Punto III – In questa Assemblea de’ Pontefici, e Farisei s’apportano contro di Gesù Cristo, come capi d’accusa, li suoi miracoli, e si dice: Che facciamo noi a più tollerare quest’Uomo operatore di meraviglie superiori ad ogni umana virtù? Si rammemorano i ciechi illuminati, gl’infermi risanati, i morti risuscitati, e tanti altri noti prodigi a benefizio del pubblico: e da tutto ciò, che dovea obbligarli a tenere Gesù Cristo per il Messia predetto già da’ Profeti, ne inferiscono, che dunque bisogna farlo morire.

Riflessione – S’udì mai, che per giustiziare qualcheduno si facesse il processo delle sue opere buone? Così con Gesù Cristo si fa, giudicato Reo per i suoi evidenti miracoli. S’osservi la cecità di costoro. Desideravano, e pregavano, che venisse il Messia: e venuto ch’Egli è con tutti i segni a farsi conoscere, lo rifiutano, e trattano con frenetica furia di levarlo dal Mondo. Ecco un’immagine di quello, che pratico anch’io. Desidero, e prego di avere l’Umiltà, la Carità, la Pazienza, e le Virtù per me necessarie alla mia eterna Salute: e quando Iddio mi fa la grazia, mandandomi le occasioni, le ispirazioni, e gli aiuti, per attualmente esser umile, caritativo, paziente etc., io che fo? Rifiuto quell’occasione, resisto all’inspirazione, e disprezzo il Divino aiuto, simile in tutto a que’ reprobi, che alla celeste beneficenza sono ingrati, e ribelli. Volevano i Giudei un Messia, che venisse a salvarli, senza pregiudicare né a’ loro mondani interessi, né a’ loro profani appetiti: e così anch’io vorrei ciò che mi fa di bisogno a salvarmi, ma senza annegare le mie concupiscenze, e le inclinazioni viziose.

Colloquio – Che ne dite di me, o mio Dio? Non ho io del Giudeo nelle mie chimeriche idee di volere un Salvatore, che mi salvi a mio modo? e mi conceda le Virtù, senza ch’io abbandoni i miei Vizi; e mi dia il Regno de’ Cieli senza farmi violenza a distaccarmi da me stesso, e dal Mondo? Dio mio, fate che sieno da me conosciute le Vostre Misericordie, e le Vostre Grazie; e sia anche da me conosciuta la mia malizia, che è pienamente a Voi nota. Io non desidero di conoscerla, che per deporla, ed emendarla co’ pratici sforzi a dispetto delle mie sensuali difficoltà, e ripugnanze. Siete Voi, o Signore, che mi prevenite, e mi eccitate a farvi questa preghiera: ed abbandonerete Voi chi viene così a pregarvi col Beneplacito Vostro nel Vostro Nome? Quest’è, di che umilissimamente vi prego, che delle Grazie, e de’ Mezzi, che Voi mi date a salvarmi, io non me ne abusi a dannarmi. È impossibile, che io mi salvi in una maniera differente da quella, che mi è stata insegnata dal Salvatore; e questa è, ch’io abbraccio con soda risoluzione di seguire il mio Signor Gesù Cristo nelle sue dottrine, e ne’ suoi esempi. O Gesù da’ Giudei riprovato, siate da me sempre amato, adorato, imitato.

Pratica – Non potrò scusarmi nel Tribunale Divino di non avere praticata la Virtù, per essermi mancata la Grazia. Reo mi farà la mia Accidia; e come pigro, e infedele sarò giudicato degno degli eterni supplizi. 

Punto IV – Ciò che s’adduce da’ Sacerdoti contra di Gesù Cristo, egli è, perché se Esso si lascia vivere, tutti in Lui crederanno, e verranno poscia i Romani a devastar la Nazione. Ma nel mentre che dagli uni e dagli altri si vanno esagerando le cose, s’alza il Primate de’ Politici Caifa, e con un rimprovero a tutti, che sieno ciarloni ignoranti, conchiude essere questo il principale motivo di fare morir Gesù Cristo, perché è espediente al pubblico Bene, che muoia. Non s’ha da badare, dic’Egli, né all’Innocenza, né alla Giustizia, né alla Legge: ma s’ha da fare quello che più ci comple, e ci torna conto: e non ha appena ciò detto, che s’arrendono tutti al di lui parere, e cogli speciosi pretesti di zelo si stabilisce la fatale congiura.

