nel male. Io temo in me più di tutto la mia superbia, poiché questa non è da me conosciuta; ma deh contra di questa, che è la radice di tutti i vizi, datemi lume, e forza Voi, che siete il Maestro dell’umiltà, e il Direttore degli umili.

Pratica – Per questo appunto, che non conosco la mia Superbia, devo applicarmi ad investigarla coll’esaminare, quali sieno in me li pensieri, li desideri, le intenzioni, le parole, e le opere istesse, che stimo più virtuose.

Punto II – La passione predominante, che muove i Sacerdoti, ed i Farisei ad imperversare contro di Gesù Cristo, è l’invidia. Essi vedono, che la Gente ammira i di Lui miracoli, e gli corre dietro: ingelositi perciò di poter essi perdere la stima e l’affetto de’ popoli, e le pingui entrate, ch’indi raccolgono, per mera invidia sostenuta dalla cupidigia, e dall’ambizione, concordemente risolvono di riparare i loro pregiudizi, col togliere dal Mondo il più sant’Uomo del Mondo.

Riflessione – Gran male, che fa l’Invidia a rovina delle Anime, e di tutto il mondo! Né tampoco le persone spirituali ne vanno esenti; e per quanto di essa si parli, non però vi si pone rimedio. Essa è tenuta comunemente per poco male: quindi è, che non è temuta, e non è quasi né anche avvertita; e nulladimeno da essa deriva insensibilmente la nostra eterna rovina. Esaminiamo noi stessi ne’ segreti ritiri della Coscienza; e forse che vi troveremo nascosta questa iniqua passione, che a guisa di lenta febbre c’intisichisce, e consuma. Ardentemente io desidero in certi incontri, che nel mio stato s’abbia della stima per me; e se talora avviene, che qualcuno o uguale, o forse anche inferiore a me sia più stimato, più onorato, più amato di me, ne ho io dentro di me dispiacere, o rincrescimento? In sostanza d’ogni bene, qualunque sia, che ha il mio Prossimo, ne godo io coll’averne caro, come se l’avessi io stesso? La carità così esige, e mi obbliga: ed ogni movimento del cuore, che si oppone a questa carità, è un vero atto d’invidia. Il che essendo così, come stiamo noi, Anima mia, avanti gli occhi d’Iddio?

Colloquio – Io temo, o mio Dio, della pravità del mio cuore: spesse volte dell’altrui bene mi attristo: e mi adulo bensì, quasi che la mia tristezza sia un effetto del zelo; ma chi m’assicura, non sia un atto d’invidia tanto più fina, quanto più ricoperta? Voi vedete, o Signore, la mia viziosa passione co’ luminosi vostri occhi, che penetrano i profondi abissi del cuore: e pur io non ne fo caso, e non me ne accuso, né m’applico punto a reprimerla. La mia cieca invidia mi accieca; ed oh infelice ch’io sono! Potrei esser Santo coll’esercizio della Carità a rallegrarmi dell’altrui bene, e voglio più tosto coll’invidia dell’altrui bene, rammaricarmi, e precipitarmi ad imitazione de’ scellerati Giudei. Mio Dio, che m’insegnate nella Vostra Santa Scrittura, essere l’invidia un vizio proprio del Diavolo, che odia, e perseguita l’uomo a sola cagione del bene, che Voi fate all’uomo, concedetemi il Vostro aiuto per conoscere, ed abborrire sempre più questo pessimo vizio.

Pratica – Rifletterò sopra l’invidia negli esami miei cotidiani; e trovandomi colpevole, me ne pentirò, ed accuserò, e proporrò di stare attento nelle occasioni, e resistere alli primi suoi movimenti.

Fonte: Pensieri ed affetti sopra la Passione di Gesù Cristo per ogni giorno dell’anno, ricavati dalla Divina Scrittura e dai Santi Padri per opera di Fr. Gaetano Maria da Bergamo cappuccino (Venezia 1811). Dalla pagina Facebook Christus Vincit.



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