Riflessione – Si rifletta, come a deliberare in questa Causa di Gesù Cristo si pone da banda la Coscienza, da banda il Timor d’Iddio: e non s’ha l’occhio, che a’ soli interessi, e riguardi umani. Se avessero costoro indagata la Verità, assaissimo lor compliva il credere nel venuto Messia: ma per l’Amore, che hanno alla Vanità, lo ripudiano, e contro alla di Lui Persona cospirano: e quindi n’è loro poi derivata la perdita de’ Beni temporali ed eterni. E non è il medesimo, che fo appunto ancor io? Qualor mi domina qualche passione, mi pare sempre di avere in tutto ragione; ed ogni probabilità non più che apparente, è per me convincente, se è favorevole al genio. Ogni volta ancora che pecco, io cerco quello che comple a’ miei sensuali appetiti, e stimando essermi più avvantaggioso, ora un puntiglietto, ora un diletto, ora un meschino interesse, colle mie passioni propriamente congiuro alla morte dell’Umanato Figlio d’Iddio. Io amo troppo me stesso nell’amare troppo le comodità, e soddisfazioni della temporale mia vita; essendo il mio amor proprio, che m’incanta, e mi accieca, e mi cagiona tutto il mio male, qual miseria, che dovunque vado, ho sempre meco il maggiore de’ miei nemici, che è l’amor di me stesso!

Colloquio – Ma dove ho io il giudizio? dove la Fede, o mio Dio, a stimare che sia per me più espediente un vano piacere, che la Vostra santissima Grazia, e la mia eterna Salute? Che può giovarmi ogni terrena consolazione, ove sia con Vostra offesa, e con detrimento dell’Anima mia? È egli spediente per me, gioire di qua a momenti, e soggiacere di là ad eterni tormenti? Datemi uno Spirito retto, e cauto, e forte, o mio Dio, per dirigermi sempre con questa gran Verità, ch’io non posso trovare il meglio, ed espediente per me, che in Voi solo, mio Sommo Bene, e mio tutto nel tempo, e nell’Eternità.

Pratica – Rifletterò a quali cose io abbia qualche genio, o avversione; essendo facile, che in queste con una falsa opinione io m’inganni. Dio giudicherà le Teologie, ch’io mi formo a mio modo. 

Punto V – Quel Concilio de’ Capi della Sinagoga era un Conventicolo di malignità contro la vita del Supremo Signore, e Salvatore del Mondo, come avea predetto il Profeta: nulladimeno in esso non si determinò cosa alcuna, che non fosse prima decretata nel Cielo. Disse Caifa, esser espediente, che muoia un Uomo per la salute del Popolo: e questo medesimo appunto era stato stabilito dai Decreti eterni di Dio: imperocché essendo stati per Divina Sentenza tutti i Figliuoli di Adamo condannati alla morte, non v’era altro mezzo a liberarli, e salvarli, se non che morisse un Uomo Dio per loro. Così disse Caifa con intenzioni perverse: ma la di lui malizia servì agli alti disegni della Divina Sapienza, e non si eseguì se non quello, che nell’Eternità era già stato conchiuso.

Riflessione – Rifletti, Anima mia, come a Gesù tutto è noto, e ciò che si tratta nel mondo contro di Lui, e ciò che si era stabilito nel Cielo; ed oh con che sommissione egli profondamente si umilia ad adorare la Giustizia d’Iddio nell’Ingiustizia degli uomini, esercitando il suo Cuore negli atti delle più sublimi Virtù! Segnalato esempio per me nell’obbligazione, che ho d’imitarlo. Sovente io mi corruccio, e mi lamento, e m’indispettisco, perché o di me si parla, o mi pare che mi si faccia torto: e quando una qualche avversità mi succede, io mi attristo, e mi turbo. Onde questo? Non da altro, che dal mio vivere spensierato, non ricordandomi d’alzare gli occhi a considerare, che il tutto avviene per una giusta e segreta disposizione d’Iddio.

Colloquio – Dio mio, Dominatore della Virtù, imprimetemi fortemente nell’Anima questa Verità della Fede, che è d’adorarsi la Vostra Giustizia, e la Vostra Misericordia in tutto ciò che è disposto da Voi. Ora propongo di umiliarmi alla Vostra Onnipotenza, e sottomettermi in tutto. Così devo, e così voglio fare: e temo solamente mi sia per mancar la costanza a mantenere ciò che propongo. Conosco la mia instabilità per una infinità di esperienze: ma deh! soccorretemi Voi colla forza de’ Vostri aiuti. Nelle cose, che mi avveniranno, o disgustose al Genio, o travagliose al senso, fate che io le riconosca da Voi, affinché le riceva con umiltà, e riverenza. Fatemi credere, che sono ordinate dalla Vostra Misericordia, affinché le sopporti con virtuosa pazienza: e fatemi anche sempre sperare in Voi, quand’anche ne’ travagli abbia a lasciarvi la vita.

Pratica – Ad imitazione di Gesù Cristo caverò bene dal male, e amerò chi mi odia, pregherò per chiunque mi offende, e benedirò il Signore nelle occasioni d’impazientarmi. 

Fonte: Pensieri ed affetti sopra la Passione di Gesù Cristo per ogni giorno dell’anno, ricavati dalla Divina Scrittura e dai Santi Padri per opera di Fr. Gaetano Maria da Bergamo cappuccino (Venezia 1811). Dalla pagina Facebook Christus Vincit.



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